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DOPO LA CONCORDIA

Super piattaforma per risanare i fondali del Giglio

La Titan Micoperi inizierà a giorni i lavori di bonifica, dureranno dodici mesi. Costa promette: pagheremo noi. Ma il Comune deve avere ancora 400mila euro

ISOLA DEL GIGLIO. La “Micoperi 30” - la piattaforma lineare di 120 metri - arriverà a giorni in porto. Deve essere operativa all’inizio di novembre. Due anni fa è servita per il raddrizzamento e la rimozione della Concordia. Oggi, sarà impiegata per risanare i fondali dell’isola. Il ripristino ambientale, le vene aperte del Giglio. Il consorzio italo-americanoTitan Micoperi si impegna a portare in fondo l’operazione (quasi tutta affidata ai sub) in 12 mesi. A compiere un’impresa delicata, come è stato il rigalleggiamento della Concordia, la più grande nave passeggeri mai affondata.

Tutto sul recupero della Costa Concordia

Costa, invece, si impegna a pagare tutto, costasse (come sembra) cento milioni e più. L’isola, però, guarda all’armatore con un scetticismo perché ancora non è riuscita a farsi restituire neppure i 400mila euro anticipati per gli ultimi 6 mesi di emergenza. Il Comune di Isola del Giglio ha presentato il conto da tempo, ma le fatture vengono contestate in continuazione. Tanto che oggi il bilancio dell’ente (circa due milioni) ha problemi di patto di stabilità, mancando quei 400mila euro che non riesce a recuperare. Un’avvisaglia, probabilmente, di quello che aspetta il sindaco Sergio Ortelli e la sua amministrazione nei prossimi mesi: a Costa, infatti, il Giglio chiederà non meno di un’ottantina di milioni per il danno di immagine e altri vari “inconvenienti” causati dal naufragio.

Lo speciale sul naufragio

Ma la compagnia - e soprattutto la holding americana, la Carnival - vuole che sia chiaro che non pagherà senza combattere. E se già il Comune di Isola del Giglio non riesce a farsi dare il dovuto secondo le ordinanze di protezione civile, figurarsi come riuscirà a farsi pagare un conto che dovrà essere stabilito da un tribunale a colpi di perizie. L’importo preciso di questo contenzioso, probabilmente, verrà comunicato in aula il 17 novembre. Ortelli deve testimoniare nel processo per il naufragio della Concordia nel quale persero la vita 32 persone, una delle quali - il cameriere indiano Russel Rebello - risulta ancora dispersa. E in quell’occasione Ortelli ha intenzione di elencare a Costa il danno che la sua nave ha arrecato all’isola: altro che il miliardo di euro garantito al Pil italiano dai lavori di recupero del relitto, come ripete sempre l’amministratore delegato di Costa Michael Thamm. I punti di vista di Ortelli e Thamm, evidentemente, non collimano. La freddezza degli ultimi incontri al Giglio lo hanno confermato. Oggi ancora meno. I colloqui fra Giglio e Costa avvengono soprattutto tramite legali.

E sembra un dialogo fra sordi. Più di un sollecito è stato inviato dal Comune alla compagnia perché saldasse il conto sulla fase di emergenza: i 400mila euro si riferiscono al rimborso per gli ultimi 6 mesi di permanenza sull’isola di vigili del fuoco e varie forze dell’ordine impegnate, a vario titolo, nel recupero del relitto. In base al decreto sull’emergenza, lo Stato avrebbe pagato tutte le spese e poi Costa le avrebbe rimborsate. Considerati i tempi di erogazione delle risorse dello Stato, il Comune di Isola del Giglio si era offerto di anticipare le spese. Il decreto di protezione civile, di conseguenza - fa presente l’ente - prevedeva un rimborso immediato a fronte di presentazione di fatture e «giustificativi, con possibilità di contestazione, ma solo dopo il saldo della somma». Invece, sta avvenendo il contrario: Costa non salda e «ogni volta ha un motivo diverso per contestare il pagamento».

Ci si aspetta, quindi, la contestazione sulla richiesta di danni per 80 milioni minimo: su questo argomento, l’armatore non ha neppure voluto avviare una trattativa bonaria. Il Comune motiva il maxi-risarcimento in questo modo: blocco del piano pluriennale delle opere pubbliche (parcheggi, scuole); fermo amministrativo per impiego personale e uffici nella fase di emergenza della Concordia; “lucro cessante” per mancati introiti con le tasse del diporto (per la paralisi del porto turistico); danno di immagine quantificato con un calo «dei turisti: 35mila presenze in meno dei turisti in due anni, secondo i dati registrati dalla Capitaneria in base ai passeggeri a bordo dei traghetti». Poi ci sono i rilievi della Provincia sulle presenze turistiche e quelli della Camera di commercio sulle imprese. Costa contesta e intanto vara (a giorni) una nuova nave passeggeri, la Diamante, per crociere più lussuose che prima. Ma a scanso di equivoci a Genova demolisce la Concordia e fa in modo di triturare qualunque suppellettile o arredo. Non vuole che resti nulla di quella nave. Che non si venda alcun cimelio su E-Bay. L’e-commerce dell’orrore provoca un danno di immagine alla compagnia. Difficile, allora, pensare che il turismo dell’orrore abbia creato un beneficio al Giglio.

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