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«I disoccupati vogliono paga a nero»

«I disoccupati vogliono paga a nero»

La denuncia dell'albergatore furioso
«Non sono solo i padroni disonesti»

LIVORNO Ci sono imprenditori disonesti ma anche imprenditori onesti. Ugualmente ci sono lavoratori onesti e lavoratori disonesti. «Come chi vuole essere pagato a nero per non perdere le indennità di disoccupazione, invalidità, maternità».
NON SIAMO TUTTI SRUTTATORI - Diego Fierro ha 47 anni e da 33 anni lavora nel settore alberghiero. Prima come dipendente: lavapiatti, cameriere, poi in cucina, al bar, alla reception «in stagione 7 giorni su 7, con orario imprecisato: ma a fine estate andavo via con le tasche piene». Ora è un imprenditore. E non accetta il ruolo di sfruttatore. Anche se questo lavoro «ha subito un'evoluzione: sindacati, tour operator che hanno iniziato a svendere le vacanze, operatori del settore improvvisati, stranieri che venivano a lavorare per la metà del compenso e alla fine lo Stato». I fattori che, a suo dire, avrebbero rovinato la piazza.
QUANDO IL LAVORATORE INGANNA - Mentre Il Tirreno racconta decine di casi di lavoratori sfruttati, Fierro chiede di raccontare il punto di vista degli imprenditori attaccati. Ammettendo di essere risentito. Soprattutto dopo che la nostra inchiesta rivela l'esistenza di lavoratori - come la cuoca marocchina di Massa - pagata 3 euro l'ora. Fierro insiste che nel settore alberghiero e della ristorazione ci sono imprenditori onesti e disonesti «ma in entrambi i casi diventa sempre più difficile dover affrontare la legalità, in quanto lo Stato non garantisce né al lavoratore né all'imprenditore i mezzi per poter andare avanti». Fierro dice di parlare per esperienza diretta: «Qualche anno fa avevo una ragazza marocchina in azienda. Ogni giorno piangeva perché con due figli e un marito che non lavorava da anni non riusciva a tirare avanti: quindi mi pregava di farlo lavorare. Alla fine dispiaciuto, le dissi di farlo venire a parlare per vedere se potevo riuscire a piazzarlo da qualche parte.Poche ore dopo averci parlato, si ferma in struttura con la moglie; il pomeriggio lo trovano per terra: lo portano all'ospedale dove dichiara di essersi fatto male mentre lavorava cadendo da 5 metri, sul tetto. Le sue ferite non erano compatibili con la caduta dall'alto, ma ho passato 3 anni di inferno tra controlli, polizia, carabinieri, avvocati per dimostrare la mia innocenza».
CONTROLLI CONTESTATI - Da qui i dubbi di Fierro sull'attendibilità delle lamentele dei lavoratori. Le denunce de Il Tirreno sono verificate: i casi di sfruttamento risultano veri. Malgrado l'esperienza negativa dell'imprenditore. Che si lamenta anche dei controlli alle attività. Mentre - secondo i lavoratori "irregolari" - sono sempre insufficienti. Fierro, invece, sostiene: «I controlli arrivano durante il servizio (quando è possibile verificare se c'è personale a nero, ndr) e poco importa se hai da fare, se hai gente al ricevimento o al ristorante. E tutto viene bloccato. Guai ad avere un un pavimento in cucina scheggiato, guai ad avere una scheda hccp (per il controllo della sicurezza alimentare, ndr) non aggiornata».
I LAVATIVI - Comunque, Fierro ritiene di essere diventato "imprenditore" per potersi «garantire uno stipendio fisso: parlo di avere un'auto di medio livell, valore di nemmeno 14 mila euro, una casa decente per la mia famiglia, per potermi permettere le vacanze 15 giorni l'anno. Al di fuori di questo periodo lavoro in media 7 giorni su 7 per 12 ore e più al giorno, per pagare tasse, bollette, mutuo della casa e mantenere i miei figli. E in pensione se sono fortunato andrò verso gli 80 anni. Parliamo invece di quante persone vengono a chiedermi lavoro, ma non vogliono essere assunti perché percepiscono indennità di disoccupazione, invalidità, maternità; di quanti stranieri vengono a lavorare solo per poi poter prendere la disoccupazione e tornare al loro paese a non fare niente, di tutto quel personale che ti tiene sotto ricatto perché passati i giorni di prova, dove tutti sono bravi e disponibili si trasformano in persone fannullone e che ti ricattano "tanto ormai non mi puoi licenziare" o di quanti sapendo che sei in piena stagione ti ricattano di andarsene e lasciarti nei guai. Ma in tutto questo,lo Stato non ti tutela. Quindi mi dispiace, sono un lavoratore prima di essere imprenditore, ma se voglio premiare un mio dipendente non posso farlo senza che lo Stato gli mangi il 40%». Di frontre a questa situazione - conclude Fierro - sarebbe il caso di chiedersi «come mai le aziende chiudono per aprire all'estero dove le tassazioni sono minori, perché molte piccole aziende sono costrette a ricorrere a mezzi poco legali e chiediamoci anche se forse la signora di 45 anni

seppure assicurata 4 ore al giorno realmente percepisca quello che dichiara o magari il restante non lo prende fuori busta per non essere tassata. Ci sono aziende disoneste come ci sono dipendenti disonesti, ma un dipendente disonesto, almeno che non sia dipendente statale non fa notizia».

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