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Costa Concordia, il Giglio si svuota a cinque anni dalla tragedia

Venerdì 13 l'anniversario del terribile naufragio. Finito l’assalto dei curiosi, sull'isola regna la quiete. Un solo ristorante aperto, i turisti tornano ma non come prima: il racconto

ISOLA DEL GIGLIO. C’è un solo ristorante aperto in tutta l’isola e nella veranda che si affaccia sull’acqua cristallina del porto, ci sono soltanto due persone sedute a un tavolo a pranzare. Eppure, la cucina del Giglio è una cucina che accarezza la gola. Ma è gennaio. E il 2017 è cominciato come cominciava ogni gennaio isolano prima del disastro della Concordia.

IL GIGLIO DOPO LA CONCORDIA

C’è un Giglio prima e un Giglio dopo il 2012, c’è un’isola che è tornata, dopo cinque anni, la stessa di un tempo, quella con i ristoranti, i negozi e gli alberghi chiusi, con i proprietari dei bar che hanno tirato giù la saracinesca per passare qualche mese da un’altra parte, sulla terraferma o in vacanza. Che hanno ricominciato a battere il tempo esattamente come prima che la Concordia si adagiasse su un fianco a Punta Gabbianara segnando il destino di un’isola intera e delle persone che erano a bordo.

Video. Il sindaco: "L'isola è tornata come prima"

Costa Concordia, il sindaco: "L'isola è tornata come prima" Intervista al sindaco dell'isola del Giglio, Sergio Ortelli, a cinque anni dal terribile naufragio della Costa Concordia (video Enzo Russo)

Ieri il Giglio si presentava con quel volto colorato delle casette che si affacciano sul porto, con le barche dei pescatori ormeggiate e i pontili mobili deserti. Dai traghetti poche persone scendono sulla banchina, qualcuna in più invece riparte.

«Se si continua così - dice Riccardo Baffigi, il macellaio del porto - l’isola si svuoterà. Il naufragio non c’entra nulla con quello che sta succedendo ora: quando ero piccino io in classe eravamo 18, ora ci sono solo 3 o 4 bambini. Qui ne nasce uno e ne muoiono venti». Riccardo la notte del naufragio era in vacanza, come tanti gigliesi in questo freddo gennaio. Le sue parole sono quelle di chi sull’isola ci vive da sempre e ha ripreso il proprio ritmo: quello normale, delle stagioni che passano una dietro l’altra popolando e svuotando l’isola.

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IL RITORNO DEI TURISTI

L’estate appena trascorsa ha segnato un saldo positivo: i turisti sono tornati a crescere, anche se non hanno ancora raggiunto il livello del 2011. Basta prendere in esame il numero delle presenze dell’anno precedente al naufragio quando al Giglio, il 15 agosto, c’erano 11.069 persone. «L’anno successivo - spiega Angelo Romano, presidente della Pro loco - avevamo 8.349 persone, ma erano tutti gli operai del cantiere che lavorava per la messa in sicurezza e la rimozione della nave». Per due anni, l’andamento è stato questo, finché la nave è salpata, l’isola non era più un posto dove trascorrere le vacanze. È stato necessario aspettare il 14 luglio 2014, quando la nave da crociera della Costa è salpata verso il porto di Genova perché sull’isola si tornasse a respirare. Ma il cantiere era ancora lì e anche oggi, la piattaforma sormontata dalla grande gru della Micoperi accoglie i traghetti che arrivano da Porto Santo Stefano. Ma nel 2015 le presenze sono state oltre settemila, sempre per Ferragosto, e la scorsa estate (i dati sono ancora in elaborazione), di turisti ne sono arrivati di più.

Video: L'ultimo viaggio della Costa Concordia

Costa Concordia, l'ultimo viaggio Ciò che resta del relitto della Costa Concordia viene trainato dai rimorchiatori verso il Bacino di Carenaggio nel porto di Genova (videoservizio di Fabrizio Cerignale)

LA PULIZIA DEI FONDALI

La parola fine a questa storia, si potrà scrivere probabilmente quando anche i lavori di pulizia dei fondali sarà completata. Perché quella piattaforma all’imbocco del porto non piace più a nessuno. «Non se ne può più - dice Silvano, proprietario del bar Ferraro, l’unico aperto la notte del disastro dove ieri c’era il via vai dei gigliesi presenti sull’isola - portassero via anche quella sarebbe meglio. I lavori vanno a rilento, sono lì solo per consumare soldi».

Dalla finestra dell’ufficio del sindaco Sergio Ortelli, quella piattaforma nera e gialla si vede bene. «La gente sull’isola è stanca - dice - e anche io ero convinto che questo lavoro di pulitura dei fondali si potesse fare presto e bene. Invece questa fase, che è delicatissima, sta richiedendo qualche settimana in più, ma la società sta comunque lavorando molto bene».

È un fondale marino unico, quello del Giglio. La Micoperi 30, la grande chiatta galleggiante, sta rimuovendo tutti i detriti all’interno della stessa area dove la nave è stata appoggiata e proprio in questi giorni stanno iniziando le attività di rimozione dei sedimenti nei fondali profondi più di 30 metri. «Non vengono portati via solo i detriti che sono stati lasciati lì dalla nave e dai lavori di rimozione - aggiunge Ortelli - È stata allargata l’area da pulire perché le correnti hanno depositato in alcuni punti detriti portati da altre zone. Potremmo scrivere la parola fine su questa vicenda a primavera quando anche la chiatta sarà portata via e le opere di pulizia dei fondali avranno restituito ai gigliesi e ai turisti il mare che ci ha fatti conoscere in tutto il mondo».

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IL RITORNO ALLA VITA

Il sindaco Ortelli ieri indossava lo stesso giubbotto rosso che aveva la notte del naufragio, cinque anni fa. «Lo avevo comprato a Genova, tiene molto caldo - prosegue - ormai è quasi diventato un compagno inseparabile. Abbiamo passato cinque anni terribili, ma siamo anche sempre stati ottimisti, non solo sul fatto che la nave avrebbe lasciato l’isola senza fare più danni di quelli fatti, ma anche sulla nostra capacità di rinascere».

Tornare alla vita: i gigliesi hanno lavorato sodo per questo e se ieri i negozi e i ristoranti erano quasi tutti chiusi, così come buona parte dei bar sia al porto, che a Giglio che a Campese, vuol dire che questo lavoro è stato ben fatto. «La scorsa estate sia gli imprenditori che i giovani si sono dati molto da fare - spiega Stefano Feri, proprietario con la sua famiglia dell’Hotel Campese - Abbiamo organizzato eventi, abbiamo ricominciato ad accogliere i turisti come avevamo sempre fatto negli anni prima del naufragio». L’albergo di Feri si affaccia direttamente sulla spiaggia di Campese e durante i fine settimana d’estate è stato quasi impossibile trovare una camera libera. «Giglio Porto è rimasta un po’ più viva, negli inverni scorsi - grazie alla presenza degli operai del cantiere della Concordia. Campese e Castello, invece, hanno perso turisti anche in estate. La nostra attività ormai è arrivata ad essere gestita dalla terza generazione: da sessant’anni viviamo di turismo e l’estate appena trascorsa ci ha fatti tornare tutti a livelli accettabili».

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L’IMMAGINE FERITA

La vita dell’isola del Giglio è rimasta appesa al filo della Concordia e della sua rimozione per anni. «Qualcuno ha detto che il mondo ci ha conosciuti per il naufragio e che in inverno le nostre attività hanno guadagnato di più - aggiunge il sindaco - ma questo non è vero. Ci vorrà tempo per tornare ai numeri che nel settore del turismo registravamo prima del naufragio». Numeri che non basteranno a rimarginare la ferita che si è aperta sull’isola. «Il tributo che è stato pagato è troppo alto - dice ancora il sindaco - quel naufragio ha causato 32 morti e chi era sul porto quella notte, come me, ricorda i bambini infreddoliti, gli anziani con gli asciugamani sulla testa. Queste sono le immagini che l’ isola porterà per sempre con sé, ma non saranno queste il nostro futuro».

Il Giglio, alla fine, è un fiore: il suo stelo si erge dritto, non si piega, piuttosto si spezza. Come gli abitanti di quell’isola che piano piano, sta tornando alla normalità.

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Costa Concordia: demolizione quasi finita, il timelapse La demolizione della Costa Concordia è alla fine. Della nave, dopo che i ponti sono già stati smantellati, resta solo lo scafo, che entro luglio sarà trasferito nei bacini di carenaggio del porto di Genova per la demolizione. Quello sarà il suo ultimo viaggio, poi della nave resterà solo il nome. La demolizione è stata curata dal consorzio Ship recycling, nato da un accordo fra Saipem (51%) e San Giorgio del Porto (49%). Oltre 25.800 tonnellate di materiali sono già stati rimossi, l'82% è stato inviato a recupero. Novanta le aziende finora coinvolte, di cui 78 italiane. 200 operatori impegnati in questa fase, ma complessivamente sono stati anche 300. La nave naufragò al Giglio il 13 gennaio 2012

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