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Incendi in Toscana, c'è chi appicca per "piacere" e chi per vendetta

Acciuffarli è difficilissimo: in Maremma sono 4 anni che viene data la caccia a un piromane, senza risultati significativi

LIVORNO. Le fiamme divorano la pineta, a un passo dalla spiaggetta. Divampano formando palloni roventi nell’aria. I vigili del fuoco le inseguono senza sosta mentre l’elicottero riversa il suo ventre d’acqua sugli alberi impazziti. Il piromane è lì, a qualche centinaia di metri. Mentre scruta la scena dal mare. Dopo aver acceso la miccia, nel cuore dell’area verde alle spalle dei lidi frequentati dai turisti, è scappato per andare a prendere la sua barca. E dare gas fino al largo, dal suo osservatorio irrazionale. Ma la sua presenza, dopo svariati episodi, viene notata. E il piromane viene colto in flagranza dalla Forestale. Siamo a Imperia, qualche anno fa. «Lui era di Mentone, in Francia – racconta Gianfranco Micillo, oggi dirigente dell’Antincendio dei vigili del fuoco della Toscana – Passava il confine per colpire. Fece parecchi danni, ma grazie a una segnalazione riuscimmo a coglierlo sul fatto».

Caccia ai piromani, l'esperto della Forestale: "Agiscono per piacere e fanno da spettatori" Federico Parri della Forestale dell'Elba traccia il quadro delle tipologie di incendi più frequenti. "Molti i roghi vengono appiccati da incendiari, coloro che lo fanno per minacce o vendetta". I casi avvenuti sull'isola legati a dispetti tra cacciatori e come ci si difende dal fenomeno (Video intervista di Lara Loreti)


BRUCIARE PER PATOLOGIA

Il piromane è così, agisce in modo incrollabile, come spiegano gli esperti, e il francese della frontiera ne è l’esempio. «A volte i maniaci del fuoco sono spinti da pulsioni irrefrenabili che provocano loro eccitazione, anche sessuale», spiega Marco Pezzotta, capo dei carabinieri forestali dell’Arcipelago. Acciuffarli è difficilissimo: in Maremma sono 4 anni che viene data la caccia a un piromane, senza risultati significativi. E quest’anno nel giro di pochi giorni nel Grossetano sono stati distrutti 155 ettari di vegetazione, macchia mediterranea e alberi, che impiegheranno decenni a ricrescere. Stiamo parlando di gente esperta che prima di colpire studia la situazione: il meteo, i venti, la zona, il tipo di innesco. Nell’indagine, la prima cosa da fare, è capire il punto di origine, cosa fondamentale per gli accertamenti successivi. Ed è compito della prima squadra di carabinieri forestali o vigili del fuoco che arriva sul posto individuare da dove è partito l’innesco, senza alterare la scena del crimine. Un indizio può emergere dalla forma che prende l’incendio, tenendo presente che di solito il fuoco si muove disegnando una V. Circoscritta la zona in pochi metri quadrati, vengono cercati eventuali inneschi. «Se si ha fortuna, si riesce ad arrivare prima che il congegno si distrugga del tutto col fuoco, e ci vogliono pochi minuti – spiega Micillo – Se si passa sopra con l’acqua è la fine, ogni prova sparisce».

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IL FUOCO DELLA VENDETTA

Ma i piromani non sono gli unici ad appiccare il fuoco nei boschi. Un’altra categoria, altrettanto pericolosa, ma che agisce con un obiettivo preciso, è quella degli incendiari. Vendetta, minacce, intimidazioni, messaggi in codice ai rivali o alle istituzioni. Spesso con lo scopo di scuotere, in senso negativo, il mondo della caccia, come è accaduto nel passato all’Elba e non solo. C’è da dire che per legge se si dà fuoco a 5mila metri quadri di vegetazione, in quel punto per 5 anni non si può cacciare. E non è infrequente che qualcuno ben informato faccia bruciare qualche migliaio di metri quadri, mantenendosi sotto la soglia, proprio per dare un segnale, ma senza rischiare che la caccia sia interdetta. In questi casi siamo di fronte a persone che agiscono in modo molto preciso, calcolando “al centimetro” ogni sfumatura. Studiando, ad esempio, con attenzione direzione e intensità del vento in modo da limitare i danni. Perché il loro scopo non è distruggere la flora o fare del male alla gente a caso, ma mettere paura a un rivale, provocare un disagio, anche materiale, a una data persona o marcare un certo territorio. Ma sono stati arrestati incendiari e/o piromani in Toscana negli ultimi tempi? Risponde Micillo: «Negli anni 2012-2015, il Corpo Forestale dello Stato ha arrestato 4 incendiari seriali (due in provincia di Arezzo, uno in quella di Lucca e un altro nel Pisano). A questi va aggiunto l’arresto di un giovane che nel 2005, con ripetuti incendi, ha destato grande allarme sull’isola d’Elba».

Quando gli incendi causano vittime: la storia "Quella volta che mi buttai nel bosco infuocato per salvare una donna". La testimonianza di Federico Parri, memoria storica dell'Elba e brigadiere capo della Forestale, intervenuto 14 anni fa nell'icendio avvenuto sull'isola, poco distante dall'aeroporto La Pila, in cui perse la vita una turista di Trento. "Il fumo era densissimo, non si vedeva a distanza di un palmo. Urlavo per farmi sentire da lei, ma nessuna risposta. Mi sentivo di svenire, ho avuto paura di non farcela. Poco dopo lei fu trovata morta accanto al suo cane". La turista era corsa nel bosco nel tentativo disperato di salvare l'animale scappato dalle fiamme causate da un abbruciamento. Oggi su quella collina la vegetazione non è ancora ricresciuta: ecco le immagini. (Video di Lara Loreti)


PICCOLO INCENDIO, DANNI ENORMI

Quelle frasche, accanto alla vigna, nel giardino della casa di campagna, accanto ai campi di grano o alle rimesse di fieno. Danno noia, non si vede l’ora di eliminarle, ma attenzione: mai dar loro fuoco quando vige un divieto specifico di abbruciamento, come quello in corso ora (dal 10 giugno). Basta un colpo di vento: la vegetazione assetata prende fuoco in un baleno e le fiamme divampano a ritmi devastanti. Sono i roghi più temuti, quelli che derivano dal piccolo incendio di vegetazione da parte di un contadino o dell’abitante di una casa rurale. Ci sono state vittime: il rischio è altissimo per la propria incolumità e per quella degli altri, oltre che per l’ambiente. Senza contare i costi.

«I danni al bosco vanno valutati dopo un certo tempo dall’evento e in ogni caso variano a seconda del tipo di piante presenti, dell’età dei popolamenti vegetali, del valore del legname e così via – dice Micillo - A questo va aggiunto il rilievo ambientale del bosco. Quanto al valore economico delle operazioni di spegnimento, va detto che un vigile del fuoco costa 30 euro l’ora, compresi i mezzi; un elicottero sta tra i 2500 ed i 3000 euro l’ora mentre un Canadair circa 4500 euro l’ora».

I rischi degli abbruciamenti incauti dei contadini: questi roghi sono vietati Nell'agosto 2016 a Chiessi, sull'isola d'Elba, 55 ettari di vegetazione hanno preso fuoco sulla collina che lambisce il golfo e le case della bellissima località turistica. Il rogo è stato appiccato da un anziano contadino, poi individuato e denunciato dalla Procura, che voleva bruciare delle frasche. Ma il suo gesto incauto ha rischiato di provocare un disastro. La Forestale ricorda che questo tipo di abbrucciamenti, particolarmente pericolosi, è vietato per tutta l'estate (10 giugno-31 agosto). Enormi i danni all'ambiente: basta guardare la vegetazione ancora arsa che forma una grande chiazza marrone nel verde della collina. Il brigadiere capo della Forestale Federico Parri spiega la situazione e ricorda il caso di un arresto fatto negli anni passati nei confronti di un piromane colto in flagranza sull'isola d'Elba. (Video di Lara Loreti)

 

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