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Sparatoria in un campo rom Mamma e figlio in ospedale 

Prato: entrambi si feriscono mentre fuggono. Non rivelano chi abbia fatto fuoco Secondo la Procura può trattarsi di un’intimidazione di natura passionale

PRATO. Tre colpi di pistola sono stati esplosi nel primo pomeriggio di ieri all’interno del campo nomadi di via Manzoni a Iolo e due persone, una donna di 40 anni e il figlio di 20, sono state ferite superficialmente alle gambe. In un primo tempo si è pensato che i due fossero stati raggiunti dai proiettili, ma la circostanza è stata esclusa in ospedale: hanno riportato lievi escoriazioni, probabilmente nel tentativo di sottrarsi all’aggressione, e sono stati dimessi in serata.
L’allarme è scattato alle 15,30 quando è arrivata la prima segnalazione degli spari alla centrale operativa della Questura. Subito le volanti e i poliziotti della squadra mobile, agli ordini del vice questore Francesco Nannucci, si sono diretti verso il campo nomadi alla periferia ovest di Prato, dove hanno trovato due ambulanze della Misericordia che si stavano prendendo cura dei due feriti.
Sono stati gli stessi nomadi sinti a consegnare alla polizia tre bossoli raccolti per terra, ma la collaborazione, secondo quanto riferisce la Questura, si è fermata lì. I due feriti in un primo momento non hanno saputo dare indicazioni utili su chi fosse stato a sparare e soprattutto perché. Stesso discorso per gli altri ospiti del campo nomadi, alcuni infastiditi anche per la presenza dei cronisti all’ingresso del campo. Si è tentato insomma di minimizzare l’accaduto, che è ancora tutto da spiegare.
In serata madre e figlio, dopo essere stati dimessi, sono stati nuovamente ascoltati dalla squadra mobile e non è escluso che abbiano dato qualche indicazione più precisa sull’autore dell’intimidazione (perché è di questo che sembra trattarsi) e sul movente che lo ha spinto a esplodere i colpi di pistola. Chi ha sparato lo ha fatto rivolgendo la pistola verso il terreno, dunque sembra appurato che non volesse ferire madre e figlio, ma solo intimidirli. Di sicuro non era più presente sul posto all’arrivo dei soccorsi.
L’idea che si sono fatti alla squadra mobile e in Procura (le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri) è che possa trattarsi di un fatto di natura passionale o comunque riconducibile al nucleo familiare dei due feriti. La dinamica dell’episodio e l’atteggiamento dei presenti fa pensare proprio questo.
Il campo nomadi di via Manzoni, accanto alla Firenze-Mare, è lì da decenni e finora non ha dato particolari problemi. «Abito qui da 20 anni e ce li ho sempre visti – dice
un residente – In passato vedevamo spesso le pattuglie delle forze dell’ordine qui davanti, ma negli ultimi tempi un po’ meno. Che cosa facciano non lo sappiamo, ma non ci danno particolarmente fastidio». Il caso potrebbe risolversi nel corso delle prossime ore.
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