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La Torre di Pisa continua a "raddrizzarsi": 2,5 cm in 12 anni

Le misurazioni, confermate dal "Rapporto annuale del gruppo di sorveglianza della Torre", avrebbero accertato la stabilità del monumento e la tendenza a raddrizzarsi

Mentre una zona absidale del Duomo viene ripulita, la Torre si sta raddrizzando.
Miracolo? No, sembra che il merito vada a Michele Jamiolkowski, professore emerito del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Torino, e ai vari docenti del Comitato internazionale per la salvaguardia della Torre.

Il celebre monumento che da secoli pende per la notevole quantità di acqua sotterranea e la conseguente cedevolezza del terreno, ha avuto nel corso del tempo vari restauri, non sempre felici.
Una ventina d’anni fa il campanile ha rischiato il peggio con lo spostamento dell’asse alla base di circa 4,47 metri e la progressione dello strapiombo di circa un millimetro all’anno. Era urgente intervenire.

Nel 1990 l’Opera decide il consolidamento della Torre con un’operazione messa a punto dall’ingegnere torinese e durata sino al 2001: cerchiatura di alcuni piani, applicazione temporanea di tiranti in acciaio e contrappesi di piombo (fino a 900 tonnellate), sottoescavazione e consolidamento della base. Nel 2008 la pendenza era di 3,97 metri con una riduzione rispetto all’inizio di quasi cinquanta centimetri. Per trecento anni, dicevano i tecnici, sarebbe rimasta tale.
Ma l’ultima misurazione, confermata dal “Rapporto annuale del gruppo di sorveglianza della Torre” dà notizie ancora più confortanti: l’inclinazione si è ridotta di altri 2,5 cm a partire dal 2001. Non solo, ma le analisi avrebbero accertato la stabilità del monumento e la tendenza a raddrizzarsi.

Minore chance per i turisti, ma migliore salute per un campanile antichissimo, fondato il 9 agosto 1173, alto 56 metri da terra (58, 36 con il piano di fondazione) e costruito nel corso di due secoli. Bellissimo ed unico, pesa 14.453 tonnellate ed è avvolto da giri di arcate cieche, con sei piani di loggette, sculture altomedievali riemerse nitide e corpose nel restauro di qualche anno fa.

Certo, bisognerà continuare a sorvegliarla: l’effetto benefico durerà due secoli e mezzo, poi posteri dovranno continuare le cure. Intanto alcune novità trapelano anche dal vicino Duomo, dove lavora il cantiere pilota. Sembra che ci siano state diverse fasi di costruzione dell’edificio. «Il fronte absidale è frutto di almeno tre momenti costruttivi - spiega Nadia Montevecchi, specialista in archeologia degli elevati e membro del gruppo di lavoro - ma non sappiamo ancora se si tratti della conseguenza dell’avvicendarsi di maestranze o di modifiche al progetto iniziale». Certamente diversi gruppi di scalpellini lavoravano affiancati, innalzando porzioni verticali della grande fabbrica, poi raccordate tra loro. Ma se ne saprà di più in seguito.

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