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Europa e cultura la lezione di Ciampi ai giovani smarriti

Ceccuti: «Uomo di lettere, non solo banchiere» Quando a Firenze si perse per leggere Renan

FIRENZE. «Non si trova più il presidente!», dicevano allarmati gli accompagnatori. «Oddio, l'abbiamo perso», si guardavano intorno smarriti gli uomini della sicurezza. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita alla Fondazione Spadolini il 5 dicembre del 2000, era sparito. Un attimo prima era lì con loro a salutare con il suo largo sorriso e strette di mano la piccola folla che lo aspettava sulla collina al Pian dei Giullari. Poi più niente. Puff!, scomparso. Il presidente s'era come volatilizzato.

«Ricordo bene lo smarrimento degli accompagnatori di Carlo Azeglio Ciampi. Ammetto che furono attimi di grande animazione», racconta al Tirreno il professor Cosimo Ceccuti, direttore di Nuova Antologia. L'occasione per scambiare due parole è la presentazione alla sede fiorentina di Banca d'Italia dei due volumi “Scritti di Carlo Azeglio Ciampi nella Nuova Antologia”, 53 saggi pubblicati fra il 1993 e il 2016 per la rivista diretta dallo stesso Ceccuti.

Al primo piano del palazzo di via dell'Oriuolo si sono scomodati a venire pure l’economista Pierluigi Ciocca, braccio destro di Ciampi quando era governatore della Banca d'Italia, e l'attuale vicedirettore generale Luigi Federico Signorini. Ma poi fu ritrovato il presidente? «Sì. Era in una stanza chinato per terra, aveva un libro in mano», risponde Ceccuti. «Si gira verso di noi e fa: “Non sapevo mica che esistesse questa edizione delle opere di Renan”». Evidentemente la biblioteca della Fondazione teneva un'edizione rara del filosofo e storico delle religioni francese Joseph Ernest Renan. Il Ciampi già laureato in Lettere e Filosofia e poi in Giurisprudenza conosceva bene l’autore, ma non quella pubblicazione. Era un uomo di grande cultura Carlo Azeglio Ciampi.

«Molti lo hanno definito un banchiere – dice Ceccuti -, ma è riduttivo parlarne in questi termini. Ed era attraverso la cultura che si sforzava ormai più che novantenne di esortare i ragazzi di oggi a uscire dalla sfiducia nel futuro e nelle istituzioni». Era l'anno prima di morire, il settembre del 2015, e il presidente emerito della Repubblica era preoccupato del loro lasciarsi all'abbandono, del loro rinunciare a cercarsi un lavoro, di non credere più nello Stato. E quando gli fu chiesto di scrivere un discorso dedicato ai giovani pensò di raccontare la sua gioventù: l'odio tra italiani, la guerra civile, ma anche il mito dell'Europa politica unita che tiene assieme tante piccole patrie. Tempi che sembrano lontani alla memoria dei ventenni e dei trentenni di oggi, ma che fanno invece tremare i polsi per la visione lungimirante che ne scaturì nel Ciampi azionista.

Ora che l'Europa rischia di deflagrare stretta com'è da risorgenti nazionalismi e da nere onde di neofascismo. Ora che l'Italia cerca di rialzare la testa dopo la peggiore crisi economica dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Sempre che sia davvero finita.

Ma non ci sono solo gli ideali. Il Ciampi presidente della Repubblica fu prima di tutto governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993 e poi presidente del Consiglio tra il '93 e il '94. Pierluigi Ciocca, che lo ha visto da vicino, ne ricorda la capacità di rimettersi sempre in discussione. «Da buon livornese – confida in una battuta lampo prima del convegno – non solo cambiava tattica, ma cambiava pure strategia. Questa era la sua forza».

L'attuale vicedirettore della Banca d'Italia Luigi Federico Signorini lo ricorda all'opera negli anni '90 e afferma: «Oggi la sfida è analoga. Si tratta di rimettere mano a quel risanamento della finanza pubblica che fu ottenuto allora con decisione, piegando con misure strutturali la tendenza esplosiva del rapporto tra debito pubblico e prodotto, avviandone un rapido calo».

E la crisi economica di questi anni lo impone. «Ci troviamo a mezza strada in un percorso di riforme che ha già tanto cambiato, e tanto dovrà ancora cambiare, il funzionamento della nostra economia; che siamo chiamati a far sentire di nuovo una

voce chiara nel dialogo europeo, Carlo Azeglio Ciampi – conclude Signorini – ci esorterebbe a dimostrare di saper fare come in passato: quando, posti di fronte alle alternative decisive, abbiamo scelto sempre la strada difficile e giusta».

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