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Battaglie, tempeste e una copertina che non dimenticherò - Sandra Bonsanti

Febbraio 2002: Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica e livornese, visita il quotidiano della sua città

Ancora oggi mi capita in Toscana di sentirmi chiamare: "Direttore!" Mi giro e rivedo un viso amico... Un'informazione onesta, autonoma, utile e piacevole. E un lavoro fatto insieme

Un direttore donna …e nata a Pisa. Arrivai a Livorno sicura che sarebbe stata una convivenza complicata. Partivo svantaggiata e mi chiedevo cosa avrei potuto fare o dire per conquistarmi il rispetto della redazione. Ero imbarazzata come raramente lo sono stata nella mia vita di giornalista.

Decisi di essere me stessa, quella che sono ancora oggi, e cioè che avrei preso molto sul serio la direzione del Tirreno, che avrei spiegato ai giornalisti tutti quanto erano bravi e professionisti e che n ...

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Un direttore donna …e nata a Pisa. Arrivai a Livorno sicura che sarebbe stata una convivenza complicata. Partivo svantaggiata e mi chiedevo cosa avrei potuto fare o dire per conquistarmi il rispetto della redazione. Ero imbarazzata come raramente lo sono stata nella mia vita di giornalista.

Decisi di essere me stessa, quella che sono ancora oggi, e cioè che avrei preso molto sul serio la direzione del Tirreno, che avrei spiegato ai giornalisti tutti quanto erano bravi e professionisti e che non erano certamente inferiori alle grandi firme dei grandi giornali. Poche raccomandazioni, ma una davvero speciale: non credete mai alle fonti ufficiali, non credete ai comunicati stampa. Andate e controllate tutto, specialmente la versione del sindaco o del prefetto, del questore o del procuratore…mettete sotto la vostra lente l’autorità. Magari esagerai un po’, ma dopo una lunga esperienza in fatto di trame e di notizie pilotate volevo che il nostro giornale parlasse di cose vere e importanti per i lettori Dell’Italia migliore, quella che non racconta falsità e che non è sul mercato.
Fu proprio su questo sforzo di genuinità che trovammo una intesa speciale, e fu su di essa che la passione e la professionalità di Claudio Giua e di Nino Sofia segnarono una fase importante del giornale.

Nino: ancora oggi mi sorprendo a dire fra me: devo parlarne a Nino, questo Nino se lo ricorda, Nino saprà come fare…Io sicuramente non avrei potuto dirigere per sette anni Il Tirreno senza di lui. Senza i suoi consigli, la profondità della sua esperienza. Sapeva tutto e sapeva come risolvere tutto. Sapeva come affrontare l’imprevisto dell’ultima ora, come smontare e rifare il giornale. Tutto il giornale. Aveva nello sguardo la calma del giusto…
Erano anni difficili, quelli a cavallo del millennio. I grandi partiti sopravissuti alle inchieste erano in crisi, il nuovo arrivato lasciava intravedere un suo progetto lontano dalla repubblica parlamentare della nostra Costituzione. Il duemila era alle porte, come lo avremmo festeggiato?

Fu allora che cercai di convincere Oliviero Toscani a fare per noi una copertina “storica”, qualcosa che non ci saremmo dimenticati. E a lui venne in mente di fotografare il livornese più vecchio insieme al livornese più giovane. E cosi fu. Il nostro grande vecchio arrivò quella mattina tutto elegante. Andammo insieme al reparto maternità dell’ospedale e lì per prima cosa Oliviero disse al vecchio: spogliati! Quello rimase di sasso, ma come? Chiedeva. “Spogliati, ti dico. . ” E lui protestava: “Ma se mi sono messo il vestito buono. . ”. Poi una infermiera ci portò il bimbo nato da poche ore e Oliviero volle fotografare il vecchio con in mano il piccolo. Ero terrorizzata che lo facesse cadere, così una infermiera si stese sotto il braccio del vecchio ed era pronta ad acchiappare il bambino caso mai…Credo che la foto sia un piccolo capolavoro e che esprima il ciclo della vita, le rughe della vecchia e quelle della vita appena nata, gli anni, i secoli e il millennio che stava arrivando.

C’erano molte cose che avrei voluto fare e che non potei fare. Tanti giornalisti da assumere, alzare i compensi dei collaboratori, dei corrispondenti, più donne in redazione…A Repubblica ero stata a lungo nel comitato di redazione. Ora dovevo fare i conti con i conti e questa parte non mi piaceva affatto. Tutto il resto, sì.
Poi venne l’11 settembre e il mondo di colpo cambiò. Credo di non aver mai sofferto tanto quanto soffrii quella sera a cercare di scrivere qualcosa che avesse senso, qualcosa che cogliesse il significato di un mondo che da allora sarebbe stato (come è stato) più fragile, molto più fragile di prima. Forse avevamo dato per scontata la pace, ma la pace non è mai data una volta per sempre. Lo stavamo imparando guardando crollare le torri, sbriciolarsi, svanire nella nuvola di polvere e fumo.

Quante erano, allora, le redazioni locali? Le andavo a visitare e mi sarebbe piaciuto rimanere a lungo con i colleghi che sapevano tutto, ogni segreto, ogni mistero della loro città. Ancora oggi mi capita in Toscana di sentirmi chiamare: “Direttore! ”…mi giro e rivedo un viso amico. Poi, un giorno mi invitarono a pranzo Carlo Caracciolo e Carlo De Benedetti. Ci incontrammo a Firenze e mi dissero che sarei stata utile a Libertà e Giustizia, l’associazione che avevano fondato mesi prima e che aveva bisogno di qualcuno che conoscesse la società civile…cioè la gente, i cittadini, il territorio. L’esperienza del giornale locale sarebbe servita. Mi chiesero di pensarci, ma non c’era davvero la possibilità di dire: No, grazie, preferisco il giornale.

Un’altra vita. Ma gli anni passati a Livorno, la nostra redazione, i nostri colleghi, tutti, sono un pezzo importante della mia vita, quello in cui ho imparato, da loro, come sia possibile fare informazione onesta, autonoma, utile e piacevole. Come sia possibile lavorare insieme. Come si possa imparare a fare cose mai fatte prima, persino a reggere e tenere chiusi con le mani vetri e persiane di una casa di Antignano, d’inverno, quando si scatenano il vento e il mare…e nella tempesta vola di tutto, anche i frammenti di coralli rimasti impigliati fra gli scogli e che un tempo si raccoglievano sulla costa di Livorno.