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Costretta a chiedere elemosina, 22enne salvata dai negozianti

Firenze, arrestati i familiari per riduzione in schiavitù. I soldi che incassava le venivano presi, altrimenti erano botte. Lei ha cercato l'aiuto dei titolari di una paninoteca che poi l'hanno convinta a denunciare i suoi aguzzini

FIRENZE. Picchiata e costretta a chiedere l'elemosina ogni giorno dai propri familiari, è stata salvata da alcuni negozianti che l'hanno aiutata e convinta a rivolgersi a un'associazione e alla polizia. Protagonista della vicenda, avvenuta nel quartiere di Rifredi a Firenze, una ragazza romena di 22 anni. Il compagno, un 21enne romeno al quale è legata in matrimonio con rito rom, il suocero di 38 anni e la nonna del compagno, 60enne, sono stati arrestati su disposizione del gip, con l'accusa di riduzione in schiavitù.

Secondo quanto accertato dagli investigatori della squadra mobile, i tre avrebbero costretto la 22enne a chiedere l'elemosina ogni giorno, nei pressi di un semaforo e la domenica fuori da una chiesa della zona. Il denaro che la giovane riusciva a raccogliere, circa 70 euro al giorno, le veniva sequestrato. In gran parte veniva inviato in Romania per pagare i debiti della famiglia del compagno, contratti col gioco d'azzardo. Se non raccoglieva abbastanza denaro veniva rimproverata e minacciata.

Quando chiedeva di poter tenere per sé parte dei soldi veniva picchiata. Il compagno l'avrebbe colpita più volte, procurandole lividi e ferite al volto e al capo. Sia lui che il suocero la controllavano stazionando nella zona dove chiedeva l'elemosina. Il poco denaro che la 22enne riusciva a tenere per sé era quello che affidava alle due titolari di una paninoteca della zona, le stesse che poi l'hanno convinta a denunciare la sua situazione.

Secondo quanto ricostruito, quando compagno e suocero si accorgevano che la ragazza entrava nel negozio, dove spesso le veniva offerto qualcosa da mangiare, iniziavano a camminare davanti all'ingresso fino a che, impaurita, non tornava a chiedere l'elemosina. Il compagno le aveva dato un telefono cellulare, che lui stesso le tolse, rompendoglielo in testa, quando si accorse che lo usava per chiamare i suoi due figli piccoli, rimasti in Romania. Alla ragazza era impedito di avere contatti sia con loro che con la famiglia di origine.

Lo scorso gennaio la 22enne ha trovato il coraggio di denunciare la sua situazione, approfittando dell'assenza del compagno che si era recato in Romania. L'uomo le aveva detto che sarebbe tornato per portare anche lei nel loro paese di origine,

dove l'avrebbe "rieducata". Dopo aver presentato denuncia la giovane è stata affidata a una struttura protetta. Dopo la sua scomparsa, il compagno e gli altri familiari hanno denunciato la sua sparizione alle forze dell'ordine e si sono presentati più volte nel quartiere per cercarla.

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