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Il sogno di Nespoli: «Nello spazio da turisti» - Video

Pisa, l’astronauta consegna agli incursori del nono reggimento Col Moschin lo stemma portato in orbita

PISA . L’uomo delle stelle non poteva che arrivare dal cielo. «È bello tornare a casa», dice Paolo Nespoli, professione astronauta, appena atterra con un elicottero dell’esercito nella base a mare degli incursori del nono reggimento “Col Moschin” – tra San Rossore e Marina di Pisa – dove negli Ottanta è stato addestrato prima di lasciare i reparti speciali per conquistare lo spazio.

Con lui quattro dei suoi cinque compagni di viaggio sulla ISS 53, la spedizione rimasta in orbita fino al dicembre scorso: gli americani Randolph Bresnik, comandante della missione, Joseph Acabà e Mark Vande Hei, e il russo Sergej Rjazanskij.

«È un piacere essere qua – prosegue Nespoli mentre saluta i vecchi compagni di corso – e vedere che certe cose sono cambiate in meglio, mentre altre sono rimaste le stesse: goliardia e spirito di corpo in primis».

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L’occasione del ritorno a casa di Nespoli è stata la riconsegna al colonnello Giuliano Angelucci, comandante del Col Moschin, degli stemmi del nono reggimento che l’astronauta ha portato nello spazio nell’ultima missione per riceverne un altro che ieri aveva al braccio durante l’incontro in Vaticano con Papa Francesco al quale ha regalato una tuta spaziale.

«Quando sono venuto la volta precedente, prima di partire, mi hanno chiesto di portare qualcosa in orbita. Allora ho pensato a questo stemma per ricordare che gli incursori vanno dappertutto».

Tra un brindisi, una tavola rotonda e la visita alla mostra sull’equipaggiamento dei reparti speciali, c’è spazio per i ricordi. «È importante dire che la mia formazione da astronauta è parità da qua. In questa base ho imparato a superare i miei limiti e ho maturato l’idea che tutto è possibile». Non è solo lo spirito di Nespoli ad essersi formato alla foce dell’Arno. «Sembra strano – prosegue – ma della Toscana mi è rimasto molto: qualcuno sostiene che abbia anche un leggero accento. Ma c’è altro, perché qua ho imparato a guardare il mondo, la natura e anche i rapporti umani in modo diverso».

Nespoli mentre consegna la tuta...
Nespoli mentre consegna la tuta spaziale a Papa Francesco in Vaticano


Se Nespoli, 61 anni, guarda al futuro, vede ancora davanti a sé la sfera celeste. «Quando sono tornato nel 2007 dopo la prima missione pensavo fosse l’ultima. Invece sono tornato nello spazio altre due volte. Ecco perché non mi pongo limiti, soprattutto perché tra qualche anno il turismo spaziale sarà più accessibile a livello economico e allora potrei tornarci da turista per giocare con la gravità senza che Houston chiami e mi dica: “Nespoli fai questo, fai quello”».

Eppure per accarezzare il cielo e vedere il modo dall’alto non mancano le rinunce. «Nello spazio perdi il piacere dei sensi, l’odore della terra, della neve, ma anche i sapori e i colori. Una volta dalla stazione ci hanno autorizzato a coltivare l’insalata e ci hanno permesso di mangiarla: è stata la foglia più buona che ricordi di aver mai assaporato».
 

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