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Donne senza difese: se non vivi con lui, niente braccialetto anti-stalking

Donne senza difese: se non vivi con lui, niente braccialetto anti-stalking

C'è una falla nella legge. La misura salvavita si applica solo per le violenze domestiche. Convegno al Tirreno, ecco le proposte che sono venute fuori - Firma la nostra petizione su change.org

LIVORNO. Niente braccialetto elettronico anti-stalker se non hai convissuto con chi ti perseguita. C’è una falla nella legge che tutela le donne maltrattate, picchiate, perseguitate. Il braccialetto può essere utilizzato solo nel caso in cui la misura cautelare riguardi l’allontamento da casa, quindi mariti, conviventi o padri. Non può essere applicato invece se la coppia non viveva insieme, o comunque non lo fa più. Inoltre, l’attivazione del braccialetto non può essere richiesta dal magistrato nel caso in cui il provvedimento restrittivo sia il divieto di avvicinamento alla casa o ai luoghi frequentati dalla vittima. Una voragine.

La donna non potrà infatti sapere se il suo aguzzino si sta avvicinando a lei se si tratta di un ex fidanzato, di una persona con cui è uscita qualche volta o semplicemente di un uomo che si è invaghito di lei trasformandole la vita in un inferno. A segnalare questa lacuna nella normativa è stata Valentina Bonini, ricercatrice del dipartimento di giurisprudenza dell'Università di Pisa durante l’iniziativa organizzata nel salone del Tirreno, ieri pomeriggio, nel giorno della Festa della donna, per dire “Basta scarpette rosse” nell’ambito della campagna per ottenere misure anti-stalker più efficaci.

BASTA SCARPETTE ROSSE

Ospiti del Tirreno i maggiori esperti. Oltre a Bonini hanno approfondito il tema Anna Loretoni, docente di filosofia politica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Gaetana Morgante, docente di diritto penale della scuola superiore Sant’Anna e Vincenzo Barone, direttore della scuola Normale.

A coordinare l’incontro, che ha goduto delle letture di testimonianze dell’attrice Eleonora Zacchi, il direttore del Tirreno Luigi Vicinanza e la giornalista che di donne ha scritto e promosso la petizione per incrementare l’utilizzo dei braccialetti, Ilaria Bonuccelli.

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I CENTRI ANTIVIOLENZA

Non è stato sufficiente il sapore prelibato e rotondo dei cioccolatini offerti da Federica Gnesi della pasticceria Assolo a spazzare via lo sdegno di un provvedimento poco applicato e che invece potrebbe strappare molte donne ai loro aguzzini. «Servono un osservatorio regionale efficace che fornisca dati e una interpretazione complessa dei casi, un ruolo riconosciuto ai Centri antiviolenza e un’adeguata formazione sulla diversità agli studenti», ha concluso l’intervento Loretoni riprendendo anche la preoccupazione espressa nei saluti dalla vice sindaca del Comune di Livorno Stella Sorgente sui centri di cui è a rischio, per motivi economici, la loro stessa sopravvivenza. Tra gli ospiti anche Barbara Pugliese della prefettura e i rappresentanti delle forze dell’Ordine e della Polizia Municipale.

DISUGUAGLIANZA- VIOLENZA

Tre proposte che sono arrivate al termine di un intervento in cui si è cercato di andare a fondo alle motivazioni che portano dritto ai femminicidi. «C’è un nesso tra disuguaglianza e violenza - ha commentato la filosofa della Scuola Sant’Anna - e di conseguenza se riduciamo la disuguaglianza avremo una diminuzione anche dei casi di violenza che, è una risposta maschile alla libertà e all’autonomia delle donne frutto di un’eredità culturale in cui le donne ancora oggi sono lo specchio della virilità maschile». Un’identità quella degli uomini su cui, a differenza di quella delle donne, si è riflettuto poco. «Sul legame profondo - ha aggiunto - che c’è tra identità maschile tradizionale e potere, sulle loro resistenze al cambiamento e sulla profonda paura degli uomini delle donne».

Applicare la legge anti-stalker: la nostra petizione Le vite di molte donne possono essere salvate. Lo Stato rispetti le proprie leggi: usi contro gli stalker i braccialetti elettronici che sta già pagando. Firma la petizione: change.org/antistalker - LO SPECIALE

DIVERSITÀ NEL QUOTIDIANO

Paura. Disuguaglianza. Retaggio culturale. Diversità. È su questo che si è innescato l’incisivo intervento del direttore della Normale. «La donna è diversa dall’uomo, è la cosa più diversa e più vicina perché è nelle nostre case, nelle nostre famiglie. Non dobbiamo partire dalle norme, dal diritto ma da molto prima: dal concetto che ciò che è diverso è un arricchimento. Trovo inaccettabili molte cose che accadono, sono indignato per le nomadi a Follonica rinchiuse in una gabbia di rifiuti perché donne e diverse. Non voglio soffermarmi sui femminicidi ma sulla piccola violenza quotidiana che poi genera nuove violenze. Qual è, chiedo, il tasso di violenza accettabile?»

PREMIARE LE DONNE

Poi Barone è entrato sul tema della disuguaglianza. «Sono direttore di un’istituzione maschilista, sono uomo e sono il più anziano tra i relatori. Trovo imbarazzante che i vertici della mia Scuola siano prevalentemente maschili. Non si può quindi aspettare che, lì e altrove, il cambiamento avvenga naturalmente perché è necessario andare a colmare un’ingiustizia profonda da noi ha alla base tante ricercatrici e pochissime ai vertici. A parità di merito devono essere preferite le donne».Un percorso culturale ma che necessità di essere “legato” al diritto da cui comunque non si può prescindere. L’ha spiegato Gaetana Morgante. «I tempi della giustizia penale non corrispondono all’esigenza di garanzia delle vittime. L’autorità giudiziaria dovrebbe collaborare con gli operatori sociali per far sì che lo scudo a protezione delle donne intervenga prima della spada».

Come in Toscana è accaduto 99 volte in 10 anni.

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