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L’alta moda del dopoguerra in mostra a Palazzo Mansi

A Lucca una preziosa collezione di abiti da sera d’epoca, con accessori e gioielli Un tuffo nel passato che fa rivivere le atmosfere delle serate di grandi feste

LUCCA. Abiti lunghi da gran sera e da ballo, oppure più corti da cocktail. Poi giacchine, corpini, copricapi e accessori, collane, parure, spille, borse mignon e lunghi guanti. Datato tra il 1945 e il 1955, questo piccolo campionario della moda post-guerra – tra i simboli della rinascita dell’Italia – si può ammirare fino all’8 aprile nella mostra “Invito a palazzo. In abito da sera”, allestita a Lucca nel museo nazionale di Palazzo Mansi.

Capi di alta sartoria italiana e confezionati a mano con preziosi tessuti e rifiniture, ad ognuno dei quali è abbinata una collana di pregiata bigiotteria. Il materiale è di proprietà di Renata Frediani, antiquaria e collezionista lucchese che ha anche curato l’allestimento della mostra, senza alcun costo per il museo, in questo periodo alle prese con una grave carenza di personale e di risorse, ma non di spirito d’iniziativa. Gli abiti e gli accessori, del resto, non tolgono niente alla bellezza dei saloni, anzi la esaltano.

Di proprietà statale dal 1965 e museo dal 1977, il palazzo è un maestoso edificio d’impianto tardo cinquecentesco: fu acquistato dalla famiglia lucchese dei Mansi ai primi del 1600, poi alla fine di quel secolo e nel corso del Settecento fu trasformato secondo il gusto barocco del tempo. Nelle sfarzose sale, ornate di stucchi, arazzi, affreschi, quadri e arredi d’epoca, gli abiti sembrano far rivivere i balli e le feste che il palazzo ha ospitato fino a cinquant’anni fa.

Il vestito più pregiato è di tulle bianco in seta, l’ampia gonna e il corpetto scollato arricchiti da decorazioni in crine, paillettes, strass e canutiglia (una particolare lavorazione del filo metallico): venne indossato alla cerimonia d’incoronazione della regina Elisabetta II d’Inghilterra a Londra, il 2 giugno 1953. Anche gli altri capi non sono da meno quanto a tessuti e ornamenti, con un trionfo di raso e seta, merletti e chiffon, ricami e pizzi: rifiniture applicate rigorosamente una ad una, come fatte a mano sono tutte le sottogonne, spesso più di una per un solo vestito. Ciò che colpisce è il taglio moderno degli abiti, nessuno dei quali appare datato né sfigurerebbe accanto alle collezioni delle case d’alta moda di oggi. È un esempio della creatività e della qualità simbolo del Made in Italy, etichetta nata agli inizi degli anni Sessanta per boicottare i prodotti italiani sui mercati europei e divenuta invece un marchio d’eccellenza mondiale, tra i più copiati e contraffatti.

I vestiti in mostra appartenevano a una nobildonna torinese che di gusto, oltreché di denaro, ne possedeva a volontà. Tanto da affidarsi alle migliorie sartorie del tempo che crearono per lei modelli unici, eleganti e raffinati. Di tali abiti si innamorò molti anni fa la Frediani. «Non li acquistai per indossarli né per venderli – dice – ma solo per la bellezza, unica mia linea guida sia nel lavoro che nel collezionismo». L’antiquaria è tra le maggiori esperte nello stile settecentesco e impero, in particolare di epoca napoleonica. E non è nuova a collaborazioni con le istituzioni culturali. Da diversi anni ha dato in comodato gratuito ai musei napoleonici dell’Isola d’Elba stampe, disegni e acquerelli di produzione francese del XIX secolo, raffiguranti la tipica iconografia napoleonica: scene di battaglia, di corte e ritratti del generale. Un’altra delle sue numerose collezioni – bambole e statuine, di cui possiede anche esemplari seicenteschi – è stata protagonista nel 2014 di una mostra all’Archivio di Stato di Lucca.

L’esposizione è visitabile con il biglietto d’ingresso al

museo (4 euro). Gli orari sono ridotti a causa della carenza di personale: visite programmate la mattina alle 10,30 e alle 12,30 e il pomeriggio alle 14,30 e alle 16,30 dal martedì al sabato (chiusura domenica e lunedì), per Pasquetta però il museo sarà aperto dalle 8,30 alle 13,30.

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