Quotidiani locali

Vai alla pagina su Il Tirreno 140 anni
Qui alla Normale serve soprattutto saper ragionare

Qui alla Normale serve soprattutto saper ragionare

Intervista a Vincenzo Barone: "Pisa deve scegliere e diventare il punto di riferimento della Toscana costiera, non può competere con Firenze su tutto"

«Pisa deve diventare punto di riferimento di tutta la Toscana costiera, non può competere con Firenze su tutto, e se Siena non fa network è destinata a scomparire mentre Arezzo deve convogliare in una macro regione con Perugia». È lo scenario toscano che si augura il direttore della Scuola Normale Vincenzo Barone, 65 anni, di origini napoletane, figlio di un doganiere che si è fatto due anni di campo di concentramento.

* * *

Professor Barone, come è avvenuto il suo ingresso in Normale?
«Partecipai al concorso per entrare come studente. Il tutto per colpa di una zia chimica che era molto elitaria e snob. Mi presentai alle selezioni in maniera del tutto naif. Venivo dal liceo classico. Non avevo le nozioni sufficienti di matematica, fisica e chimica. Mi sono seduto tra i banchi e ho sudato freddo quando ho visto che gli altri concorrenti avevano con sé il regolo calcolatore, una sorta di righello di ferro dove si facevano i logaritmi. Io non l’avevo, facevo tutto a mente. Passai l’esame grazie ad un eccellente scritto di chimica».

Quanto bisogna essere “geni” per essere normalistI?
«I compiti degli allievi si conservano alla Normale e Beltram il direttore che mi ha preceduto, quando mi sono insediato me lo ha riconsegnato. Ho sorriso. Mi sono venute in mente alcune domande che mi hanno fatto a cui non saprei rispondere neppure ora come quanti numeri primi ci sono tra uno e mille. Racconto questo aneddoto per far capire che per entrare in Normale non servono nozioni, serve metodo di ragionamento e seguire i corsi di orientamento che quest’anno andremo a fare anche in Puglia».

Lei voleva fare il fisico ma è diventato chimico secondo una necessaria alchimia di adattamento.
«Mi sono dovuto adattare a Trieste dove lavorava mio padre, poi a Napoli, poi a Brescia».

Cosa ricorda di quel periodo? Di quelle città, di quegli ambienti?
«A Napoli ero un settentrionale e mi sfottevano. A Trieste ero un meridionale e semplicemente non mi parlavano. Ero un escluso».

Lei non è considerato una persona “comoda”. È sempre stato contro. Cosa vuol dire essere scomodo oltre a non dedicarsi ai salotti come ci ha detto?
«Ricordo che negli anni della contestazione, il clima politico e sociale era ostile a chi faceva il servizio militare. Io lo feci all’ultimo anno di università e facevo turni ai radar h24. Poi mi davano il giorno successivo libero. Peccato che dovessi fare la tesi. Non ho dormito per un anno intero. Mi sono laureato in divisa».
E contro ha avuto la commissione quando diventò professore associato a Napoli.
«Non ero io il designato. Ma ho vinto».

***

Come è entrato a fare il docente alla Normale?
«Ho saputo tutto per caso. Ho mandato lo stesso curriculum che avevo mandato al Cnr. Sono stato preso grazie a dagli esaminatori esteri. Il Cnr non me l’ha mai perdonato. Ero direttore dell’Ipcf da soli otto mesi. E me ne sono andato».

Barone ha comprato casa nel centro storico. Come vede la sua Pisa? E la Toscana?
«Pisa deve scegliere la sua vocazione e puntare su tre cose: informatica, beni culturali che non siano quelli rinascimentali, ed il settore agro-alimentare associato all’economia blu, del mare. Deve smettere di cercar di competere con Firenze su ogni cosa. Non è più il centro dell’impero... Deve diventare punto di riferimento in quei tre ambiti da Massa Carrara a Grosseto. Così come Siena non è più il fulcro bancario italiano. Si deve abbassare a dialogare con le altre città. Deve fare network o sparirà a breve. La Normale ha succursali a Cortona. È tangibile, è palese che Arezzo deve saldarsi con Perugia».

E Pisa? E il People Mover?
«C’era bisogno di una metropolitana di superficie che collegasse l’aeroporto pisano con la stazione ferroviaria fiorentina. Tutto qui».

Quale rapporto ha con i media ed i social?
«Non leggo i giornali del bar. Li regalo, al bar. Compro Repubblica, Il Tirreno e il Corriere dello Sport. Li leggo al Bar La Borsa assieme a dei vecchi clienti. E poi li lascio. Per tutti. Alla Scuola Normale ho poi tantissimi altri quotidiani. In totale dedico alla lettura dei giornali almeno un’ora. Non mi piacciono i social e non leggo i giornali su internet».

***

Saper comunicare dovrebbe essere come saper far di conto e scrivere?
«La Normale non ha un docente di comunicazione. Rimedieremo. La comunicazione non deve però sostituirsi alla sostanza. Così come l’etica deve viaggiare assieme alla scienza. L’etica non la si sostituisce con leggi e controlli. Si deve educare ai principi etici”.

Che cosa le fa venire in mente il 1877?
«Siamo

alla fine dell’800, il secolo delle grandi macchine, del vapore, delle locomotive. È il secolo della meccanica classica che si basava su certezze inconfutabili. Tutto spazzato via all’inizio del ‘900; arriva la quantistica. La Belle Epoque, è finita».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro