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I due volti dell’Italia in guerra negli occhi di Magda Ceccarelli al Forte - La storia / 8

I due volti dell’Italia in guerra negli occhi di Magda Ceccarelli al Forte - La storia / 8

La colta villeggiante in Versilia fra scene di miseria e superficialità borghesi

La madre vestita a lutto versa lacrime sulla lettera che le annuncia la morte dell’unico figlio. Il giovane fornaio affamato in fila dal macellaio per qualche avanzo di carne. Contadine scese dai monti per svendere cibo in cambio di pochi spiccioli. La donna baratta il poco zucchero che possiede in cambio di qualche cencio d’abito. Dall’altra parte villeggianti borghesi affollano gli ombrelloni dei lidi, i cinema all’aperto, le botteghe del centro. Biciclette lucide, unghie brillanti. In mezzo militari a torso nudo sulle navi, dietro ai cannoni che tuonano nella notte. Forte dei Marmi, provincia di Lucca, giugno 1940.

Sono queste le scene dell’Italia a due volti che scorrono davanti agli occhi di Magda Ceccarelli De Grada. Un’Italia appena entrata in guerra - la dichiarazione è del 10 giugno - e subito divisa. Tra la povera gente che capisce immediatamente, sulla propria pelle, che il conflitto porterà solo fame, miseria e morte. E i ceti benestanti che si illudono di proseguire la vita di sempre.
Forte dei Marmi è un luogo emblematico per ravvisare questa divaricazione. Meta turistica per eccellenza ma anche centro gravitazionale, in quegli anni, di una provincia rurale e povera. Magda osserva e descrive, redige un "giornale di guerra" quasi quotidiano, un diario che oggi è custodito dall’Archivio di Pieve Santo Stefano e che riportiamo per ampi stralci in queste pagine.

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Magda Ceccarelli De Grada nasce nel 1892 a San Gimignano da una famiglia di artigiani del ferro. Con dedizione e spirito di sacrifico riesce a compiere gli studi superiori. Dopo il matrimonio con il pittore Raffaele De Grada, dal quale ha due figli, si trasferisce prima a Zurigo, poi a Firenze e infine a Milano dove, durante la guerra, diviene una militante antifascista e partecipa come volontaria al movimento di liberazione.

Negli anni del conflitto trascorre tutte le estati a Forte dei Marmi, da dove racconta l’evolversi degli eventi bellici e delle ripercussioni sulla popolazione civile. Dalle pagine del suo diario affiora lo sgomento per la superficialità con la quale i borghesi ricchi, turisti nella località balneare, vivono l’inizio del dramma che incombe sul Paese. I suoi occhi di donna colta e sensibile osservano con attenzione le sofferenze della gente comune, soprattutto della popolazione contadina che si riversa nelle strade e tra gli stabilimenti in cerca di cibo.

Gli anni a venire metteranno a dura prova l’intera famiglia, il marito pittore emarginato dal regime, il figlio membro attivo della resistenza che vive l’esperienza dell’arresto e della detenzione. La figlia Lidia sperimenta invece quella dell’esilio. Un periodo tormentato e appassionato, segnato da incombenze domestiche e da eventi bellici, da spostamenti e da bombardamenti.

Magda è una lettrice attenta di eventi nazionali ed internazionali, che interpreta grazie anche a un punto di osservazione privilegiato sull’alta società dei suoi tempi. Ne è un esempio il commento fulmineo che ritroviamo in queste pagine, a margine della notizia sulla morte di Italo Balbo, squadrista, aviatore, gerarca, governatore della Libia, figura di spicco dell’Italia fascista che aveva incontrato proprio a Forte dei Marmi. Magda è una testimone delle atrocità della guerra e, come tante altre donne, una delle protagoniste della resistenza civile e quotidiana.
Nel prosieguo del suo "giornale di guerra" analizza con lucidità i segnali del cambiamento di una società che, dopo la caduta del fascismo, prende lentamente coscienza del valore della libertà e della democrazia. La sua testimonianza si conclude proprio all’indomani del 25 aprile 1945, il primo giorno di libertà.

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