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La nostra Europa, ecco come Il Tirreno commentò i trattati di Roma di 60 anni fa

La nostra Europa, ecco come Il Tirreno commentò i trattati di Roma di 60 anni fa

«Uniti per contare ancora». Un titolo a nove colonne per un evento percepito come epocale. La seconda guerra mondiale era finita da 12 anni e i nemici di allora si affratellavano, costituendo un nucleo forte per la pace

«L’unione spirituale ed economica dell’Europa suggellata a Roma dai governanti di sei nazioni». 26 marzo 1957: così titola Il Tirreno in prima pagina. Un titolo molto strillato, a nove colonne, cosa piuttosto rara per le prime pagine del tempo. Ma è chiaro che l’evento è di quelli epocali, e il giornale ne coglie la grande importanza storica. Il giorno prima, a Roma, erano stati firmati i trattati per l’istituzione del Mercato comune europeo (il Mec) e dell’Euratom. Avevano aderito Francia, Germania (quella occidentale, visto che la riunificazione era ancora molto lontana), Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo.

La seconda guerra mondiale era finita da 12 anni ed i nemici di allora si affratellavano, costituendo un nucleo europeo forte per la pace. «Mai più guerre fra di noi». Un primo trattato c’era stato nel 1951 a Parigi, fra gli stessi sei paesi, che avevano formato la Ceca (Comunità economica del carbone e dell’acciaio). Una prova d’unione. Ora, a Roma, nel 1957, sessant’anni fa, il periodo di prova può dirsi superato. Un’avanguardia di coraggiosi procede verso l’integrazione europea.

Come la vede Il Tirreno. Il ragionamento del giornalista del Tirreno che firma l’articolo di fondo in prima pagina, Franco Panerai, prende le mosse dalla progressiva perdita di prestigio dell’Europa sullo scacchiere mondiale a vantaggio di Stati Uniti e Russia. «Negli atti diplomatici che prepararono la guerra europea del 1914 - scrive Panerai - non risulta affatto che qualcuno si preoccupasse di sapere che cosa avrebbe fatto l’America. L’America non viene mai nominata in tutta la complicata azione diplomatica risultante dal carteggio internazionale....». E la Russia, per finanziare il suo sforzo bellico del 1914, dovette prendere un ingente prestito sul mercato francese, raccogliendo venti milioni di franchi-oro. Allora l’Europa dominava il mondo militarmente ed economicamente.

La prima pagina del Tirreno del 26...
La prima pagina del Tirreno del 26 marzo 1957

«Immaginate - riprende Panerai riferendosi alla crisi di Suez, in Egitto, del 1956 - che nel 1914 un colonnello Nasser qualsiasi avesse sbarrato il canale di Suez. La Francia sola l’avrebbe ricondotto alla ragione senza aspettare o temere l’intervento di nessuno. Se poi Francia e Inghilterra fossero state unite, nessuno in tutto il mondo avrebbe compiuto la follia di opporsi. Oggi è bastata un’azione diplomatica (non militare) della Russia e dell’America per cacciare i soldati franco-inglesi da Suez proprio quando Nasser aveva già pronto un aereo per andarsene».

L’impari confronto. Il confronto tra il 1914 e il 1956 fa dire a Panerai: «Sono episodi... che dimostrano come in poche decine di anni si siano rovesciate le posizioni, e l’Europa non conti più nulla. L’Europa che aveva conquistato l’Africa e l’Asia e che militarmente, socialmente, commercialmente, culturalmente, aveva sempre avuto il predominio nel mondo, sia che fosse essa stessa diretta dalla Francia o dalla Spagna, dall’Olanda o dall’Inghilterra!». Per forza, aggiungiamo noi: dopo due rovinosi conflitti mondiali che in buona parte erano stati guerre civili europee, il Vecchio continente di fatto si era suicidato, abdicando al suo potere.

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L’organizzazione politica. Ma, osserva Panerai, questa sudditanza ha anche un altro motivo: «L’Europa è ridotta in questo stato per la sua organizzazione politica che è rimasta antiquata. Nel secolo in cui i transatlantici compiono la traversata degli oceani in pochi giorni e gli aerei a reazione in poche ore, nel secolo della radio, della televisione, dei viaggi interplanetari, l’organizzazione politica dell’Europa è ancora quella dei tempi in cui si viaggiava con la carrozza, si andava a letto col lucignolo, si ricavava l’energia dai mulini a vento e dai mulini ad acqua».

Quindi, mentre l’America e la Russia sono blocchi di centinaia di milioni di abitanti, «l’Europa è ancora divisa in Stati e Staterelli in lotta fra loro». Panerai espone la sua analisi, significativa di una visione sicuramente diffusa nell’Italia alla vigilia dell’esplosione del miracolo economico: «La grande produzione richiede dei consumatori e perciò essa stessa porta a elevare il tenore di vita delle classi povere per renderle consumatrici, ossia acquirenti. Ciò spiega il benessere in America. In Russia lo stesso fenomeno non avviene per l’insipienza della Amministrazione accentrata e le sue dissipazioni burocratiche e per lo sfruttamento delle energie ai fini militari e imperiali».

Le aspettative. Eccoci dunque alle aspettative riposte nei trattati di Roma: «L’abolizione delle frontiere doganali, la costituzione di un solo grande mercato, la possibilità della produzione di massa, l’internazionalizzazione delle materie prime e dell’energia atomica, sono le premesse del progresso europeo e gli elementi della resurrezione europea».

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La chiusura del pezzo di Panerai dà un senso compiuto a quell’aggettivo (“spirituale”) usato nel titolone del Tirreno: «La firma del trattato del Mercato Comune e dell’Euratom sono le tappe decisive della Federazione europea. Non si può non accompagnare con viva soddisfazione ed entusiasmo l’azione dei governi per riportare l’Europa sulla via della rinascita».

Martino e Adenauer. Tra le tante dichiarazioni dei protagonisti che Il Tirreno riporta puntualmente, colpiscono soprattutto quelle del ministro degli Esteri italiano Gaetano Martino e del cancelliere tedesco Konrad Adenauer. Dice Martino: «La Comunità Europea che sta per sorgere ha fini e limiti di carattere economico, ma si inserisce in un più ampio processo storico-politico. Noi guardiamo ad essa come ad uno strumento di una vita europea più solidale e integrata nel complesso delle sue manifestazioni... Noi abbiamo fede nell’Europa come patria spirituale».

Gli fa eco Adenauer, convinto che i trattati vadano riempiti di spirito vitale: «A questa meta tendiamo con forza e fiducia. Conosciamo bene la serietà della nostra situazione, dalla quale solo l’unificazione europea ci indica la via d’uscita. I nostri piani non sono di natura egoistica ma vogliono il benessere di tutto il mondo. La Comunità Europea persegue solo scopi pacifici, non è diretta contro nessuno ed è aperta alla collaborazione di tutti».
Parole da padri nobili. A distanza di sessant’anni, non hanno perso nulla della loro solennità. Se poi l’Europa attuale è quella che loro avevano in testa, è un altro discorso.
 

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