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Siccità in Toscana, l'autorità idrica: "Apriremo nuovi pozzi, ma i sindaci devono emanare precisi divieti"

Il direttore dell’Autorità idrica toscana ai sindaci: «Apriremo 29 nuovi pozzi d’acqua potabile, ma i cittadini devono aiutarci»

LIVORNO. «Sarà un’estate difficile, ma noi ce la metteremo tutta per ridurre i disagi. In tutta la Toscana, entro l’estate, apriremo 29 nuovi pozzi d’acqua potabile e fra pochi giorni, insieme alla Regione, istituiremo una speciale cabina di regia per coordinare tutti gli interventi. Chiedo aiuto ai toscani, come ai turisti. Con l’acqua dei loro pozzi non innaffino i campi, non lavino l’auto: così facendo potrebbero prosciugare le falde, le stesse che servono per i bisogni primari».

Le vacanze estive si annunciano complicate. Alessandro Mazzei – il direttore dell’Autorità idrica toscana – non ne fa mistero. Come potrebbe farlo, d’altronde, dopo che il presidente Enrico Rossi ha appena dichiarato lo stato di emergenza. Impossibile. Così l’Authority – che rappresenta tutti i comuni del Granducato e programma il servizio idrico regionale – da qualche settimana è passata all’azione. Con interventi il cui costo non è stato ancora stabilito. Perché l’emergenza incombe: basti pensare che alla foce dell’Arno, a Crespina e a Montecristo non piove in modo serio da oltre tre mesi. E regna la siccità.

EMERGENZA IN LUNIGIANA

La zona della Toscana che preoccupa di più, però, è la Lunigiana. Nel territorio apuano – secondo Mazzei – scavare nuovi pozzi è inutile. E infatti, nelle previsioni, non ve ne son altri. L’unica alternativa è mandare le autobotti, perché le sorgenti ormai si stanno prosciugando. «I disagi ci sono stati anche l’anno scorso – spiega il direttore dell’Ait – e in alcune zone, come a Fosdinovo, siamo subito intervenuti. Ma non basta: Gaia manderà delle autobotti per riempire i serbatoi, poi dovrà ridurre le perdite lungo i tubi e allentare la pressione almeno nelle ore notturne». L’emergenza riguarda anche l’Elba, dove a luglio e agosto l’utenza aumenta in modo esponenziale. «Apriremo quattro nuovi pozzi, almeno tre a Marina di Campo – prosegue Mazzei – ma potrebbe non bastare. Nei due mesi più affollati occorre razionalizzare l’offerta».

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STOP AI CAMPI INNAFFIATI

Con la siccità i consumi devono diminuire per tutti. Anche per chi non è collegato all’acquedotto. «Chiedo ai sindaci – sottolinea Mazzei – è di emettere al più presto un’ordinanza che vieti l’uso dell’acqua dei pozzi, sì anche quella dei pozzi, per lavare l’auto o innaffiare campi e giardini. I pozzi, anche se sono privati, pescano dalle nostre stesse falde. Togliendo l’acqua a tutta la popolazione». Volterra, ad esempio, lo ha già fatto. Macchine più sporche, quindi, per non rimanere a secco.

IDROELETTRICO FERMO

Nella prima decade di giugno, solo in Lucchesia, la pioggia è diminuita del 64%. Lo rende noto Coldiretti. Non è un caso che nella Valle del Serchio – come a Cutigliano, sull’Abetone – gli impianti idroelettrici di proprietà privata siano fermi. I corsi d’acqua, prosciugati o quasi, non consentono più di produrre energia. I più grandi, come l’Enel, invece si salvano.

ANIMALI A SECCO

La siccità potrebbe creare problemi di approvvigionamento anche agli animali, che hanno sempre più sete. Giovanni Cannas – allevatore e titolare della Fattoria Lischeto di Volterra – se le cose non migliorano dovrà usare un’autobotte. «Per raccogliere l’acqua piovana ho un deposito da 100.000 litri – spiega l’imprenditore, proprietario anche di un agriturismo – ma potrebbe non bastare. Fra l’altro, il prossimo inverno, l’erba che abbiamo tagliato a primavera di cui si ciberanno gli animali sarà insufficiente. Useremo i cereali, spendendo di più, perché la loro produzione, per lo stesso motivo, ultimamente scarseggia».

PRODOTTI ALIMENTARI PIÙ CARI

La siccità inciderà anche sulle tasche dei consumatori. Olio, vino e prodotti legati alla pastorizia potrebbero subire presto dei rincari. «Per produrre di meno si spende sempre di più – conclude Cannas – quindi saremo costretti a puntare maggiormente sulla qualità, aumentando i prezzi. Del resto, solo nell’olivicoltura, la produzione è calata del 40%. E per scavare i pozzi idrici servono soldi e una programmazione lunga anni: ora noi non possiamo farla».



 

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