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I musei verso il futuro fra web e suggestioni

Bilancio boom per gli statali: opere di ammodernamento e idee Come il Bargello che vuole aprire la stanza segreta di Michelangelo

ROMA. C’è chi, come Sylvain Bellenger a Capodimonte, è dovuto partire dai muri di cinta che venivano giù come farina. E chi «dopo un anno» è riuscita a «spolverare tutte le opere» della Galleria dell’Accademia di Firenze, come Cecilie Hollberg. Chi a Caserta ha trovato non una Reggia «ma un gigantesco cantiere», come Mauro Felicori, e oggi festeggia il raddoppio delle entrate. E chi sciorina pubblicazioni, «20 per le mostre e 5 scientifiche in un anno», a confutare, dice Eike Schmidt alla guida degli Uffizi, «la critica superficiale che noi non facciamo ricerca».

Uno accanto all’altro, per la prima volta raccontano risultati e progetti i direttori dei primi 20 musei che la Riforma del Mibact ha reso autonomi, cui si aggiunge l’esperimento ante litteram di Pompei. Un incontro voluto dal ministro Dario Franceschini, anche per illustrare un bilancio che definisce «entusiasmante»: 50 milioni di incassi in più e un boom di visitatori per tutti i musei statali tra il 2013 e il 2016 e il 2017 che conferma il trend di crescita veleggiando verso i 50 milioni di visitatori. Trend che investe anche gli “autonomi”, a quota +11% visitatori e +14,5% di incassi nel 2017, «in controtendenza con quello che succede in Europa».

Numeri che raccontano di rinascite, come per l’Archeologico di Reggio Calabria, che «finalmente ha quattro livelli di esposizione, un bookshop, visite nei depositi e guide in Lis», dice il direttore Carmelo Malacrino. O di grandi restauri e scoperte, come le Domus di Pompei, passata dalla stagione dell’impasse e dei crolli, ai 35 milioni di incasso previsti nel 2017. O suggestioni come quella che si appresta ad offrire il fiorentino Museo el Bargello, sesto in Italia per numero di visitatori: aprire al pubblico, entro il 2020, la celebre stanza segreta di Michelangelo nelle Cappelle medicee, dove il Buonarroti si rifugiò nel 1530 per alcune settimane per sfuggire alla vendetta dei Medici in esilio dopo il suo tradimento in favore dei ribelli della rivolta popolare che li aveva spodestati. È il piano della direttrice Paola D'Agostino. Lo spazio, rimasto segreto dal Rinascimento al 1975, quando fu scopreto quasi per caso, è impreziosito dalla presenza di tanti disegni, vergati sulle anguste mura da Michelangelo per sconfiggere la noia. La stanza ora non è accessibile ai visitatori, ma si conta di poterla aprire entro il 2020.

E allo stesso modo tutti i musei nazionali hanno progetti in programma o in corso per ammodernarsi e rilanciarsi ancora di più, inventando servizi e puntando sul web.

«Per come era il sistema museale italiano nel 2013 – commenta Franceschini – i musei erano importanti collezioni, prive di qualsiasi identità giuridica e identitaria. Oggi i risultati sono significativi non solo nei numeri, ma nella ricerca, nelle attività e acquisizioni. Sui musei abbiamo messo un miliardo dei 3 disponibili per i beni culturali. Non basta, ma è un passo. Prossime urgenze
– dice – il personale. Servono nuove energie nella Pubblica amministrazione. Dei 1000 assunti nella legge di bilancio, 300 saranno destinati ai musei. Non completeranno tutti i posti vacanti, ma quasi. E poi, le gare per i servizi museali, dove mi aspetto le eccellenze del territorio».

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