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cultura

Sequestro Moro e olocausto nel nuovo noir di Riccardi

Roberto Riccardi, capo ufficio stampa dell’Arma, già comandante provinciale dei carabinieri a Livorno, approda ad Einaudi con l’ultimo libro "La notte della rabbia"


La trama si snoda fra intrecci, colpi di scena e una descrizione perfetta di un momento storico che ha segnato profondamente il nostro Paese. Ce la racconta l'autore, già noto per "La firma del puparo" e "Il prezzo della fedeltà", solo per citare le sue ultime due opere, molto apprezzate dalla critica. Scrittore profondo, ma anche militare di grande esperienza, con un curriculum fatto di missioni in Bosnia e Kosovo, e prima Palermo negli anni delle stragi.

Come nasce, dunque "La notte della rabbia"?

«È un romanzo - racconta Riccardi - di cui sono molto soddisfatto perché sono riuscito a mettere insieme i temi che più mi interessano come la Shoah, il terrorismo, la guerra fredda, da cui c'è molto da imparare. L'ho scritto a Livorno (dove l’autore è stato comandante provinciale prima di tornare a Roma, ndr) nel giro di sei mesi. Il messaggio più importante del libro è che il male non ha colore: nella storia infatti emergono in maniera netta il dolore e i danni provocati sia dai fascisti sia dai brigatisti. Il romanzo può essere considerato la controstoria del sequestro Moro su cui ho letto di tutto nel corso del tempo».

Ma cosa affascina di più l’autore degli anni di piombo?

«È stato un periodo di forti trasformazioni dopo il boom degli anni Sessanta. Basti pensare - prosegue Riccardi - al fatto che all'epoca c'erano 5000 giovani effettivi nelle organizzazioni sovversive, soprattutto nelle Br. Ragazzi spesso in rivolta contro i genitori, figli di politici, magistrati, partigiani: mi sono spesso interrogato su questo. E infatti c'è molto spazio nel libro a tali dinamiche. E si parla anche delle coppie che si formarono al tempo, all'interno delle bande armate».

Del suo protagonista, Leone, Riccardi dice che è un personaggio del tutto nuovo nel panorama letterario italiano.

«Il lettore - spiega - ci entra subito in empatia perché è molto umano. La sua personalità emerge in maniera potente, soprattutto perché è il passato che ritorna a tratteggiare la sua identità più nascosta. E da qui il titolo "La notte della rabbia", sentimento con cui dovrà fare i conti».

Tra Leone Ascoli e il suo papà letterario, naturalmente, non mancano le somiglianze. A parte il lavoro, anche alcuni lati caratteriali sono gli stessi.

«La determinazione, ma anche l'ironia. Leone è un uomo che sa trovare la chiave giusta per affrontare anche le situazioni emotive più critiche e che riesce a sdrammatizzare con un sorriso, condiviso con il magistrato Tramontano, figura di alleggerimento».

Con “La notte della rabbia”, infine, Riccardi è approdato a una casa editrice storica come Einaudi.

«Sono molto felice - confessa - anche se resto umile, lo sono di natura. Certo, per me è un bel traguardo pubblicare con una casa che ha fatto la storia dell'editoria italiana. Se sto scrivendo un libro nuovo? Per il momento no, ma vedremo».

Mercoledì 6 dicembre Roberto Riccardi ha presentato il suo libro a Livorno presso la Feltrinelli, l'occasione per parlare dell'opera, per aprire un dibattito interessante sulla storia, dagli anni di piombo all'olocausto, ma anche di riabbracciare vecchi amici. Poi l'ufficiale-scrittore annuncia un nuovo progetto: «A gennaio per Mondadori uscirà "Carabinieri per la democrazia", di cui sono curatore, storie dei militari vittime dei terrorismo: ne abbiamo persi 36».

Il colonnello Riccardi e il suo nuovo libro ispirato al sequestro Moro Il colonnello dei carabinieri Roberto Riccardi, responsabile della comunicazione dell'Arma, presenta a Livorno alla Feltrinelli il suo libro "La notte della rabbia" sugli anni di piombo, con riferimenti all'olocausto e un personaggio ispirato ad Alberto Sad, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz: "Un incontro che mi ha segnato". Poi l'ufficiale-scrittore annuncia un nuovo progetto: "A gennaio per Mondadori uscirà "Carabinieri per la democrazia", di cui sono curatore, storie dei militari vittime dei terrorismo: ne abbiamo persi 36"

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