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Concordia, Schettino ai naufraghi: "Vi ho salvato la vita"

La seconda giornata dell’udienza dell’incidente probatorio sul naufragio della nave da crociera al Giglio. Secondo la perizia disposta dal gip il comandante, appena tre minuti dopo l'impatto, "ha certezza di avere una falla a bordo, con una cospicua entrata d'acqua"

Il comandante Francesco Schettino partecipa anche al secondo giorno dell'udienza per l'incidente probatorio sulla scatola nera della nave Costa Concordia. Alle 9 in punto è arrivato al teatro Moderno di Grosseto passando, come già ieri, dall'ingresso secondario, presidiato dalle forze dell'ordine. Schettino è sceso dall'auto con cui è stato accompagnato e ha salutato gli operatori delle tv appostati sulle case vicine con un gesto della mano e una parola che ai più è sembrato un “buongiorno”. Poi si è recato in aula. Sono entrati dallo stesso ingresso anche i pm della procura di Grosseto e i periti, tra cui l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. L'ingresso secondario verrà usato per tutta l'udienza così da evitare l’assalto delle telecamere posizionate all'ingresso principale.

Schettino ai naufraghi, vi ho salvato la vita. «Non ce la dovete avere con me, perchè io, con la mia manovra, ho salvato la vita a voi e a tantissimi passeggeri». È quanto ha detto, in aula a Grosseto, l'ex comandante Francesco Schettino a una coppia di coniugi tedeschi, sopravvissuti al naufragio della Costa Concordia. Michael Lissem e sua moglie Angelika, intervistati da Sky Tg24, hanno raccontato di «aver avuto modo di parlare più volte col comandante Schettino. Gli abbiamo chiesto come stava e lui diceva che si sentiva proprio male, era agitato». «Io ho detto a Schettino - ha affermato Michael - che mia moglie, qua presente, è stata male quella notte perchè non sa nuotare. Ma lui ha repicato di aver fatto la manovra che ha consentito di salvarci la vita. Ha fatto capire che era stata la sua manovra a evitare una tragedia di più ampia portata». Come avete visto Schettino in aula? «All'inizio ero molto arrabbiata con lui - ha risposto Angelika, ma oggi che l'ho visto di persona ho in parte cambiato opinione». Per la donna, l'ex comandante «ha dimostrato di avere un lato umano e mi è sembrato più simpatico, mentre prima mi sembrava molto più scostante e antipatico».

Il Giglio è una cosa bellissima. «Il Giglio è una cosa bellissima, è anche il nome di un fiore»: lo ha detto stamani il comandante Francesco Schettino ai microfoni del Tg5, avvicinato mentre si recava all'udienza per l'incidente probatorio sulla scatola nera della Costa Concordia. Schettino non ha comunque voluto rispondere ad altre domande, limitandosi ad un breve saluto, prima di salire in auto per andare al Teatro Moderno di Grosseto.

Falla a bordo. Il comandante Schettino, appena tre minuti dopo l'impatto con gli scogli, «ha certezza di avere una falla a bordo, con una cospicua entrata d'acqua tanto da impedire l'ingresso nella sala macchine». L'elemento è contenuto nella perizia disposta dal Gip Montesarchio ed è al centro dell'udienza dell'incidente probatorio. Schettino avrebbe dunque dovuto informare subito l'equipaggio «per permettere loro di assumere il proprio ruolo…fronteggiare l'emergenza e cooperare per la sicurezza dei passeggeri». Prima dell'urto contro gli scogli del Giglio per la nave Costa Concordia «c'erano ampi spazi e tantissima acqua e tempo per accostare e portarsi fuori dal pericolo», mentre «la manovra dopo l'urto fu assolutamente fortuita perchè la nave era senza controllo». Lo ha detto l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone rispondendo ad alcuni chiarimenti richiesti dal gip.

Nave ingovernabile dopo 45/50 secondi.«La dimensione della falla sulla nave Concordia è enorme come è stato confermato dalla perizia che è stata discussa stamani. Proprio per questo motivo i compartimenti stagni si sono allagati in pochi minuti e l'unità di crisi non ha avuto il tempo di fare niente». Lo ha detto l'avvocato De Luca, legale di Costa Crociere, all'uscita del Teatro Moderno di Grosseto, durante la pausa del secondo giorno dell'udienza per la perizia sul disastro all'Isola del Giglio. «È stato anche confermato - ha proseguito De Luca - che la nave dopo 45/50 secondi era ingovernabile perchè i sistemi sono andati immediatamente, dopo l'urto con lo scoglio de Le Scole, in avaria».

Al telefono con le Capitanerie. «Stiamo imbarcando acqua, tanto è calma piatta». Sembra quasi una battuta quella che il comandante Schettino fa al telefono con le Capitanerie di Porto di Livorno alle 22.32 del 13 gennaio, dunque 47 minuti dopo aver portato la Concordia sullo scoglio davanti al Giglio e quando già era chiaro a tutti, lui per primo, che la nave stava affondando. Tanto che la successiva affermazione è forse la più vera, uscita dalla sua bocca quella notte: «E poi ci pensi Dio». La telefonata è riportata nella perizia del Gip di Grosseto nella parte relativa alle comunicazioni tra la plancia e le autorità marittime competenti. Ed è proprio una di queste, la Capitaneria di porto di Livorno, che alle 22.25 chiama la plancia per chiedere un aggiornamento della situazione. A rispondere è Schettino: «stiamo valutando una via d'acqua…abbiamo una falla… - dice il comandante – vi chiediamo R/r in assistenza che ci tira su». Una voce non identificata, aggiunge: «e tutti i passeggeri hanno indossato i giubbotti di salvataggio…nessun ferito…la falla non è ancora identificabile, falla squarcio lato sinistro». Un minuto dopo, alle 22.26.46 la Capitaneria chiede: «la falla si è verificata a causa di che cosa?». Risponde il vice di Schettino, Ciro Ambrosio. «non è ancora identificato…falla per uno squarcio lato sinistro». Passano sei minuti e stavolta è Schettino che chiama le Capitanerie: “praticamente – dice – stiamo imbarcando acqua”. E aggiunge: “tanto è calma. E poi Dio ci pensi, non abbiamo problemi, dobbiamo solo mettere i passeggeri a mare, se ci mandate dei mezzi per cortesia..con molta velocità”.

Il filmato della Procura. La Procura di Grosseto ha mostrato un filmato di un minuto durante l'udienza sull' incidente probatorio sulla scatola nera in cui si ricostruisce la traiettoria della nave Costa Concordia e lo scarrocciamento dopo l'urto contro il Giglio, evidenziando anche gli orari e i tempi in cui avvenivano le manovre. Il filmato è un'animazione realizzata dai consulenti della Procura ed è stato allegato agli atti dell'incidente probatorio. È stato questo il primo atto in udienza fatto dall'accusa. La Procura ha iniziato ad intervenire nel pomeriggio chiedendo chiarimenti al gip, dopo che nella mattinata i periti hanno completato l'illustrazione alle parti del lavoro di "lettura" della scatola nera. Per la Procura parla il sostituto Alessandro Leopizzi. In sala sono anche presenti il procuratore Francesco Verusio e gli altri pm.

La difesa: manovra di Schettino non casuale. «Sicuramente la manovra del comandante Schettino non è stata casuale. Lui, finchè potè ancora usare i timoni, impostò quella manovra tenendo conto delle correnti e del vento»: lo ha detto l'avvocato Francesco Pepe, della difesa di Schettino, a proposito dei rilievi mossi dai periti del gip al momento dell'incidente della Costa Concordia. Schettino si è sempre difeso dicendo di aver salvato migliaia di passeggeri grazie all'avvicinamento al Giglio, ma secondo i periti la circostanza non è vera. Secondo l'avvocato Francesco Pepe, con la manovra di emergenza dopo l'urto, Schettino riuscì a portare la nave vicino all'isola «calcolando i venti e le correnti sulla schermata radar». «In base a questo - ha precisato il difensore - il comandante Schettino ha fatto la manovra e la nave ora si trova dov'è». Lo stesso legale ha precisato che «i timoni della Concordia si sono bloccati solo dopo l'ultimo ordine dato da Schettino, il "tutto a dritta", così che i timoni hanno fatto esattamente quello che "il comandante chiese loro", solo dopo si sono bloccati».

La relazione conclusiva delle Capitanerie. Una volta venuta a conoscenza dell'incidente al Giglio, la Costa Crociere non solo non si è «tempestivamente messa a disposizione delle autorità competenti», ma avrebbe anche partecipato «attivamente alle decisioni prese a bordo». L'accusa, già in parte emersa dalla perizia disposta dal Gip di Grosseto, è contenuta nella relazione conclusiva dell'inchiesta sommaria delle Capitanerie di Porto di Livorno, consegnata ai magistrati lo scorso 8 ottobre. Il documento contiene rilievi ben più pesanti alla società rispetto a quello dei periti del Gip e chiama in causa fortemente il ruolo del direttore dell'unità di crisi di Costa, Roberto Ferrarini e del vice presidente della compagnia Manfred Ursprunger. Secondo l'inchiesta delle Capitanerie, infatti, l'unità di crisi della Costa ha comunicato alle autorità quanto era avvenuto 51 minuti dopo l'impatto della nave con gli scogli, contravvenendo così a quanto previsto dall'articolo 19 del decreto legislativo 196/2005. E questo nonostante fosse chiaro alla società della situazione «estremamente grave a bordo». Ma non solo: «anche nel momento in cui vi è un contatto la situazione riportata non è in linea con quanto riferito dal comandante della nave». Quanto a Ferrarini e Ursprunger, l'inchiesta delle Capitanerie sostiene che dalle loro dichiarazioni ai magistrati emerge che «gli stessi non sono consapevoli delle reali funzioni del comitato del quale fanno parte». E dunque «appare evidente che non forniscono alcun concreto elemento di supporto a bordo di natura tecnica e gestionale, determinando in tal modo la mancata funzione di supporto decisionale, al comandante della nave, che il comitato di crisi è chiamato a svolgere». In compenso però, scrive la Capitaneria, Ferrarini contribuisce alle decisioni che vengono prese quella notte: «sembrerebbe avere un filo diretto con il comandante della nave, partecipando attivamente alle decisioni prese a bordo». E questo «non sembra coerente con quanto da lui dichiarato». Dunque, conclude la relazione, «la Compagnia, in seguito alle comunicazioni intercorse con la nave, è a conoscenza che la situazione di pericolo a bordo non è stata correttamente riportata» alle autorità e «nonostante questo la stessa compagnia non si attiva per correggere le informazioni fornite». Insomma: «alle 22.07 (21 minuti dopo l'incidente, ndr) la Compagnia è a conoscenza che le informazioni fornite alla Capitaneria di Civitavecchia non sono corrette» e «alle 22.26 è a conoscenza che la nave non ha chiesto ancora nessun aiuto ma non si attiva».

Risarcimento, il 67% li ha accettati. Intanto ad oggi, su più di 3.050 passeggeri che non hanno avuto danni fisici, circa il 67% ha accettato il risarcimento offerto. Lo rende noto la compagnia Costa Crociere che spiega: «Un ulteriore 23% comprende sia quanti non hanno accettato la nostra proposta sia quanti non hanno ancora risposto, mentre si ha evidenza di azioni legali per circa il 10%. Le famiglie dei deceduti e gli

ospiti feriti e che hanno richiesto trattamento medico ricevono una proposta separata che prenderà in considerazione i singoli casi». La cifra del rimborso si aggira su una media di 14.000 euro a naufrago ovvero 11 mila euro di base più un rimborso spese che varia a seconda della situazione.

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