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Milano, su arazzi e tappeti c’è l’arte del ‘900

MILANO. Cento opere tessili, fra arazzi e tappeti, unici e rari, realizzati dalle principali manifatture italiane in collaborazione con grandi artisti, mirano a far rivivere visivamente il fermento...

MILANO. Cento opere tessili, fra arazzi e tappeti, unici e rari, realizzati dalle principali manifatture italiane in collaborazione con grandi artisti, mirano a far rivivere visivamente il fermento creativo che ha pervaso l’arte tessile italiana nel corso del Novecento. Non mera riproduzione, l’opera tessile si mostra come un’interpretazione critica della pittura, un’originale rielaborazione di un’immagine attraverso il proprio linguaggio. È la mostra “Intrecci del Novecento” aperta ieri alla Triennale di Milano dove resterà fino all’8 ottobre a cura della Galleria Moshe Tabibnia.

Punto di partenza imprescindibile è l’importanza svolta dal Futurismo nel “rilancio” dell’arte tessile italiana nei primi anni del Novecento, per poi toccare gli eventi fondamentali che in Italia, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, hanno destato negli artisti l’interesse verso questa forma d’arte. L’esposizione vanta opere tessili realizzate dai futuristi italiani: dagli arazzi di Fortunato Depero ai tappeti di Giacomo Balla; alcuni degli arazzi realizzati dalla Scuola di arazzeria di Esino Lario, su disegni di Gianni Dova, Atanasio Soldati, Alfredo Chighine. E ancora, gli arazzi dell’arazzeria di Ugo Scassa, su disegni di Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Umberto Mastroianni, Renato Guttuso, Mario Sironi,
Renzo Piano. Gli arazzi e i tappeti creati da Elio Palmisano dai disegni di Oscar Kokoschka, Ugo Nespolo, Gillo Dorfles, e molti altri. Infine, uno sguardo alle principali protagoniste della Fiber Art a partire dagli anni Settanta, come Paola Besana, Paola Bonfante e Marialuisa Sponga.

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