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L'ex poliziotto: «Ho avuto paura e gli ho sparato»

Grosseto, Bruno Poeti, 62 anni, racconta come si è difeso dai ladri. Fermato per tentato omicidio, si attende l’udienza di convalida

GROSSETO. Ha sentito i suoi due pastori maremmani abbaiare, poi ha udito uno schianto contro un paletto di legno che si trova proprio dietro la sua casa. Si è affacciato sulla porta in mutande e senza scarpe Bruno Poeti, l’ex poliziotto di 62 anni fermato due mattine fa dalla polizia dopo che aveva sparato e ferito Ion Nicolai Farcas, un romeno di 39 anni che insieme a tre complici era entrati nel terreno dove l’uomo vive nella strada del Querciolo. La sua Fiat Punto era parcheggiata dietro l’abitazione: a bordo c’erano Farcas, Petru Buraciuc, 32 anni, Florin Ionut Ciorcan, 72 anni e Ahrip Lutu, 40 anni. Tutti romeni, con qualche precedente per furto.

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Quando la sua auto si è fermata davanti al cancello del podere, i quattro sono scesi per recuperare due borsoni pieni di refurtiva. È stato allora che il grilletto della 7,65 di Poeti ha esploso il colpo che ha centrato il trentanovenne. «Non mi sono accorto di averlo colpito, sono molto dispiaciuto», ha detto Poeti con la testa tra le mani al sostituto procuratore Giuseppe Coniglio che lunedì in questura lo ha interrogato per ore.

Poeti, in totale, avrebbe esploso tre colpi: quello che ha centrato il romeno. Poi altri due, questa volta in aria, dopo aver corso per una quindicina di metri fuori dal cancello, quando la sua auto è ripartita con i ladri a bordo.

L'auto rubata e recuperata dai...
L'auto rubata e recuperata dai carabinieri (foto Bf)

È un racconto fiume quello fatto dall’ex agente della polizia stradale che alle fine degli anni ’70 è stato costretto a lasciare l’amministrazione dopo che un tir lo aveva travolto durante il servizio. Da lunedì sera è rinchiuso nel carcere di Grosseto dove questa mattina si svolgerà l’udienza di convalida del fermo. «Chiederemo i domiciliari - dice il suo avvocato Adriano Galli - perché non ci sono né il pericolo di fuga e nemmeno il pericolo di inquinamento delle prove. Lunedì Poeti ha collaborato con la polizia, è stato tutto il giorno con gli agenti al podere e ha ricostruito tutto quello che è successo, dopo aver consegnato le armi che aveva in casa, tutte detenute regolarmente». Due fucili da caccia e due pistole, tra le quali la Star 7,65 utilizzata per sparare.

Poeti, quando ha visto i quattro romeni scendere dalla sua Punto ha urlato loro di fermarsi. «Ma in quel momento si è visto scaraventare contro un faretto arancione che aveva dentro la sua auto - dice ancora l’avvocato - e ha visto uno di questi uomini andargli incontro con un bastone». È stato allora che Poeti avrebbe esploso il primo colpo: impugnava la pistola con la mano destra e ha sparato in quella direzione. «Verso il basso», ha precisato lui al magistrato. Non così in basso da non colpire Farcas che lunedì è stato lasciato dai suoi complici davanti all’ospedale alle 7,24 del mattino con una ferita all’addome. Il proiettile era entrato nella schiena e uscito dal davanti e il trentanovenne è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Lui e i suoi complici sono tutti in stato di fermo e oggi saranno interrogati: Farcas all’ospedale, dove è già in reparto mentre Buraciuc, Ciorcan e Lutu al carcere di Sollicciano dove sono rinchiusi da lunedì sera con l’accusa di furto aggravato. I quattro sono difesi dall’avvocato Riccardo Lottini.

Una vicenda che ormai non presenta più troppi punti oscuri: i ladri erano arrivati al terreno dove vive Poeti con un’auto rubata. Ed è probabile che, una volta abbandonata la Punto dietro alla zona del Pizzetti, alle porte della città, abbiano utilizzato quella per raggiungere il loro appartamento in via Aurelia Sud, dove solo dopo quasi due ore hanno caricato Farcas su un furgone prima di lasciarlo davanti al pronto soccorso in una pozza di sangue. Erano le 7,24 quando i sanitari lo hanno trovato e gli hanno salvato la vita.

Le condizioni dell’uomo erano molto gravi, ma non è mai stato in pericolo di vita e da ieri è già in reparto.

L’avvocato Galli ieri è tornato a trovare Poeti in carcere. «È sereno - dice - e aspetta fiducioso che la giustizia faccia il suo corso. In questura si è sottoposto allo stub prima ancora dell’interrogatorio e l’unico momento nel quale si è sentito un po’ sollevato è stato quando gli hanno detto che l’uomo che aveva colpito era fuori pericolo».

 

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