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Cervelli e occhi toscani per l’Europa delle stelle - Video

All’Eso, in Germania, fra i tanti italiani che studiano il cosmo. Ecco chi sono i toscani protagonisti

Garching è alle porte di Monaco di Baviera. Zona agricola, in questi giorni danno spettacolo le gigantesche macchine al lavoro nei campi che danno patate e barbabietole da zucchero. Ma i 15.000 abitanti della cittadina hanno soprattutto a che fare con le moderne costruzioni che si affacciano su viali dedicati a Einstein, Diesel e altri scienziati. Qui, nella cittadella scientifica, hanno sede alcune facoltà del Politecnico di Monaco di Baviera, l’ateneo che ha prodotto 17 premi Nobel e che ha visto tra i propri studenti anche Samantha Cristoforetti. E circondata dal verde c’è la sede dell’Eso (European Southern Observatory), l’Osservatorio europeo australe, organizzazione inter-governativa cui partecipano 16 Paesi tra cui l’Italia.

L’Eso si occupa di progettare, costruire e gestire i potenti strumenti astronomici da terra dell’emisfero Sud che consentono agli astronomi di realizzare importanti scoperte, ma che promuove e organizza anche ricerca in proprio o in cooperazione internazionale. Fra le centinaia di persone che lavorano qui, una settantina sono italiani, più un’altra dozzina di nostri connazionali che operano sui progetti in Cile. E fra gli italiani all’Eso, c’è una significativa quota di toscani: attualmente dodici, più l’astronoma senese Eleonora Sani che è in Cile. Tutti esponenti di quell’emigrazione intellettuale che solo all’estero ha trovato risorse e opportunità per sviluppare i propri progetti, sono astronomi, astrofisici, fisici, ingegneri e parte dello staff manageriale.

I toscani al lavoro per costruire i più grandi telescopi della terra L’Eso si occupa di progettare, costruire e gestire i potenti strumenti astronomici da terra dell’emisfero Sud che consentono agli astronomi di realizzare importanti scoperte, ma che promuove e organizza anche ricerca in proprio o in cooperazione internazionale. E fra gli italiani all’Eso, c’è una significativa quota di toscani: attualmente dodici, più l’astronoma senese Eleonora Sani che è in Cile (video a cura di Erika Fossi) - L'ARTICOLO


L’appuntamento con loro è in un’ampia area dedicata agli incontri e agli scambi tra colleghi e visitatori. Volano le “c” aspirate della gorgia toscana, battute sulla ribollita, ma rapidamente stelle, pianeti, galassie e telescopi prendono il sopravvento.

Luca Pasquini, fiorentino con sangue mugellano, astronomo con studi universitari a Firenze, ha lasciato l’Italia nel 1986. Tappe in Cile durante gli studi a osservare con i telescopi, dopo la laurea è al Max Planck Institute con l’Agenzia Spaziale Europea, poi è entrato all’Eso che lo ha mandato a Santiago per 9 anni. La sua passione per la strumentazione poi l’ha riportato in Germania come program manager, si occupa soprattutto di spettroscopia, ma si dedica anche alla ricerca. «Continuo a studiare le mie stelline, a capire di cosa sono composte le stelle e a cercare pianeti extra solari», racconta con simpatica semplicità. Al momento è impegnato anche nel progetto del super telescopio ad ampissimo campo che permetterà l’osservazione di 15.000 stelle in contemporanea.

Collabora con lui l’astronoma Anna Brucalassi, mugellana doc, che ha un contratto come project scientist. In questo periodo la sua attenzione è all’upgrade di Crires, uno spettrografo infrarosso ad alta risoluzione che il prossimo anno verrà installato su uno dei 4 telescopi VLT a Paranal, in Cile, ma con Pasquini come supervisore e un lavoro di squadra internazionale è stata protagonista della scoperta di tre pianeti di tipo gioviano nell’ammasso aperto M67 che si trova a circa 2.500 anni luce dalla Terra. Uno di questi pianeti orbita attorno a una stella che ha proprietà e caratteristiche chimiche praticamente identiche al sole. «Di solito gli addetti ai lavori battezzano i pianeti con il nome della stella cui viene aggiunta una “b”– racconta Brucalassi – ma viste le nostre origini i tre pianeti che abbiamo scoperto non potevamo non chiamarli “pianeti mugellani”. Ancora ricordo il commento di Pasquini quando mi chiamò dal sito a La Silla per darmi conferma della scoperta: “Ovvia bene! Dopo tortelli mugellani e galline mugellesi, ora abbiamo anche i pianeti mugellani». Battuta diventata di culto all’Eso.

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Origine e studi fiorentini anche per Paolo La Penna, fisico specializzato in ottica che ha lavorato a lungo anche sul progetto Virgo. Attualmente è impegnato nello straordinario progetto del telescopio che dovrebbe entrare in funzione nel 2024. Andrea Modigliani, fisico, pure lui fiorentino, è in un gruppo che sviluppa software di analisi automatica dei dati astronomici. Da 19 anni all’Eso ha lavorato su diversi strumenti, il prossimo è quello che studierà i pianeti e che verrà installato a Paranal.

Della “banda fiorentina” con radici all’Osservatorio di Arcetri fanno parte anche Domenico Bonaccini Calia, impegnato su ottiche adattive e stelle guida laser artificiali, e l’astrofisico Leonardo Testi. Fiorentina è anche Elena Zuffanelli, che lavora accanto al management su vari progetti. Ora è assistente di Alma, le radioantenne situate a 5.000 metri d’altezza nel deserto di Atacama, in Cile. Matteo Accardo, pure lui fiorentino, è un ingegnere che sviluppa, testa e installa strumentazione, sistemi ottici e criogenici che funzionano a temperature bassissime, meno 200 gradi circa.

Arrivano invece da altre province toscane l’astronoma livornese Elena Valenti, il lucchese-australiano Mark Casali responsabile degli strumenti installati sui telescopi e Gianluca Verzichelli, massese, ingegnere responsabile degli standard di qualità. Viene da Pistoia, infine, Stefano Stanghellini, ingegnere nucleare. Nei suoi 28 anni all’Eso si è occupato del telescopio VLT come responsabile della progettazione e realizzazione del sistema attivo di supporto dello specchio primario e della unità secondaria con il suo specchio di berillio, dei radiotelescopi del progetto Alma, e ora è il project manager per la parte meccanica della cupola girevole e della struttura del telescopio Elt. Per questo progetto collabora con il consorzio italiano che ne ha vinto l’appalto: il più grande contratto mai realizzato nella ingegneria dei telescopi terrestri.


 

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