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Gli straordinari pagati (in nero) 50 centesimi l'ora - L'inchiesta

GLI SFRUTTATI IN TOSCANA. Assunta in modo regolare in un forno a Viareggio, in busta le riconoscono la metà del tempo che lavora: per 80 ore extra pagato un forfait di 40 euro

VIAREGGIO. L’orario di fatto, fino a un paio di settimane fa, è stato dalle 8 alle 14. Oppure, il pomeriggio dalle 13,30 alle 20. Quello retribuito, in busta paga dalle 8,30 alle 11,30. Per tutti gli extra (da 72 a 80 euro il mese), un contentino di 40 euro, in media, fuori busta. In pratica, gli straordinari a 50 centesimi. La teoria del proprietario del forno in cui Maria Castellari lavora, però, è questa: la ragazza, 28 anni, una laurea triennale a Pisa in scienze erboristiche, deve essere «contenta» perché è assunta a tempo indeterminato con un part-time orizzontale. E di questi tempi, non se ne trovano tanti di datori di lavoro che ti assumono con la busta paga. Se poi, ti pagano per la metà del tempo, di versano la metà dei contributi e si aspettano che tu lavori (di fatto gratuitamente) il doppio dell’orario di assunzione è un dettaglio.

Per questo Maria da un paio di settimane ha deciso di attenersi all’orario di lavoro segnato in busta paga: ha riconsegnato le chiavi del negozio; si presenta alle 8,30, se ne va alle 11,30. E ha deciso di raccontare la sua storia a Il Tirreno che porta avanti una campagna contro il lavoro nero e a favore dei lavoratori “sfruttati”. «Sono una lavoratrice sfruttata - esordisce Maria - ma la società ci impone di sentirci “fortunati” solo perché abbiamo un posto di lavoro. Ho 28 anni e una laurea che, come per tanti altri italiani, non è servita a trovare lavoro nel mio settore di studio. Mi sono così arrangiata a fare diversi lavoretti occasionali, fino a quando, a novembre 2014, sono stata assunta in un forno del mercato di Viareggio per una sostituzione di maternità. Poi la sostituzione poi si è trasformata in un posto a tempo indeterminato a novembre 2015».

Secondo quanto dice la dipendente, le condizioni contrattuali non sono mai state rispettate: le tre ore giornaliere da commessa part- time orizzontale «come minimo, sono sempre state sei ore giornaliere; non ho diritto a prendere permessi, ma ,al massimo, a fare un cambio turno; nei mesi estivi e a dicembre, non ho il giorno libero e, oltre al ruolo di commessa, svolgo anche quello di operaia. I giorni di ferie effettivamente concessi sono dieci in tutto l'anno e da prendere possibilmente a maggio e a settembre, senza poter includere i fine settimana . Ovviamente, le ore in più non sono incluse nella busta paga che conteggia solo le tre ore previste da contratto e, non di rado, ferie e permessi mai effettuati. La retribuzione è l'unico elemento fedele alla busta paga: vengo pagata solo per la metà delle ore che svolgo e i contributi che ricevo sono quelli previsti dal contratto part - time».

La dipendente assicura di aver provato «in più occasioni a parlare con il mio titolare per far presente le mie ragioni: sono, però, sempre stata zittita. Il massimo che ho ottenuto sono stati 40 euro al mese fuori busta per tutti gli straordinari. Eppure il mio datore riconosce la serietà, serietà, disponibilità e responsabilità che ho dimostrato in questi anni». Ma non basta. Perciò ora la commessa si è stancata di «non essere adeguatamente ricompensata per il lavoro che ogni giorno svolgo. E da un paio di settimane mi attengo all’orario del contratto. Ma sono iniziati i rimproveri e la freddezza di comportamento».

***

SEGNALATECI I VOSTRI CASI: ECCO COME FARE

Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a

inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.

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