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Quattro gemelline e presto, chissà, un bel maschietto

Il primo compleanno di Lisa, Anna, Maria e Chiara: «Con loro niente più svaghi. Un altro figlio? Se capitasse...»

PISA. Dieci anni per averne cento come l’ultimo appena trascorso. «È stata una maratona di tentativi falliti, di letti di ospedale sfatti e rifatti, di vicoli ciechi terapeutici, speranze cosmiche, sudore e rabbia partorire questo salotto, ma finalmente eccolo. Anzi eccole», sorride Francesca. Che bello atterrare qui, sui tappeti con i sonagli, i pupazzi e i ciucci, dopo un decollo che sembrava non finire mai. La vita nuova ha invaso tutto, una marea che si è alzata e non è più scesa: la casa non è più la stessa. Il tavolo nero elegante fa da piano d’appoggio, ovunque vestitini, giochi, sdraiette, scorte di pannolini.

Gli hobby, le passioni schiacciate in un armadio, pressate in uno scatolone, gli spazi di intimità strizzati nei «loro» momenti di sonno, per loro corridoi, cucina, divani ormai praterie, foreste vergini. «Magari sì, un po’ è vero, da quando ci sono le bimbe non c’è più stato verso di leggere un libro o vedere un film – dice Senio – Abbiamo tentato con i sottotitoli, ma acciuffano il telecomando, si arrampicano sullo schermo. Una volta suonavo la chitarra, ma non puoi girarti un attimo che…». Non puoi distrarti un secondo e la vita può esplodere di colpo. Anche quando sembra aver esaurito le sue dosi di imprevedibilità, riserva sempre una galleria inesplorata. E poi un big bang. Il concetto di famiglia non è mai un concetto familiare finché non diventa vero, concreto, in carne ossa, pannolini, pappe e rigurgiti. «Voglio un bagno tutto mio», disse Senio il 15 luglio di un anno fa fuori dalla sala parto nella maternità di Pisa intuendo una coabitazione ingombrante. Poi la moglie e super mamma gli ha ricordato che le femmine di solito stravedono per il babbo e la rivendicazione si è stemperata nell’orgoglio.

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Lisa, Anna, Maria, Chiara. Quattro luci sbucate da una grotta di paure, gemelline uguali e diverse. «Sono eterozigote». Una castana occhi scuri, l’altra bionda occhi azzurri, un’altra magrolina e spigliata, un’altra robusta e timidona. «Pochi giorni fa le ho portate al mare. Ho capito che noi possiamo fare da guida, ma poi saranno loro a dirti dove vogliono andare. Chiara sembrava disinteressata, Lisa divertitissima, Anna curiosa e un po’ intimorita, Maria fremeva. Come se dicesse, babbo cosa aspettiamo a tuffarci». Al Santa Chiara un parto quadri gemellare non lo vedevano dal 2011. «È passato un anno, siamo salvi, ancora tutti interi». Francesca Martelli e Senio Calvetti, una mamma e un babbo da record. Non magari in assoluto, ma una di quelle famiglie in cui ognuno di noi per un istante prova ad immedesimarsi e l’istante successivo a scacciare via la fantasticheria, a scrollarsi di dosso la vertigine. Lei, 44 anni, un’informatica del Cnr, lui 41enne dipendente all’Acli. Uno stipendio da ricercatrice precaria, un altro da impiegato, un mutuo per questa casa a Visignano, campagna di Cascina. La vita, che prima correva su un binario dritta e fluida, da un anno è ogni giorno sulle montagne russe.

«Ma è bella così - dice Francesca - senza le bimbe mi sarei sentita menomata. Ne abbiamo provate tante, poi siamo andati in Grecia, e dopo due mesi dalla fecondazione assistita sul monitor sono sbucati quattro nocciolini, uno in più del previsto, ma mica vuoi metterti a sottilizzare».

Un manuale di sopravvivenza non esiste, «educare è un viaggio al buio, si va a braccio e funziona», dice Senio, nato nello stesso giorno delle figlie. Ieri a casa è stata grande festa, poi trasloco a Tirrenia. «Sono l’uomo più felice del mondo», ha postato su Facebook un anno fa. «Lo sono ancora». Certo, prima che arrivasse la «banda» di cui è leader indiscussa Lisa, mamma e babbo si sono informati, hanno letto, cercato una bussola. «Sapevamo che i bambini spesso si risvegliano di notte a causa di piccole crisi di abbandono, agognano il nido genitoriale». E Francesca e Senio, seppure abbiano già deciso che la matrimoniale andrà ceduta all’esuberanza delle piccole, per quest’anno le hanno fatte dormire in due lettini, «ogni volta coppie diverse, e forse è per questo che in un anno abbiamo passato insonni solo tre o quattro notti. No - ride Francesca - non guardarci così, è vero...».

La rotazione è una specie di bussola educativa: si va in coppie sempre diverse nei box con il tappeto elastico e le reti, o il sabato dalla nonna. «Due rimangono sempre con noi. In fondo, con la domenica, è uno dei giorni in cui ci siamo entrambi». Il calendario e la scansione della giornata finora hanno seguito una ferrea tabella di marcia: «La mattina con le bimbe sto io, il pomeriggio prima la tata Senia e poi il babbo». Ma fra poco i Calvetti rivoluzioneranno le loro giornate. «Torno al Cnr a tempo pieno, ma ci siamo attrezzati». Voucher per la baby sitter, bonus bebè, assegni familiari, sconti dalle case produttrici di latte in polvere, Francesca e Senio sono diventati segugi, fiutano qualsiasi agevolazione passino Inps, governo, privati. «Al nido? Beh, è già qui... Magari fra un paio d’anni».

E la vostra intimità? «Facile, basta aspettare che dormano». Le vostre passioni? Una goccia di sudore sulla guancia di Senio, tentenna,Anna su una spalla, Lisa sull’altra. Entrambi tifosi del Pisa, hanno i colori nerazzurri tatuati sulle vene. «Fino a un anno fa fissi in curva. Ci siamo accontentati di un paio di volte in tribuna e di vedere Gattuso e ragazzi in tv». Moltiplicarsi è anche un po’ annientarsi, «ma generare è amare», dice Francesca. «Per questo non giudico, ma mi sono trovata in ospedale e mentre io ero in tempesta, ho fatto fatica a tollerare chi a fianco mollava la cima. Ma non giudico chi sceglie l’aborto». Che importa, Eccole, quattro isole bellissime. L’arcipelago finisce qui? «Sì», tuona Senio. Francesca, timidamente: «Non lo cercheremo, ma se capitasse». Ancora? «Ecco, in effetti un bel maschietto». Perché il concetto di famiglia può diventare familiare.
 

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