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La strage delle innocenti, ignorati i bracciali salva-vita

La strage delle innocenti, ignorati i bracciali salva-vita

Aumentano i femminicidi, ma in Italia i giudici non utilizzano i controlli elettronici a distanza

LIVORNO L’ultimo caso è di pochi giorni fa. In Lucchesia. Un uomo cerca di uccidere la moglie con le forbici. La figlia dodicenne chiama i carabinieri ed evita la tragedia. Ma l’arresto dura poche ore. L’uomo è già libero, nel paesino della moglie, maltrattata e denutrita. La può raggiungere e “finire il lavoro” quando vuole. È senza difese. La legge c’è, la protezione no. Dal 2013, lo Stato ha il diritto (e magari anche il dovere)di controllare i movimenti del marito violento con un “braccialetto elettronico”. E di assegnare alla moglie un dispositivo - una specie di cellulare - che lancia un allarme se il molestatore, pericoloso, si avvicina oltre il limite di sicurezza. Ma in Italia, i giudici il braccialetto elettronico per difendere le donne non lo usano. In quasi quattro anni, lo hanno assegnato una volta sola, pochi giorni fa, per la prima volta, anche se ne hanno 20 a disposizione. E sarebbe stato meglio che non lo avessero fatto: la distanza di sicurezza assegnata al marito già arrestato per violenza sulla moglie è di 250 metri. Un’inezia. Due balzi e l’aggressione è a portata di mano.

UNA SCIA DI SANGUE LUNGA QUASI 2000 DONNE

Poi ci si meraviglia che si ammazzano le donne, in Italia. O che si sfregino con l’acido. L’Istat rileva che negli ultimi dieci anni, i femminicidi siano stati 1740. In Toscana, le donne assassinate (per delitti riconducibili al genere) sarebbero un centinaio fra il 2006 e il 2016. Condizionale d’obbligo perché le rilevazioni, anche dei centri anti-violenza, rischiano di non essere precise. Quello che è certo, invece, è che per lo Stato la Toscana l’anno scorso è risultata la quinta regione (con 11 morti) nella classifica dei femminicidi, guidata dalla Lombardia con 20 delitti. Solo che la Lombardia ha anche una popolazione che è quasi tre volte quella della Toscana. Questo spiegherebbe perché in un anno, il 2016, appunto, malgrado le risorse scarsissime - e i fondi che da Roma (dalle Pari Opportunità) arrivino con il contagocce - sono stati aperte 4 nuove case rifugio. E così sono diventate 18. Spiega anche come mai le donne che si sono rivolte ai centri anti-violenza in Toscana, fra la metà del 2009 e la metà del 2016 siano quasi 16mila. Segnalazioni di violenza su segnalazioni di violenza, alle quali, però, non seguono quasi mai le denunce all’autorità giudiziaria.

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SOLO TRE SU 10 DENUNCIANO

La domanda è seria: perché le donne non denunciano le violenze? Il fenomeno in Toscana è evidente. Secondo l’VIII rapporto di violenza, meno del 30% delle donne che chiedono aiuto ai centri antiviolenza ha il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine. E anche quando lo fa, c’è quasi un 3% di donne che ritira la denuncia. Infatti, appena 3.379 donne (di quelle che hanno risposto alla domanda sulle denunce) hanno avviato un’azione giudiziaria contro il proprio aguzzino in Toscana.

BRACCIALETTO ELETTRONICO

La risposta non sta solo nell’incertezza dell’esito del processo. Il vero problema è che le donne non si sentono protette in tutto il periodo che passa dalla presentazione della denuncia a quando il (presunto) partner violento viene giudicato. Questa, del resto, è la ragione per la quale la deputata del Pd, Alessia Morani, nel 2013 ha presentato un emendamento alla legge sul femminicidio, per modificare il codice di procedura penale. E aumentare il livello di protezione delle donne. La sua iniziativa ha anche avuto successo, sulla carta: dal 2013, infatti, l’articolo 282 bis del codice di procedura penale prevede la possibilità per il giudice di adottare il braccialetto elettronico come misura di protezione delle donne e di controllo (a distanza) per gli uomini che siano stati allontanati da casa. Allora perché non si usano? «All’inizio - spiega Alessia Morani - si parlò della mancanza di mezzi tecnologici per attuare la nuova norma. Ma la tecnologia c’è: li usano da anni in altri Paesi. Il ministero dell’Interno li ha in dotazione da un anno e mezzo: mi chiedo perché non incentivi l’utilizzo, sapendo che i femminicidi non diminuiscono». E sapendo anche che questi dispositivi sono già pagati. Esiste una convenzione - prorogata fino a dicembre 2018 - fra Interno e Telecom che ha la tecnologia e la gestione delle centrali di controllo dei dispositivi elettronici. Nel pacchetto sono inclusi 2000 braccialetti elettronici, compresi 20 per gli stalker. «Oltretutto - insiste Alessia Morani - non avendo un poliziotto o un carabiniere per sorvegliare ogni donna maltrattata, questa misura sarebbe la più efficace per garantire la loro incolumità ed evitare che le minacce si trasformino in femminicidi».

ANNI DI SOLE PAROLE

Ma l’Interno non è interessato all’argomento. Non spiega perché non incentiva l’uso dei braccialetti. E questa non è una sorpresa. Basta pensare che la legge è del 2013 e il primo braccialetto anti-stalker è stato sperimentato a gennaio 2017. Del resto, nel 2015 Roberta Palmisano, direttore dell’ufficio Studi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria scriveva: «Per quanto riguarda l’uso del braccialetto elettronico (per gli stalker), considerato che la maggior parte dei dispositivi di cui si dispone attualmente probabilmente non sono adeguati e non consentono di seguire gli spostamenti di chi li indossa, non sono stati ancora concordati protocolli adeguati». La circostanza non è mai stata confermata dalla ditta che li ha prodotti. Ma tant’è: anche per approvare la commissione di inchiesta sul femminicidio sono passati più di tre anni dalla richiesta di Valeria Fedeli, ex vicepresidente dell’aula di Palazzo Madama, oggi ministro dell’Istruzione.

NIENTE DATI SUI RECIDIVI

La normalità in un Paese nel quale né forze dell’ordine né ministero dell’Interno hanno dati sui recidivi delle aggressioni. «Problemi di programmi e computer», si giustificano da Roma. E così in Italia non sappiamo quante donne uccise, aggredite o sfregiate con l’acido siano state vittime di uomini che già erano stati bloccati (anzi non bloccati) da ordinanze di allontamento da casa, divieto di avvicinamento alle ex compagne. Ammonimenti del questore. Forse i braccialetti avrebbero potuto fermarli. Ma non lo sapremo mai.

 

I NUMERI IN ITALIA

1.740 -  le donne uccise negli ultimi dieci anni

20 - le donne uccise in Lombardia (regione record per i femminicidi)

I NUMERI IN TOSCANA

11 - le donne uccise in Toscana nel 2016 (5° posto nella "classifica" dei femminicidi)

99 - i femminicidi tra il 2006 e il 2016

15.878 - le donne che si sono rivolte a centri antiviolenza tra luglio 2009 e giugno 2016

(fonte : VIII rapporto "Violenza di genere in Toscana" - Eures)

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