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Mezza Toscana compra a rate ma fa record di debiti

Due su cinque usano i finanziamenti per gli acquisti Il primato italiano a Livorno. Boom del microcredito

LIVORNO. Alla fine di ogni mese devono fare i conti con il mutuo da pagare o con la rata del prestito da rimborsare. Due toscani su cinque hanno almeno una linea di credito aperta con banche o società finanziarie. Pagano una rata di 399 euro al mese, per un importo medio da restituire di 38.718 euro. Livornesi, pisani, massesi e carraresi – secondo la Crif, una società bolognese specializzata in informazioni creditizie e che offre consulenza in tutto il mondo – sono fra i più indebitati, visto che le linee di credito attive interessano buona parte degli abitanti della costa.

Ma cosa significa? Che siamo sommersi di debiti e non riusciamo più a rialzare la testa? Nient’affatto. O per lo meno: non per forza. Indebitati, infatti, non significa insolventi. La Crif – con la sua enorme banca dati di decine di milioni di posizioni finanziarie, quasi tutte quelle attive nel nostro paese – ha scattato per la prima volta una fotografia su mutui e prestiti erogati alle famiglie italiane. Le imprese non sono calcolate. Un’istantanea – come detto – che non ha precedenti nella storia, data la mole del database di Eurisc, questo il nome del sistema informativo di Crif. Per questo interpretarla non è facile.

Ciò che emerge è una Toscana che vive a rate. Soprattutto per acquisti di poco conto, come telefonini o televisori. In provincia di Livorno il 43,6% dei residenti, infatti, ha almeno un rapporto di credito attivo. Un dato che in Italia non ha eguali: da nessun’altra parte mutui e prestiti hanno una penetrazione così alta come in terra labronica. Ma allo stesso tempo il caso non è isolato, dato che nel Pisano la percentuale è del 42,3% (terza d’Italia), in provincia di Massa Carrara del 42,1% (quarta nazionale) e a Prato del 40,8%. Fra le quattro toscane solo Lodi, con la medaglia d'argento.

Ecco quanto sono indebitate le province toscane

Come utilizziamo i soldi. Il prestito più richiesto è quello finalizzato. La banca – più facilmente, in questo caso, una società finanziaria – ci dà dei soldi per comprare il cellulare all’ultimo grido o comunque qualcosa di definito, come un televisore o una lavatrice, e noi pian piano li restituiamo. Solitamente sono piani rateali concordati direttamente con i venditori: se non è il grande magazzino, è direttamente il produttore dell’oggetto acquistato. Un esempio? L’iPhone o il Samsung Galaxy nuovo, dispositivi che in un’unica soluzione, a seconda del modello, possono arrivare a costare oltre 1.000 euro. Così, pagarli con rate di 30-50 euro al mese attraverso un’offerta del gestore telefonico, diventa più comodo. Anche se a conti fatti si spenderà di più.

Tante e piccole. La maggior parte delle linee di credito aperte – lo dicono gli esperti che hanno analizzato i dati di Eurisc – sono di piccola entità. Non sono mutui, tanto per rendere l’idea. E nel calderone una fetta importante è rappresentata senz’altro dal microcredito, lo strumento che permette anche alle persone in difficoltà di accedere a (seppur piccole) somme di denaro. Dati alla mano in Toscana il prestito finalizzato supera di gran lunga i più onerosi mutui (a Massa Carrara ad esempio rappresentano solo il 18,8% del totale dei rapporti creditizi) e anche il prestito personale, per il quale si può optare se si ha bisogno ad esempio di ristrutturare casa con una certa urgenza.

La rata media pagata al mese, provincia per provincia. Cliccando con il cursore su ogni capoluogo è possibile vedere il costo medio in euro della rata

Il caso Livorno. Livorno è la provincia italiana con più debitori in rapporto alla popolazione complessiva, con il 43,6% di persone che hanno chiesto accesso al credito. Ma rispetto al resto della Toscana la rata mensile è decisamente più bassa (386 euro contro ad esempio i 402 di Grosseto o i 441 di Firenze), mentre il debito complessivo pro-capite è superiore alla media regionale: 40.610 euro contro 38.718. Più rate, ma più piccole. Qual è, quindi, la particolarità di Livorno? «Fare considerazioni precise è difficilissimo – fanno sapere da Crif – visto che lo studio è alla prima edizione. Gli italiani, rispetto agli anglosassoni ma in generale agli europei, hanno una cultura più orientata al risparmio e tendono a fare acquisti solo se hanno soldi sul conto. Basti pensare che oggi il 40% delle case viene comprato senza fare ricorso al mutuo». Per un’analisi più accurata può essere d’aiuto un rapporto – datato 3 febbraio 2016 – del Centro studi e ricerche della Camera di Commercio di Livorno. Secondo l’ente, nel secondo trimestre del 2015 (prima dei dati raccolti da Crif, che fanno riferimento ai primi cinque mesi di quest’anno ndr) il ricorso al credito al consumo è tornato a crescere dopo anni di flessione, e questa è senz’altro una buona notizia, ma «nel quadro di lieve miglioramento di alcuni indicatori economici – si legge nel rapporto – resta grave la situazione delle sofferenze bancarie, definite come crediti la cui riscossione non è certa poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili». «Seppur a un ritmo ridotto rispetto alla prima metà del 2014 – evidenzia ancora il Centro studi – anche nei 12 mesi successivi le sofferenze bancarie sono continuate a lievitare in maniera preoccupante» e «in provincia di Livorno l’ammontare complessivo ha raggiunto e superato la soglia degli 1,2 miliardi di euro».

 

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