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Strage del Rapido 904: non solo mafia, possibile una convergenza di interessi

Ecco le motivazioni dell'assoluzione di Totò Riina

FIRENZE. "Non può escludersi" che nella decisione, organizzazione ed esecuzione della strage del Rapido 904, oltre a quelli della mafia "abbia trovato coagulo un coacervo di interessi convergenti di diversa natura". Lo scrive la Corte d'assise di Firenze, assolvendo Totò Riina dall'accusa di essere mandante dell'attentato del 23 dicembre 1984: 16 morti e 260 feriti. Dei pentiti ascoltati, scrivono i giudici, "nessuno ha avuto conoscenza" che la strage fosse riconducibile "a un mandato, istigazione o consenso di Riina".

Strage Rapido 904, la lettura della sentenza: Riina assolto "Per non aver commesso il fatto", il boss di Cosa Nostra Totò Riina è stato assolto a Firenze dall'accusa di strage per l'attentato dinamitardo al treno Rapido 904, che nel 1984 causò la morte di 17 persone e il ferimento di altre 267 (video di Andrea Lattanzi)

L'attentato del Rapido 904, spiegano i giudici, "indubbiamente giovava alla mafia, ma non ne recava la tipica impronta". La strage, infatti, colpì in maniera "feroce e del tutto indiscriminata inermi cittadini" secondo "una logica squisitamente terroristica".

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Ecco che, dice la Corte, a differenza di quanto sostenuto dalla procura di Firenze, "la evoluzione storica pare smentire qualsiasi linea di continuità strategica" fra la strage del Rapido 904 e quelle mafiose del biennio 1992-1994, rivolte contro nemici di Cosa nostra, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, o contro i beni artistici, per dimostrare "la vulnerabilità" dello Stato e "costringerlo a scendere a patti". Prima di parlare degli "interessi convergenti di diversa natura" che hanno "trovato coagulo" con l'attentato del Rapido 904, i giudici ricordano che per la strage sono già stati condannati il cassiere della mafia, Pippo Calò, i suoi 'collaboratori' Guido Cercola e Francesco Di Agostino, e un artificiere tedesco, Friedrich Schaudinn. Per la 'sola' detenzione di esplosivo, invece, sono stati condannati l'ex parlamentare del Msi Massimo Abbatangelo e quattro camorristi: Giuseppe Missi, Giulio Pirozzi, Alfonso Galeota e Lucio Luongo.

Totò Riina
Totò Riina

Non solo mafia e camorra. Missi, scrive la Corte, "vantava spiccate simpatie neofasciste" e "coltivava progetti politico eversivi", mentre "i legami con esponenti della banda della Magliana già ponevano Calò come tramite tra 'il potere mafioso ed ambienti eversivi di destra'". Quindi Cal, considerato il maggiore responsabile della strage, intratteneva con un "certo grado di autonomia" delle "relazioni collaterali" alla mafia e questo, concludono i giudici, "avvalora il dubbio" che per la strage del Rapido 904 "non abbia avuto la necessità di avere impulso, autorizzazione o consenso di Riina".

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