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Quelle ragazze toscane fra le bombe del Vietnam

Applausi per il docufilm “Arrivederci Saigon” di Wilma Labate: l’avventura delle Stars che suonavano per i soldati Usa



Dopo il pisano Gipi, la sezione Sconfini sconfina nella provincia di Livorno con “Arrivederci Saigon” il docufilm di Wilma Labate proiettato ieri sera alla Sala Giardino, che si è rivelato una delle sorprese più felici della Mostra.

Racconta la storia vera di un gruppo musicale femminile toscano, le Stars, che nel 1968 fu chiamato a suonare nel Vietnam del Sud per confortare i soldati americani sul fronte: Rossella Canaccini di Livorno, Daniela Santerini di Pontedera, Viviana Tacchella, Franca Deni e Manuela Bernardeschi di Piombino, appena sedicenni, convinte dal loro manager, si ritrovarono a Saigon, dove rimasero per tre mesi a cantare il loro repertorio soul e rhythm and blues in mezzo alle bombe. Il trauma subito dalle poverette abituate alla provincia toscana nel ritrovarsi al centro dell’uragano che stava sconvolgendo il mondo traspare subito dall’ottimo montaggio di Mario Marrone, che alterna gli scorci della costa e della fabbrica piombinese ai filmati dell’epoca, con le rivolte sessantottine del maggio a Parigi e Milano, i bombardamenti e le battaglie in Vietnam, le manifestazioni di protesta antiamericana un po’ dovunque.

Sono le stesse protagoniste di allora (tranne Manuela, che non ne vuole più sentir parlare) a raccontare questa storia incredibile. Lo straniamento, le crisi di pianto e la paura, la vista dei cadaveri. Ma anche l’incoscienza giovanile, l’ebbrezza di vivere a quell’età un’esperienza così unica, il divertimento di suonare la black music per i neri americani e di essere apprezzate da loro. La splendida fotografia di Daniele Ciprì impagina nitidamente le immagini di oggi, mentre i ricordi sono affidati al repertorio in bianco e nero e ai colori sgranati dei filmini dilettanteschi privati delle protagoniste. Nella sua apparente semplicità, il film è più stratificato e ricco di prospettive di quanto sembri: oltre a scoprire una storia degna di essere narrata, mette a fuoco ritratti incisivi, compone un’intelligente riflessione sul Sessantotto, rievoca con pochi tocchi il panorama musicale dell’epoca, si interroga di striscio sulla ricetta del successo nel mondo dello show business e mette qualche pulce nell’orecchio per alcune analogie col presente.

Se finora le ex Stars avevano taciuto è anche per i sentimenti ambivalenti che provarono in Vietnam, parteggiando nel cuore con il popolo aggredito ma palpitando anche per i soldati americani che confortavano con la loro musica, e per le violente critiche che dovettero subire al ritorno dalla sinistra comunista che le accusava di essere state al servizio degli aggressori yankee. «Non ne parlavo neppure a casa con i miei familiari», dice Rossella Canaccini, emozionata di trovarsi, dopo mezzo secolo, con le amiche Viviana e Daniela alla Mostra veneziana. «Mi sono vergognata per cinquant’anni dell’avventura più bella della mia vita, quella che mi ha fatta crescere, ha reso possibile la mia carriera di cantante e mi ha fatto capire la sofferenza». Insieme a loro c’è la regista Wilma Labate, soddisfatta per aver raccontato il Vietnam da un lato inedito: «La guerra ha prodotto tanto cinema americano, io ho scelto di raccontare il backstage». La scoperta della storia si deve a Giampaolo Simi, autore del soggetto insieme alla Labate, che si imbatté per caso nel diario che Daniela ha pubblicato (edito da You Can Print) premiato a Pieve Santo Stefano. Averci creduto è merito invece del produttore Emanuele Nespeca.

Il documentario sarà distribuito nelle sale a fine ottobre,

ma la Labate rivela che, nei suoi progetti futuri, da questo documentario potrebbe nascere un vero film di fiction: «La storia chiama un film. Ho già scritto la sceneggiatura, ma il problema sarà il budget: immagina i costi di un film italiano ambientato nel Vietnam del 1968...». —

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