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Francesco Gabbani, karma apuano: «Giro l’Europa ma la mente è lì»

Francesco Gabbani, karma apuano: «Giro l’Europa ma la mente è lì»

Il cantautore di Carrara parla delle sue origini: «Siamo toscani, ma conserviamo il nostro passato in un dialetto strano. La canzone d’autore? È viva, ma si sta modificando»

Cinquecento anni fa con cinque navi il portoghese Ferdinando Magellano partì alla ricerca di una via per l’Asia che non prevedesse il passaggio dall’Africa. Finirono per essere i primi a circumnavigare il globo, un’avventura piena di fascino e coraggio. E proprio alla memoria dell’esploratore portoghese, morto durante il viaggio, Francesco Gabbani ha intitolato il suo ultimo album. La storia della spedizione ha attraversato cinque secoli ma sarebbe stata dimenticata, se Antonio Pigafetta, attendente di Magellano e reporter del viaggio, non l’avesse trascritta e difesa dalle mira della Corona di Spagna, interessata a cancellare l’epopea di quegli avventurieri. La resistenza delle storie agli attacchi del potere e la loro trasmissione sono la materia de “Il Tirreno” da 140 anni. E, fin dai suoi primi passi, abbiamo provato a raccontare la storia di quell’esploratore della musica che è Gabbani.

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La sua è la carriera di un operaio della musica, ha cominciato dal basso e corso persino il rischio di mollare. Ha qualche bel ricordo del suo primo articolo sul Tirreno?
«I primi articoli li ho ricevuti ai tempi dei Trikobalto, il primo gruppo musicale con cui ho avuto le prime esperienze nel mondo della musica. Devo dire che mi avete sempre sostenuto. Una cosa che ricordo con piacere, riguardante proprio Il Tirreno, è il “Diario da Sanremo” che preparavo quotidianamente durante i giorni della kermesse e che il giornale ospitava nella pagina degli spettacoli».

Quale differenza c’è, in termini di consapevolezza, tra artisti sbocciati e lanciati su youtube, magari arrivati alla popolarità in poco tempo, e chi ha dovuto fare una lunga gavetta?
«Io rispetto tutti quelli che fanno musica, perché la musica è una passione e la si può raggiungere percorrendo molteplici strade, più o meno rapide. Anche nella musica ci sono le autostrade, le tangenziali, le scorciatoie e le mulattiere di montagna. Io mi sono ritrovato a dover affrontare queste ultime, per proseguire il mio cammino verso la vetta, scontrandomi con la fatica, ma anche assaporando la soddisfazione di percorrere un percorso impegnativo. Meno male che amo fare trekking».

Il fatto che gran parte del racconto musicale di questi tempi passi per i social e dinamiche veloci di fruizione, stimolo-risposta-nuovo stimolo, non le fa sentire la mancanza della fanzine, dei vecchi contenitori per appassionati?
«Io sto vivendo a pieno l’attualità dei social e posso dire che c’è maggiore immediatezza e minori filtri. Oggi basta un telefonino e un video può essere immediatamente online, con maggior spontaneità. Non sono un fissato della tecnologia, ma riconosco la sua utilità per permettere di raccontare quasi in tempo reale ciò che si fa. Mi mancano un po’, però, le riviste specifiche, dove gustavi i testi in maniera un po’più romantica».

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Francesco Gabbani con l’inseparabile...
Francesco Gabbani con l’inseparabile alter ego dello scimmione-ballerino sul palco dell’Ariston

È finito al centro di un dibattito sul testo di “Occidentali’s Karma” e ha finito per incontrare Morris, l’etologo della “Scimmia nuda”. Dopo Sanremo quel saggio era il più venduto nelle librerie. Scomparsa la canzone d’autore, esiste ancora per il musicista la capacità di veicolare messaggi che restino nel tempo?
«Io non credo che la canzone d’autore sia scomparsa. Semplicemente si è modificata. Quando un messaggio c’è e si genera quella magia incalcolabile per cui il pubblico lo prende e lo fa suo, allora ecco che quel messaggio può restare nel tempo».

Diciamo allora che la canzone d’autore che sta cercando nuovi mezzi per esprimersi. In una raccolta dei maestri da fare ascoltare a un profano chi metterebbe dentro?
«Senza dubbio dovrebbe contenere alcuni brani di Francesco Guccini e di Franco Battiato, per far capire come l’arte musicale possa essere interpretata anche come poesia».

Il Tirreno compie 140 anni, abbiamo radici profonde. I nostri lettori dell’ottocento magari leggevano il giornale fischiettando l’aria di qualche opera, oggi canticchiando “A-a-a cercasi”. La sua ricerca musicale si è spinta mai fino a quel periodo? Magari un Puccini…
«Innanzitutto, auguri! Nel mio percorso artistico ho ascoltato di tutto e ho provato a farlo anche con l’opera lirica, perché mi ritengo un onnivoro musicale. La mia ricerca creativa però resta più legata ai tempi moderni, in quanto i miei gusti musicali sono più vicini all’elettronica, amalgamata con la melodia e con dei testi che abbiano qualcosa da raccontare».

Cosa significa per lei essere toscano? C’è una differenza tra essere apuani e essere toscani?
«La Toscana è una delle regioni più belle del mondo. In questo periodo sto girando molto l’Europa, per via degli impegni all’Eurovision Song Contest, ma appena posso scappo a casa e quando percorro la Cisa e vedo all’orizzonte le Alpi Apuane, mi si apre il cuore. Sono orgoglioso di essere toscano ed apuano. L’apuano ha avuto influenze liguri ed emiliane, per cui nella mia Carrara abbiamo una parlata più asciutta, rispetto al resto della Toscana, Il nostro dialetto è una vera lingua, con vocaboli talvolta intraducibili, che i toscani non capiscono. Sono probabilmente retaggi del passato, tant’è che i nostri vecchi, quando dovevano recarsi verso Lucca, Pisa o Livorno, dicevano “Oggi dobbiamo andare in Toscana”, quasi come se le zone apuane non ne avessero fatto parte».

Tempo di libri, Gabbani canta "Occidentali's karma" nello stand di Repubblica-Robinson A Milano, al termine dell'incontro "Le interviste possibili", coordinato da Luca Valtorta, il cantante ha accennato il ritornello della canzone vincitrice di Sanremo 2017

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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