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Mazzetta all'ex direttore delle Entrate. Nelle intercettazioni: "Hanno capito che la faccenda mi sta a cuore"

In Liguria il lucchese Walter Pardini, ex direttore delle Agenzie delle Entrate, parlava del debito da 20 milioni di Securpol

GENOVA. Quando parla con la sua principale collaboratrice, Daniela Chiarini, responsabile dell’area Riscossione, Walter Pardini, il lucchese di 64 anni, ex direttore dell’agenzia delle Entrate di Genova, dimostra di avere “a cuore la cosa” - cioè la transazione sul debito fiscale della Securpol - così tanto da non aspettare che sia pronta la relazione finale della funzionaria. Lei è preoccupata e lo avvisa: “Ci sono un po’ tante situazioni complicate… ci sono reati anche non fiscali… fatture false per operazioni inesistenti”. Ma lui sembra gettare acqua sul fuoco: “Sì però normalmente, sotto questo profilo, se uno paga, non so, il profilo penale andrà penso per la sua strada, no?”. È quanto emerge dalle intercettazioni allegate alla richiesta di convalida dell’arresto per corruzione presentata nei giorni scorsi dalla Procura alla gip di Genova Paola Faggioni. Dalle stesse intercettazioni, raccolte dai militari del Nucleo tributario della Finanza ligure, viene fuori che Pardini tiene così tanto alla pratica Securpol da avvisare “indebitamente in anticipo” i consulenti dell’agenzia di sicurezza sul fatto che ci sono degli imprevisti “fastidiosi” da considerare.

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IL PARTIGIANO WALTER

Poi ci sono le trasferte di Pardini a Napoli, fatte all’insaputa dei suoi collaboratori, già dallo scorso novembre. Lì il manager incontra i consulenti della Securpol e a volte si ferma anche a dormire in hotel prestigiosi. Un atteggiamento che il pm Massimo Terrile, che coordina le indagini dei finanzieri, negli atti definisce “partigianeria”. Gli inquirenti non hanno dubbi: Walter Pardini, finito in manette lunedì scorso a Recco, fuori dal ristorante Manuelina, con l’accusa di corruzione, ha ricevuto quella busta con 7.500 euro “come corrispettivo dell’asservimento delle sue pubbliche funzioni agli interessi privati del contribuente infedele Securpol, sulla base di accordi illeciti che sono stati stretti nel corso dei precedenti incontri tra gli indagati”. Con lui sono stati arrestati anche tre consulenti della Securpol e ad oggi tutti e 4 sono in carcere.

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LE STRANE RICHIESTE DEL CAPO

Proprio lo scorso novembre, la società napoletana Securpol sposta - secondo la Finanza in maniera fittizia - la sua sede legale da Roma a Genova: lì Pardini è stato trasferito qualche tempo prima da Livorno, dove ha rivestito il medesimo incarico. Nello stesso mese di novembre, secondo la testimonianza resa da una funzionaria delle Entrate alle fiamme gialle, Pardini chiede ai suoi collaboratori di effettuare una prima ricognizione del debito della Securpol che ammonta a oltre 20 milioni di euro. Ma come emerge dalle indagini, Daniela Chiarini si rifiuta perché non ha ancora ricevuto alcuna richiesta ufficiale di transazione. E c’è dell’altro: sempre in base alle testimonianze raccolte dalla Finanza, durante le vacanze di Natale scorso Pardini fa arrivare nel fascicolo della Securpol una bozza di ipotesi di transazione da cui sarebbe derivato il pagamento di due milioni di euro da parte della società. Ma quella bozza, secondo gli accertamenti della Finanza, non è protocollata, anzi sarebbe stata consegnata a mano dall’ex direttore a un suo collaboratore.

QUALCOSA NON TORNA

Questo e altri episodi fanno drizzare le antenne alla responsabile dell’area Riscossioni che espone le sue perplessità ad alcuni colleghi, ma anche direttamente al suo capo. Il 14 marzo Chiarini si rivolge così a Pardini, in una conversazione sul caso Securpol captata grazie alle intercettazioni ambientali della Finanza: “Ci sono anche delle situazioni in bilancio che non vanno mica bene () Cioè io le dico la verità direttore, il problema degli omessi versamenti è il minimo, io faccio la mia relazione ne parliamo un attimo, tanto io gliela porto in bozza eh? () Io lo dico per noi, per la nostra direzione provinciale, per non andarci a implicare () Sono cose visibili, cioè reato e rilievo sono stati... c’è già la segnalazione penale, c’è già la notizia di reato”. Pardini replica che “l’aspetto che più mi preoccupa è il discorso delle fatture false”. Lei lo incalza: “Lo credo () il problema è che qui ci sono operazioni inesistenti e ci sono gli appostamenti di bilancio. Quelle cifre sono toste da paura, 26 milioni di crediti verso i clienti, che non si capisce bene che cosa sono”. E poi aggiunge: “Andiamoci molto cauti perché ci sono delle cose che ci espongono come direzione provinciale e lei in particolare come direttore () aspetti che vanno un po’ oltre il fiscale”. Lui però sembra tranquillo: “No dico… noi non rischiamo niente…”.

QUELLA SPIATA

Ma il giorno dopo avvisa della situazione Stefano Quaglia, commercialista genovese consulente e intermediario per Securpol, indagato per concorso in corruzione. “Stanno venendo fuori (imprevisti) fastidiosi cioè stanno guardando i bilanci - dice nell’intercettazione l’ex direttore delle Entrate - Bisognerebbe che facciano una piccola due-diligence () La Chiarini deve aver capito che è una cosa che in qualche modo mi sta a cuore, quindi mi ha debitamente avvertito”. Quaglia lo rassicura: “La prossima settimana vengono su” (i consulenti della Securpol di Napoli). E poi in serata il professionista genovese chiama Francesco Canzano, 64 anni, uno dei commercialisti campani consulenti della Securpol, in manette insieme con l’avvocato Luigi Pelella, 57 (che chi indaga considera il trade union dell’affare perché da tempo amico di Pardini), e l’altro commercialista Massimo Alfano, 48, entrambi di Napoli. Al collega Canzano, Quaglia intercettato dice: “Volevo farti un pro memoria di quello () che mi hanno detto che volevano () Vorrebbero che venissi su con degli approfondimenti e delle cose sui bilanci”. E Canzano accorda, dicendo che provvederà a portare le carte. Ma oltre ai documenti, i tre consulenti portano a Genova anche due buste con 10mila euro in contanti.
 

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