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La fatica di essere informati

La fatica di essere informati

L'ennesimo falso (quello sulla sorella della Boldrini) costruito a tavolino per diffondere veleni. I lettori devono imparare a districarsi in mezzo a tanta spazzatura, perché anche la democrazia è a rischio

Un falso costruito a tavolino. Dosi di veleno instillate nel corpo sociale. Disprezzo per l’informazione, quella vera. C’è tutto questo — e molto altro ancora — nella bufala costruita ad arte per danneggiare l’immagine di Laura Boldrini, la presidente della Camera. È stata tirata in ballo la sorella più giovane (prematuramente morta da qualche anno) attribuendole la gestione di centinaia di cooperative per l’assistenza ai migranti con relativi guadagni (a favore della Boldrini jr, ovviamente) sulla pelle e degli stranieri e degli italiani, nonché la condizione di baby-pensionata. Tutto falso. Miseramente falso.

È stata la stessa presidente della Camera a denunciare la campagna ordita da un sito web dall’inquietante testata: “Avanguardia nera”. Ha mezzi e autorevolezza la Boldrini per difendersi e mettere sul chi vive chi si fida troppo facilmente di tutto ciò che inonda l’ambiente social.

C’è spazzatura in giro. Odio gratuito misto a risentimento sociale. I teorici del complotto da tempo ne stanno approfittando per lucrare consenso politico. Spacciano per verità, quelle che — loro dire — chi è in combutta con la casta non oserebbe mai scrivere, spezzoni di informazioni conditi con velenose mistificazioni. Siamo alla caricatura della controinformazione degli anni ‘60 e ‘70 quando il Palazzo appariva opaco e imperscrutabile. La “disinformazia” allora faceva davvero paura.

Oggi crea sgomento; a volte fa sorridere per come è sgangherata. La colpa non è del mezzo — web, social e via cliccando — ma del contenuto. Ci sono conigli della tastiera, intrepidi disseminatori di fango. Ci sono fior di politici usi all’insulto seriale. Invocare norme più restrittive (che in alcuni casi non guasterebbero) risolve solo in parte la questione. Molto più delicata e complessa.

È in gioco infatti la natura stessa della nostra democrazia. Non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente dove sempre meno cittadini si recano alle urne. Una democrazia muta e inerte rischia dunque di sostituirsi alla democrazia consapevole e partecipata. Certo, l’informazione classica ha avuto in questi anni i suoi alti e bassi. E non poca faziosità.

Ripartire dunque dal rigore professionale, sempre.

Con un’avvertenza ai lettori: informarsi costa fatica, richiede attenzione e tempo dedicato. Non basta una raffica di clic per fare di uno spettatore passivo un cittadino consapevole. Dagli indignati da divano ai costruttori di idee c’è tanta strada in mezzo.

Buona Pasqua a tutti.

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