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Meningite C, molta paura ma la gente non si vaccina - Video

Meningite C, molta paura ma la gente non si vaccina - Video

A Rosignano, nell’ambulatorio deserto nonostante l’ultimo caso a pochi chilometri. Prevale specie tra gli adulti la convinzione che "tanto non mi tocca"

INVIATA A ROSIGNANO. «Forse abbiamo sottovalutato il problema». Concetta parla quasi sottovoce nel bar Centrale. È circondata di bambini che corrono. Ci sono anche i suoi. «Non sono vaccinata contro la meningite». Ha 34 anni e in Toscana avrebbe il vaccino gratis per il meningococco C. Le donne insieme a lei abbassano gli occhi. Non c’è bisogno di chiedere. Niente vaccinazione. Né per loro, né per i bimbi.

QUI CI PICCHIA POCO

Alla cassa, una mamma paga. «Sì, sì i bambini sì. Mio marito per lavoro. Io, no. Non lo so perché. Non ci ho pensato». Come la donna che ordina l’aperitivo al bancone. O le amiche che la aspettano sedute al tavolino. Una battuta per spezzare l’imbarazzo: «Tanto di qualche cosa si deve morire. E comunque, qui, sulla costa, la meningite ci picchia poco». Un caso, solo, in provincia di Livorno. Pochi giorni fa, una ragazza di 20 anni, ora in rianimazione: non era vaccinata, appunto. Interrompe l’immunità della costa. Dimostra che non ci sono zone franche per la meningite. Un messaggio anche per i pensionati, seduti al bar, che si mostrano sprezzanti rispetto alla possibilità di contagio: «Dopo i 65 anni serve ancora il vaccino?, Mah». Chiude il discorso, il capo del tavolo: «Non mi sono vaccinato e non mi vaccino».

IL CONTAGIO VIENE DA FUORI

Chi se ne frega della ragazza contagiata dal ceppo aggressivo toscano della meningite a pochi chilometri. Quel St11 di cui non si riesce a rintracciare con sicurezza l’origine. «L’ha preso sicuramente da un’altra parte, non a Cecina», commenta qualcuno. Come se bastassero le parole per allontanare il pericolo.

Meningite in Toscana, l'esperto ai giovani: "Ecco perché è importante il vaccino" Dopo il caso della ragazza di Cecina contagiata dalla meningite di tipo C, il medico Giovanni Maria Soldano lancia un appello ai giovani (video Ilaria Bonuccelli) - L'ARTICOLO

RIPARTONO LE VACCINAZIONI MA L’ULTIMA A MAGGIO

Però, qualcosa si muove. E si smuove. Le agende per vaccinazioni, ad esempio. Ancora non si vede, ma si vedrà nel giro di pochi giorni. Ieri, a Rosignano, al centro socio-sanitario, nel pomeriggio l’ambulatorio per la prevenzione anti-meningite è quasi deserto. In un pomeriggio 5 appuntamenti. Forse 6. In media, uno ogni 20-25 minuti. Per le prossime settimane non sarà più così. Il caso della studentessa di Cecina ha suscitato un po’ di paura. Si vede dai medici di famiglia che tornano a prendere le scorte. Il dottor Paolo Piram arriva al distretto di Rosignano da Vada. Chiede 100-110 dosi di vaccino contro il meningococco C. «Ma l’ultima vaccinazione - ammette - l’ho fatta a metà maggio».

Poi è arrivata l’estate. Con il caldo, l’emergenza (e la paura del contagio) sembra essere scomparsa. Eppure l’attenzione dell’azienda sanitaria non è calata un attimo, assicura il dottor Giovanni Maria Soldano, al centro socio-sanitario di Rosignano. L’ambulatorio ha continuato a funzionare tre volte a settimana, restando a disposizione per le sedute straordinarie. Solo che non c’erano quasi prenotazioni. «Si pensa che la meningite sia una malattia che si diffonde con il freddo e in effetti il contagio, di solito, aumenta con l’abbassamento delle temperature, la concentrazione in luoghi chiusi: tutte condizioni che favoriscono la trasmissione. Ma in estate ci sono stati un paio di casi».

I DUBBI SUL VACCINO

Non sono bastati, però, per sensibilizzare alla vaccinazione. «C’è ancora tanta paura - ammette il dottor Soldano - lo sentiamo dai pazienti che si avvicinano. Molti temono ancora che provochi la malattia». Una paura reale. Al bar Centrale è la domanda più frequente: «Ma siamo sicuri che non faccia male, il vaccino? ». Dietro il banco i titolari ammettono l’incertezza: «Ci siamo già confrontati con il nostro medico, ma dobbiamo tornarci. Un sacco di persone ci dice che il vaccino non sia così sicuro. Però, noi che siamo al pubblico dobbiamo proteggerci».

I PIÙ SENSIBILI

Infatti, fra le persone che più ricorrono alla prevenzione - conferma il dottor Piram - ci sono «quelle stanno al contatto con il pubblico: commesse, chi lavora nei ristoranti». O chi parte per i viaggi, aggiunge Soldano. In realtà, sulla costa «c’è attenzione anche da parte degli ultra 45enni, malgrado per loro il vaccino sia a pagamento (eccetto nelle province della Toscana centrale, ndr)». E fra gli adolescenti, soprattutto, prima del compimento della maggiore età «quando ci sono famiglie sensibili».

RAGAZZI DOPPI VACCINATI

La percentuale di vaccinazione fra i ragazzi raggiunge in alcuni casi anche l’80% (vicino agli 11-12 anni), considerando anche «di chi si è protetto prima della campagna straordinaria della Regione partita nel 2015». A far raggiungere questo risultato, spiegano il dottor Soldano e l’infermiera Monica Cazzuola «è che molti ragazzi hanno ripetuto il vaccino. Dopo essere stati vaccinati da piccoli, sono stati “riprotetti” in fase adolescenziale, considerando che l’efficacia dura 5 anni in media». Inoltre, l’azienda sanitaria «ha mandato lettere a tutte le scuole, affi nché i ragazzi sollecitassero i genitori a farli vaccinare». Sui minorenni, l’invito ha funzionato.

IGNORO SE NON MI TOCCA

È sulle fasce più grandi che ci sono sacche (importanti) di resistenza. Difficili da vincere. Malgrado i tanti casi. «Il problema - conclude Soldano - è che la maggior parte delle persone tende a pensare: non mi proteggo, fino a quando non mi tocca da vicino».

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