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Parà malato per l’uranio Il Tar: ora risarcitelo 

Il militare pisano, contagiato nel 2004 nei Balcani, ha sconfitto il tumore Il tribunale stabilisce la somma di 450mila euro, se il ministero non si opporrà

PISA . Dopo 13 anni di battaglie ha ottenuto la sua prima e importante vittoria. Ma i soldi ancora no: quelli chissà quando arriveranno. Un capitano dei parà residente in provincia di Pisa – chiamato dal ministero della Difesa fra il ’96 e il 2002 per svolgere le missioni nei Balcani – dopo aver sconfitto il tumore alla tiroide causato dall’uranio impoverito contenuto nelle munizioni dell’epoca, si è visto riconoscere dal Tar un risarcimento che, grazie alla rivalutazione monetaria, potrebbe superare i 600mila euro.
Andrea – è un nome di fantasia, preferisce rimanere anonimo – durante la Guerra nei Balcani era un ufficiale paracadutista dell’Esercito italiano. Oggi è capitano e nel 2004 gli è stato diagnosticato un carcinoma papillare alla tiroide, a causa del quale è stato sottoposto (per fortuna con esito positivo) a un intervento di tiroidectomia totale. Andrea è guarito, ma negli anni in cui ha servito lo Stato non sapeva di vivere a contatto con la morte, circondato da proiettili ricchi di uranio impoverito.
Così, per ottenere giustizia, nel 2004 ha contattato l’avvocato Carlo Bulleri. Grazie al legale di Cascina, prematuramente scomparso due anni fa, in sede civile si è visto riconoscere circa 450mila di risarcimento. Poi però, la Corte d’Appello di Firenze, in virtù di una decisione della Cassazione datata 2008 ha dichiarato la propria incompetenza in materia, rimandando la contesa alla giustizia amministrativa. E martedì scorso, assistito dall’avvocata pisana Margherita Baldi dello studio legale Bulleri e dal cassazionista fiorentino Mario Pilade Chiti, Andrea si è visto riconfermare dal Tar quel risarcimento deciso anni prima: 27.250 per invalidità temporanea, 321.678 per invalidità permanente e 98.850 di danni per il mancato impiego nelle missioni svolte all’estero dal reggimento di appartenenza. Al totale (quasi 450mila euro) bisogna aggiungerne 4.000 di onorari e qualche centinaio per la rivalutazione monetaria dal 2004 al momento della liquidazione da parte del ministero della Difesa.
Negli ultimi 13 anni, durante le missioni all’estero, a causa dell’uranio impoverito l’Osservatorio militare stima ad oggi 341 soldati italiani morti e oltre 3.700 casi di malattia. Un’emergenza alla quale è seguita una battaglia non ancora conclusa (con sentenze e risarcimenti milionari) portata avanti dall’Osservatorio e dalle famiglie, per dimostrare il nesso causale fra le missioni nei Balcani, i tumori e le troppe morti. «Si parla spesso di “sindrome dei Balcani” – spiega
l’avvocata Margherita Baldi – ma ciò che stupisce di tutta questa vicenda è che non si è mai parlato chiaramente di un nesso causa-effetto. La sentenza mi soddisfa: il merito è del compianto avvocato Carlo Bulleri, una persona speciale che ci manca moltissimo».
Stefano Taglione

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