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Meningite in Toscana, sul web l’allarme del contagio africano. I medici: È falso

Meningite in Toscana, sul web l’allarme del contagio africano. I medici: "È falso"

Il responsabile del dipartimento di Saluti di Empoli fa chiarezza: "Nell'Africa sub-sahariana il ceppo diffuso è quello A, mentre nella nostra regione è il C. Dunque, non c'è nessuna correlazione con l'immigrazione"

FIRENZE. Da giorni, in rete, c'è un movimento politico del Pisano - “Sovranità" - che lancia un allarme. Contro tutti i pareri degli infettivologi. Attraverso il quotidiano web “Il primato nazionale” , sostiene che «l'epidemia» della Toscana, nella valle dell'Arno, da Pisa a Firenze, sia dovuta alla presenza (eccessiva) di extracomunitari dell'Africa sub sahariana dove esiste una «presenza endemica della malattia». Vero - dicono i medici - però è di un ceppo diverso da quello che colpisce i pazienti in Toscana.

CONFUSIONE DI CEPPI

Nella “cintura della meningite” dell'Africa sub-sahariana il ceppo diffuso è il ceppo A, spiega il dottor Gabriele Mazzoni, responsabile del dipartimento di Salute e igiene pubblica a Empoli. Invece, in Toscana i casi più numerosi sono quelli di meningococco C, sottogruppo St11. Tutta un'altra faccenda. Non per Francesco Meneguzzo che sostiene di aver lanciato l'allarme “africano”. Di aver identificato le cause dell’epidemia toscana nella presenza di immigrati, anche clandestini, provenienti da quella parte specifica del continente dove è attiva la malattia.

GLI IMMIGRATI NON C’ENTRANO

Già la settimana scorsa Il Tirreno - durante il filo diretto con i lettori sulla meningite - aveva precisato che la presenza della meningite in Toscana «non è collegata in alcun modo all'immigrazione». Dopo l'allarme lanciato da Sovranità, il dottor Mazzoni precisa: «Il fenomeno non è legato assolutamente all'immigrazione di alcune etnie o di persone da regioni o nazioni specifiche. In particolare non è legato all'immigrazione dall'Africa».

IN AFRICA CEPPO A, IN TOSCANA C

Nella regione sub sahariana, dove esiste la cintura della meningite, per il clima troppo secco, «prevale, appunto, il ceppo A - sottolinea Mazzoni - non il C, quello che colpisce più da noi. Con ogni probabilità il batterio così presente in Toscana proviene dall'Europa stessa o dalle Americhe, come ipotesi prevalente». Questo - sottolinea Mazzoni - spiega che «i batteri si mescolano, non con l'immigrazione ma coi viaggi». Certo - precisa il medico - se «parliamo di tubercolosi o altre malattie, può valere il discorso che persone con un sistema immunitario più debole come africani o cinesi le possono veicolare, ma questo non vale per la meningite».

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IN AFRICA FREGA IL CLIMA SECCO

Per quella sono altri i fattori da considerare. Ad esempio - prosegue Mazzoni - il ceppo attivo nell'Africa sub sahariana è quello A perché «lì il clima è molto secco, le membrane si screpolano e la mucosa diventa attaccabile. Proprio come avviene in un clima molto umido o freddo: solo che in quel caso, le membrane sono esposte a infezioni da arrosamenti». Non a caso, ricorda il medico, anche il “microclima” interno alle case non deve essere né troppo secco né troppo umido se vogliamo evitare di esporci a malanni, indipendentemente dalla meningite: «L'ideale sarebbe avere un tasso di umidità relativa fra 40 e 60%».

ARRIVANO I VACCINI

Comunque, per proteggersi, ci sono sempre i vaccini. Oggi arriva la prima fornitura per la campagna massiccia che domani la giunta regionale con una delibera estenderà (gratuitamente) agli ultra 45enni nelle province dell’Asl centro, le più colpite dalla malattia: Prato, Pistoia, Firenze e l'Empolese. Nel resto della Toscana la popolazione adulta potrà vaccinarsi oltre i 45 anni pagando una tariffa bassa, intorno ai 40 euro. «Ricordiamoci - conclude Mazzoni - che siamo in una fase di precauzione. L'allarme scatta, come dice anche la comunità internazionale, quando si verificano 10 casi di meningite ogni centomila abitanti e in Toscana siamo lontani da queste cifre». Quindi, l'invito è a non «fare le corse alla vaccinazione. Ci sono le scorte per creare la barriera immunitaria, ma come Asl abbiamo necessità di tempo per organizzarci al meglio».

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