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Quella scritta nel cielo racconta un amore che non si può svelare

Lui ha 60 anni, lei qualcuno meno. Si erano persi di vista ma si sono ritrovati. Non possono rendere pubblica la loro relazione: «Ma sapremo aspettare»

Ecco. Guardate le foto di quello striscione che percorre il cielo della riviera apuana ma dimenticatevi gli innamoratini di Peynet che camminano affiancati e si tengono mano nella mano sulla panchina. Questo in questa storia non si può (ancora) fare. Dimenticate anche le dichiarazioni d’amore a effetto, come quella del rapper Fedez che ha donato il super brillocco a Chiara Ferragni durante il suo concerto e le ha chiesto la mano. Davanti ai fans in delirio prima, e sui social, dopo.

No, nemmeno questo è possibile. Almeno per il momento. Però ricordate bene, anzi per qualcuno sarebbe bello dire rispolverate, il significato della parola amore. Un amore che, dice il protagonista di questa storia di mezza (caldissima) estate apuana, «fa aprire la terra sotto i piedi, sparire il resto del mondo, vedere solo due occhi». Un amore che fa durare un caffè sei ore. Un caffè che si riprende insieme dopo una quindicina di anni.

Ecco cosa c’è dietro quello striscione a caratteri neri “Claudia te tu sei la meglio” che è comparso su un azzurrissimo cielo a Marina di Massa. C'è una storia davvero particolare. Un amore complicato, di quelli che non si possono ancora vivere alla luce del sole e nemmeno sulle panchine di Peynet. Una storia dove i protagonisti non sono due adolescenti alle prese con i primi batticuori e nemmeno una coppia che vuole sbandierare a tutto il mondo le prossime nozze. No, in questo amore non c’è nemmeno l’anello (per ora). Ma una vicenda tutta da raccontare, questo sì.

Succede che lui, l’uomo che nell’afoso pomeriggio apuano ha consegnato al piper decollato dall'aeroporto di Massa Cinquale, lo striscione e un pezzo del suo cuore, è un signore che ha superato la boa dei sessant’anni. La sua lei non è una ragazza. Lui ha alle spalle qualche storia importante, lei sta uscendo da una, con grande difficoltà.

Il loro amore nasce tanti anni fa, una quindicina almeno. Poi la vita li ha separati, ognuno ha preso la propria strada, è andato avanti, senza guardarsi più indietro. Tanto che cinque anni fa i due protagonisti si sono rincontrati, per caso. E non si sono guardati negli occhi. «Ci siamo salutati – racconta lui – ma nulla di più. Non ci siamo nemmeno scambiati il numero del telefonino. Ci eravamo fatti troppo male, o, più semplicemente avevamo paura perché l’amore, quello vero, a volte fa davvero paura».

E così un altro silenzio, di cinque anni. Fino alla primavera scorsa quando i due si rincontrano in una mattina qualunque. Durante un giro noioso di commissioni, uffici. Una mattinata normale. Se non per un piccolo particolare che in questa storia farà la differenza. «Quel giorno ci siamo guardati negli occhi – racconta lui – E siamo usciti a prendere un caffè. Quel caffè è durato sei ore. Quella volta la terra si è davvero aperta sotto i nostri piedi».

E da allora il loro amore è ripreso, come, anzi meglio di quando si era interrotto. «Perché abbiamo capito di essere noi, adesso non ci sono più dubbi». Certo le difficoltà rimangono perché questa storia non è (per il momento) una di quelle a lieto fine. Ma l’amore, quello sì, è di quelli che fa battere il cuore. Un amore che fa fare dei gesti da ragazzino a un uomo di più sessant’anni. Un sentimento che ha tutta l’intensità di un sentimento maturo ma proprio quella stessa gioia che fa sentire tutti ragazzi quando si ama davvero.

Ecco allora che il nostro protagonista va all'aeroporto del Cinquale sotto la canicola e affitta quel piccolo aereo per far spiccare il volo al suo

striscione e a un pezzo del suo cuore, quello che ora batte più forte. Uno striscione, il suo, con una frase semplice, da ragazzino, ma che per i protagonisti vuol dire tanto. «Vuol dire che ci siamo trovati, che siamo noi e che sapremo aspettare».

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