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In tre anni 7 impieghi: tirocinante o a nero

In tre anni 7 impieghi: tirocinante o a nero

MASSA. In tre anni sette lavori. Dopo l’università la vita di Rosa ha accelerato freneticamente, mentre la sua carriera rimaneva ferma. Non perché non lavorasse, anzi. A metterli in fila, i suoi...

MASSA. In tre anni sette lavori. Dopo l’università la vita di Rosa ha accelerato freneticamente, mentre la sua carriera rimaneva ferma. Non perché non lavorasse, anzi. A metterli in fila, i suoi lavori, fanno uno scioglilingua: addetta all’ufficio esteri in un’azienda, cameriera, barista, barista notturna, bidella, addetta alla comunicazione. Dai 26 ai 30 in un acceleratore di particelle mentre il suo grado, nonostante l’esperienza, non si è mai schiodato dal piano zero: tirocinante. Rosa indossa la prima “uniforme”dopo l’università. Un colloquio, tirocinante addetta all’Ufficio esteri in un’azienda a Massa, casa sua. Laurea triennale in scienze politiche e magistrale in studi internazionali sono serviti a qualcosa», si dice. Invece iniziano 9 mesi d’inferno. I primi giorni è un’invisibile: 9 o 10 ore al giorno, lavoro effettivo, persino una mail nominale ma niente paga. Non è lavoro in nero. Per quello non c’è il contratto, ma la paga sì. Qui nulla. E così va avanti per cinque dei nove mesi totali. E la promessa, sempre rimandata, di un tirocinio “Giovanisì”.

Dopo 4 mesi lo firma e di fronte al Centro dell’impiego finge di non conoscere i suoi datori di lavoro. Arriva almeno uno stipendio, per 5 mesi. Ma poi l’azienda lo interrompe, senza motivo. Rosa cambia.

E comincia un turbinio. Cameriera, uno scatto indietro rispetto alle attese di carriera, un punto sul piano dei diritti. C’è un contratto. «Mi pagavano per 4 ore e regolarmente ne facevo il doppio». Poi indossa l’uniforme da barista notturna. Anche qui gli orari saltano regolarmente e il contratto è in nero. E le notti che si danno il cambio con i giorni con la certezza che questa cosa non ha un futuro. «Cominci a stancarti, non puoi pensarti lì dieci anni dopo».

E finalmente un bando Ata, stavolta la divisa è da bidella. Sei mesi, niente di più. Il migliore contratto. «Sapevo già di non rimanere, ero pronta per il prossimo giro». Entra all’Ufficio comunicazione di Coldiretti. Qualifica? Tirocinante. «Sei costretta a riprendere sempre dall’inizio cambiando ogni sei mesi». Il valzer della precarietà è un gioco dell’oca più che un ballo. «Prendevo 500 euro al mese, ma ancora aspetto il resto, funziona così. Lo valutano come rimborso spese. Peccato la gente
ci viva. Ma è stata un’esperienza positiva». Ora aspetta la chiamata per un lavoro all’ufficio urbanistica di Forte dei Marmi. Da tirocinante. «E se mi prendono poi per qualche anno non potrò essere assunta, funziona così». Non ha nemmeno iniziata ed è pronta al prossimo cambio.



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