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Marcello Lippi: Volevo fare il cardiochirurgo

Marcello Lippi: "Volevo fare il cardiochirurgo"

L'ex allenatore della Nazionale si racconta: «Poi il calcio mi ha rapito. Il socialismo mi affascinava, come l’esistenza di Dio» la parola

L’uomo che incontriamo è quello che in una magica notte di luglio ha dipinto di azzurro il cielo sopra Berlino. Perché più delle parate di Buffon, più delle invenzioni di Pirlo, più dei gol di Grosso, l’impresa che nel 2006 ha regalato all’Italia il suo quarto, storico mondiale porta innanzitutto il marchio indelebile di Marcello Lippi, il tecnico toscano capace di trasformare uno scalcinato esercito di giocatori reduci dall’ennesimo scandalo calcistico in una squadra affamata e vincente. Destinata a restare nelle pagine di storia dello sport. E prima ancora tatuata nei cuori di tutti gli italiani.

Oggi che Marcello Lippi da Viareggio ha sessantanove primavere sulle spalle e una collezione di trofei nella sua personalissima bacheca che nessun altro tecnico al mondo può vantare, punta ad un altro, storico traguardo: portare la "sua" Cina nell’Olimpo del calcio che conta. "Il mio futuro al momento è ben delineato. Io ho un contratto con la nazionale cinese fino al gennaio 2019, ovvero fino a quando ci sarà la Coppa d’Asia negli Emirati Arabi. Poi vedremo. Può darsi che sia il mio ultimo impegno professionale oppure che continui con chissà quali altri incarichi. Di certo non tornerò a sedere su una panchina di una squadra italiana perché in Italia quello che dovevo fare l’ho già fatto. Però ho anche già trascorso un inverno davanti alla televisione o a giocare a burraco on line e dopo un po’mi sono stufato. Insomma, è davvero difficile prevedere quello che potrà accadermi dopo il 2019".

Più facile allora guardare al passato. E ai punti fermi di una vita trascorsa sempre e comunque sui campi di calcio. Dapprima come giocatore e poi come tecnico. "La persona che più di ogni altra ha segnato la mia vita professionale è stata sicuramente Fulvio Bernardini. Un grande calciatore prima e un grande tecnico poi. È stato lui a farmi esordire nella Sampdoria quando ero ancora giovanissimo. Diceva che gli ricordavo Franco Janich quando lo allenava nel Bologna. Ma al di là di questo, era una persona di grande cultura che sapeva sempre metterti a tuo agio. All’epoca era uno dei pochi calciatori ad essersi laureato, tanto è vero che lo chiamavamo "il dottore". Ricordo che quando mi allenava nella Samp abitavamo entrambi a Bogliasco ed eravamo vicini di casa. Così capitava spesso di andare insieme a pescare. E parlavamo di tutto, non soltanto di calcio. Mi sono sempre detto che se fossi riuscito a prendere da lui anche soltanto il 5 per cento delle sue doti, sarei stato una persona felice. Nessun dubbio: è stato lui la figura più importante della mia vita professionale..."

Una carriera nata da ragazzino nelle file della Stella Rossa, storica società sportiva di Viareggio. "Ricordo che mia madre conservava gelosamente i ritagli degli articoli che parlavano di me. Soprattutto i primi tempi, quando mi trasferii a Genova. E quando giocai il mio primo Torneo di Viareggio con la maglia della Sampdoria. Poi, con gli anni, gli articoli sono aumentati a tal punto che ci sarebbero voluti degli interi bauli per metterli da parte tutti. E la raccolta si è inevitabilmente interrotta..." E poi, specie da allenatore, i rapporti con i giornalisti sono stati talvolta assai burrascosi. "Io sono una persona che non mi sono mai tirato indietro quando c’è stato da mandare a quel paese qualcuno che non si è comportato correttamente con me. E questo vale nei rapporti con i giornalisti così come con le altre persone con cui mi sono trovato a confrontarmi. Però poi sono anche il tipo che dopo aver litigato con qualcuno va a prenderci insieme un aperitivo e dopo essersi chiariti si torna amici come prima".
Molti gli snodi della vita di Lippi nel mondo del pallone. "Di porte che si sono aperte o chiuse davanti a me e che hanno cambiato il corso delle cose ce ne sono state tante. Ma c’è uno "sliding doors" che non ho ancora mai rivelato -- e che sono in pochissimi a conoscere -- che davvero avrebbe potuto far cambiare la mia vita. Ma è ancora presto per svelarlo. Chissà, magari fra qualche tempo..."

Ese Marcello Lippi non avesse fatto il calciatore? "La mia vita è sempre ruotata intorno ad un campo da calcio. Da ragazzino sognavo di fare il calciatore e ho avuto la fortuna di veder realizzare questa mia aspirazione. Per questo non posso dire di aver mai pensato seriamente ad una carriera diversa da quella del giocatore. Però fin da giovane sono sempre stato affascinato dalle figure dei grandi medici e dei grandi scienziati che riuscivano a fare qualcosa di importante per gli altri. Ecco, forse se non avessi fatto il calciatore avrei voluto essere un cardiochirurgo".

Di certo, però, Marcello Lippi non è mai stato attratto da una discesa in campo in politica. Anche se non ha mai rinnegato le sue idee. "Mio padre era socialista. E io un giorno gli chiesi il perché di questa sua scelta. Lui mi disse di andarmi a leggere sul vocabolario cosa volesse dire essere socialista. Io, naturalmente, lo feci. E l’ideale che si celava dietro a quel modo di immaginare il mondo da allora ha affascinato anche me. Però non ho mai voluto mischiare il mio lavoro con la politica perché certe contaminazioni si sarebbero prestate a strumentalizzazioni che ho sempre ritenuto pericolose. Anche se mi è stato chiesto più volte di impegnarmi in politica. La prima volta me lo chiese il senatore Paolo Barsacchi quando ancora giocavo a calcio. L’ultima, pochi anni fa, quando mi fu proposto di candidarmi a sindaco di Viareggio. Ma ho sempre detto no".

E c’è anche un Lippi religioso che in pochi conoscono. Anche se è una religiosità non etichettabile. "A volte mi capita di pensare a quanto siamo piccoli. La Terra, alla fine, altro non è che un granello

inserito in un universo di cui non riusciamo neppure ad immaginare la fine. È in questi momenti che mi convinco che non può non esistere qualcosa di molto più grande da cui tutto deriva. Se poi si chiama Dio o Allah o chissà con quale altro nome, ha ben poca importanza".
 

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