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La strangola con il filo del pc: «Mi dispiace, non volevo. Ho perso la testa»

La strangola con il filo del pc: «Mi dispiace, non volevo. Ho perso la testa»

Porto Santo Stefano: la confessione dell'uomo che ha ucciso la moglie al culmine di una lite

PORTO SANTO STEFANO. Si è trovato solo, senza soldi e con un biglietto stropicciato nella tasca del giubbotto, seduto su una panchina della stazione Termini. Ha preso il telefono e ha chiamato il suo amico, proprietario della tabaccheria del Pozzarello per raccontare quello che era successo il giorno prima: «Ho fatto una cazzata, ho ucciso Annarella. Chiama i carabinieri, troveranno le chiavi di casa davanti al portone del palazzo». Una telefonata che ha cambiato tutto, in quella frazione a pochi chilometri da Porto Santo Stefano. I carabinieri hanno trovato Anna morta, strangolata con il cavo di alimentazione della stampante e hanno subito intercettato il cellulare di Alberto Novembri. Era a Roma, alla stazione Termini, ed è salito su un treno che avrebbe terminato la sua corsa a Pisa.

Strangolata col filo di un pc dal marito, la vicina di casa racconta gli attimi prima del delitto Una vicina di casa, Liliana Schiano, racconta alcuni particolari prima del delitto di Edwige Anna Costanzo, strangolata con un filo di un pc dal marito (Video Francesca Gori) - L'ARTICOLO

Poco prima di mezzogiorno, quando è arrivato a Capalbio Scalo, i carabinieri sono saliti sulla carrozza dove il settantenne era seduto e lo hanno portato via. Non ha più parlato, Alberto, fino all’interrogatorio di ieri pomeriggio davanti al sostituto procuratore Maria Navarro e al suo avvocato, Roberto Cerboni. Ha pianto, si è disperato. «Mi dispiace, non volevo farlo». Erano frammenti di frasi quelli che è riuscito a pronunciare l’uomo. Da Capalbio Scalo, i carabinieri della compagnia di Orbetello insieme a quelli del nucleo investigativo di Grosseto, lo hanno accompagnato in caserma a Orbetello dove l’uomo è stato sottoposto a fermo per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Non ha parlato, non ha detto nemmeno una parola ai militari: è rimasto con la testa tra le mani, con le dita che stropicciavano i capelli ormai bianchi e con la disperazione di chi sa che da quell’atto improvviso, compiuto nella camera da letto di quell’appartamento nel quale viveva con Anna da tempo, non sarebbe mai potuto tornare indietro.

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Anna, sua moglie, era morta. «Sono stato io, non volevo farlo, ho perso la testa»: durante l’interrogatorio in carcere l’uomo ha continuato a piangere. «È pentito per quello che ha fatto - dice l’avvocato Roberto Cerboni - Si è allontanato da casa perché non sapeva cosa fare». Ma l’intenzione di andare a costituirsi, per l’avvocato del settantenne, è stata chiara fin da subito. «Ha telefonato più volte alla caserma dei carabinieri - dice ancora l’avvocato - poi, ieri mattina, è salito sul treno per andare a consegnarsi. Non sarebbe mai arrivato a Pisa». Sullo sfondo della tragedia del Pozzarello, una storia recente di depressione. Anna non stava bene e negli ultimi tempi le liti con il marito erano aumentate. Quando i carabinieri hanno trovato l’uomo sul treno, lui non ha detto una parola. Era confuso e quella stessa difficoltà a parlare e a raccontare cosa fosse successo in quella palazzina dalla quale si vede il mare l’ha manifestata anche durante l’interrogatorio in carcere. La sua voce si è spezzata a più riprese. Ha pianto, si è tenuto la testa tra le mani. Era pentito per quello che aveva fatto e lo ha detto più e più volte. Era sconvolto, era ancora confuso Novembri, così come lo era quando è stato trovato dai carabinieri sul treno. Era sotto choc, ha detto chi lo ha visto prima di arrivare in carcere e poi dentro la stanza colloqui del carcere di Grosseto.

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Ha pianto tutte le lacrime che aveva. Eppure è stato lui a prendere il cavo della stampante del pc e stringerlo intorno al collo della donna. Dopo l’omicidio, il settantenne è stato visto al Pozzarello in bicicletta, prima di andare a prendere l’autobus per Orbetello.

«La mattina stessa era al lavoro - racconta un’amica di Anna - stava sistemando il giardino del residence. Io e Anna abbiamo fatto una passeggiata insieme, siamo arrivate fin là. Poi l’ho riaccompagnata a casa: era serena, sorridente come sempre, allegra». Nemmeno la figlia dell’ex marito di Anna si era accorta della sofferenza della donna. Pochissimi erano a conoscenza di quelle liti, nessuno poteva prevedere che Novembri, potesse fare una cosa del genere. (f.g.)

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