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In banchina c’è la Vega Lea, la prima nave dell’era Jindal

In banchina c’è la Vega Lea, la prima nave dell’era Jindal

La portarinfuse è partita da Chennai (India) con a bordo 18mila tonnellate di blumi. Il sindaco Giuliani è fiducioso: «Questo arrivo evoca e trasmette speranza»

PIOMBINO. La prima nave dell’era indiana dell’ex stabilimento Lucchini è arrivata. Finalmente. La Vega Lea, nave cargo battente bandiera liberiana lunga 190 metri e larga 32, è attraccata i eri mattina, intorno alle 11, sulla banchina nella zona industriale del porto di Piombino. La portarinfuse era partita il 7 agosto scorso dal porto indiano di Chennai, dopo aver caricato a bordo 18.400 tonnellate di blumi che saranno lavorati nei prossimi giorni negli impianti riattivati dello stabilimento piombinese. Si tratta del primo ordine ottenuto in fabbrica dopo il passaggio di proprietà da Cevital alla Jsw di Sajjan Jindal. Un momento cruciale che il sindaco di Piombino Massimo Giuliani ha voluto sottolineare con un post pubblicato su Facebook. Una foto della Vega Lea che sta per entrare nell’area portuale di Piombino. «Questa nave – ha scritto il primo cittadino di Piombino – in arrivo oggi nel nostro porto, evoca e trasmette speranza».

In realtà il lavoro all’interno dello stabilimento di Piombino era già ripreso il 29 agosto, con gli operai rientrati in fabbrica che hanno rimesso in marcia il treno rotaie e si sono messi all’opera per laminare un piccolo quantitativo di blumi, in attesa dello sbarco - avvenuto ieri mattina - della nave mercantile in arrivo dall’India. I semiporodotti serviranno per fabbricare le rotaie destinate ad esaudire la commessa ottenuta da tempo con Rfi. Insomma, l’arrivo della nave carica di semiprodotti e la riattivazione del treno rotaie è un primo segnale importante anche da un punto di vista psicologico per i lavoratori che sono rimasti a casa a lungo. Si riprenderà il lavoro per completare il contratto per la fornitura di circa 50mila tonnellate di rotaie da onorare con le Ferrovie dello Stato e per tenere attivo il laminatoio in attesa della nuova gara indetta da Rfi per il prossimo 24 settembre. Una commessa composta da tre lotti per un totale di circa 350mila tonnellate.

«In questi giorni lo stabilimento torna a riprendere vita dopo mesi in cui era completamente morto: adesso ci sono le condizioni, con un imprenditore siderurgico dell'esperienza di Jindal, per rinascere e ridare un futuro siderurgico e nuove prospettive di lavoro al nostro territorio», ha commentato Lorenzo Fusco, segretario Uilm. Nel frattempo nello stabilimento sono iniziati i primi interventi anche sugli altri due treni di laminazione (barre e vergella), in vista di una possibile ripartenza prevista, come sembra, per la fine di ottobre. Una quarantina di lavoratori degli impianti dell'acciaieria e della cokeria fermi da ormai oltre 4 anni, che non avevano più rimesso piede in azienda da aprile 2014, sono rientrati in fabbrica. «Adesso ci aspettiamo l'annuncio dell'arrivo di semiprodotto costante per tutti i treni di laminazione», dice Fusco.

I sindacati, oltre alla ripartenza costante dei treni di laminazione, auspicano l'avvio degli smantellamenti dei vecchi impianti per dare prospettive a tutti quei lavoratori dell'indotto. «In questo frangente attendiamo la convocazione

non più rimandabile, o altrimenti dovremo organizzarci come sindacato per ottenere la convocazione, già più volte richiesta al ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio per garantire ammortizzatori sociali adeguati per l'intera durata del progetto Jindal». 

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