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Il Tirreno compie 140 anni: orgogliosi della nostra storia - L'editoriale

Il Tirreno compie 140 anni: orgogliosi della nostra storia - L'editoriale

Centoquaranta anni e non dimostrarli. Festeggiamo il nostro compleanno con orgoglio. Per noi del “Tirreno” è una giornata speciale

Una pagina ingiallita, formidabile macchina del tempo. Centoquaranta anni fa. Oggi. 29 aprile 1877. Un nuovo quotidiano della sera informa i livornesi di una guerra destabilizzante in corso tra due imperi. La Russia dello Zar e la Turchia del Sultano si combattono per l’egemonia nei Balcani e nel vicino Oriente. Accadeva ieri? O forse accade oggi. Centoquaranta anni e non dimostrarli. Festeggiamo il nostro compleanno con orgoglio. Per noi del “Tirreno” è una giornata speciale. A partire dalla prima pagina, questa che avete tra le mani. Consapevoli dell’imponente passato alle nostre spalle. Ambiziosi di affrontare le sfide del futuro in un mondo segnato dalla velocità dei cambiamenti, ma nel quale il peso della Storia riemerge con prepotenza quando meni te lo aspetti. Volgi lo sguardo in avanti e rimbalzi in pagine mai scritte per sempre in modo definitivo. Ti ritrovi nelle tensioni tra Oriente e Occidente come se due secoli fossero passati invano. Ti interroghi con ansia su Islam e Cristianesimo. Devi schierarti tra privilegi insopportabili e diseguaglianze mortificanti, ma la lotta di classe stavolta è combattuta dai ricchi contro i poveri. Un’eterna lotta tra diritto e arbitrio.

I 140 anni del Tirreno in 14 prime pagine Il primo numero del Telegrafo, il 29 aprile del 1877. Poi chiusure e rinascite, con la nuova testata del Tirreno. Le pagine raccontano i grandi fatti diventati storia: le due Guerre mondiali, l'avvento e la caduta del fascismo, la repubblica e le stragi di mafia, fino alle Torri Gemelle e all'elezione di Trump

“Il Tirreno” è l’erede diretto di quel giornale pubblicato nel pomeriggio del 29 aprile, una domenica di luna piena. “’Il Telegrafo’narrerà le battaglie, i fatti d’arme, le avvisaglie, i diavoletti e tutto quanto avvenga di clamoroso in questo povero trambasciato mondo” scriveva sul primo numero il suo fondatore Giuseppe Bandi, un maremmano di Gavorrano che aveva combattuto al fianco di Garibaldi nell’impresa dei Mille. Regnava ancora Vittorio Emanuele II e Pio IX da sette anni era Papa ma non più Re. Un democratico, Bandi, una sciabola coraggiosa e una penna altrettanto indomita, schierato dalla parte giusta in una Livorno e in una Toscana ancora frementi di nostalgie granducali. Fu assassinato da un anarchico 17 anni dopo, nel 1894, perché condannava “senza se e senza ma” — si direbbe oggi — la strategia degli attentati contro capi di Stato e teste coronate condotta dal movimento anarchico a cavallo dei due secoli. Non conquisti le edicole per 140 anni a caso. Il “genius loci” veglia generazione dopo generazione sulle pagine del giornale, anche nei momenti bui.

Come quando, Mussolini al potere, “Il Telegrafo” in mano alla famiglia Ciano diventa tra i giornali in Italia uno dei più organici alla dittatura fascista con Giovanni Ansaldo direttore. Sono tramontati regni, regimi e potenti di ogni risma; si sono fondati e disfatti partiti di ogni colore, ma questo quotidiano è sempre rimasto vicino ai suoi lettori nel raccontare la cronaca che si fa Storia. Così tocca a un altro sincero democratico, giornalista infaticabile, Athos Gastone Banti, rifondare il giornale compromesso con il fascismo. È il gennaio 1945, la guerra non è ancora finita, “Il Telegrafo” per la prima volta diventa “Il Tirreno” e volta pagina in una Livorno rasa al suolo dai bombardamenti, in una Toscana segnata dalle stragi nazifasciste.

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Si dice che i giornali abbiano un’anima. Ebbene quella del “Tirreno” non può prescindere dalle origini fuori dal comune della città che per prima ne ha ospitato la sede. Un’anima dunque meticcia, tollerante, cosmopolita, scanzonata, passionale; un’irripetibile chimica dei sentimenti e dei ragionamenti il cui distillato ha consentito al giornale di diventare la voce di tutte le comunità dell’altra Toscana, quella che si specchia sul mare, quella che si differenzia dalla forza evocatrice di Firenze. Dal punto di vista dell’editoria, una felice anomalia. «La storia di un giornale è sempre una storia di apertura, di coraggio, di innovazione. È sempre il risultato di un investimento sociale e culturale, di passioni e di qualità personali e collettive scrive il presidente Sergio Mattarella nel testo augurale per il 140° anniversario. Il messaggio del capo dello Stato compare sulla copertina del supplemento speciale allegato all’edizione odierna del “Tirreno”. “La nostra storia, le parole del futuro” è il titolo scelto per introdurre i lettori in un viaggio a ritroso nel passato recente per poi proiettarsi nel mondo che verrà; o che vorremmo che diventi. Gli ultimi trent’anni sono raccontati dalle grandi firme dei direttori che hanno guidato fin qui il giornale. Poi con il contributo di un gruppo di toscani eccellenti e di chi della Toscana ha fatto terra d’elezione, spaziamo dall’arte all’economia, dallo sport alle scienze, dalla moda alla cultura intessendo esperienze in una trama fitta di ricordi e di visioni. Il disegno di prima pagina — la nuvola delle parole, il cloud — coniuga dunque speranza e incertezza, integrazione e globalizzazione, serenità e sole. Ciascuno dei nostri interlocutori ha scelto una parola-chiave per raccontarsi e raccontarci.

Il Tirreno compie 140 anni, dentro al Centro stampa del giornale Passo dopo passo ecco come ogni giorno a Livorno si stampa Il Tirreno

Non conquisti le edicole per 140 anni a caso, lo ripeto. Perché la tradizione si difende quando si ha la capacità di rinnovarla restando in sintonia con la propria comunità. “Il Tirreno” oggi è un complesso e articolato sistema informativo multimediale, all’interno di uno dei più grandi gruppi editoriali in Europa. Ogni mattina si presenta nelle sue città in dieci edizioni di carta: Livorno, Cecina-Rosignano, Grosseto, Lucca, Massa Carrara, Piombino e Isola d’Elba, Pisa, Pontedera-Empoli, Pistoia-Prato-Montecatini Terme, Viareggio. Mentre sul web sono addirittura quattordici le homepage dedicate ai territori. Una capillarità tale da garantire un rapporto diretto con i lettori. L’informazione corre lungo tutto l’arco della giornata con un flusso costante sui social.

Una vastissima comunità di donne e uomini liberi, appassionati, curiosi, a volte critici con il loro giornale, come è giusto che sia quando si dialoga con qualcuno a cui si tiene. Di carta o digitale che sia, “Il Tirreno” è una festosa bandiera per i lettori che hanno l’orgoglio di sventolarla. E noi con loro. Per i prossimi anni.

#TIRRENO140

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