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I giochi che non ci sono più: ci emozionavamo con i playmobil ed eravamo felici - Video

Lapo Ferrarese: «Racconto la magia della Gig. E quegli spot fatti di musiche e narrazione»

Per almeno due decenni hanno dettato legge nel campo dei giocattoli per bambini e tutto questo grazie anche alla comunicazione pubblicitaria. Ora le campagne per la Linea Gig che produceva fra gli altri Fiammiferino, Playmobil, Micronauti, Trasformer e Brillantina Rimbalzina, finiscono in libro. Ne parliamo con uno degli autori, Lapo Ferrarese, figlio di Alberto, il fondatore dell'Agenzia Phasar.

Lei nel 1976 aveva 7 anni. Che ricordo ha di quel periodo e dell'universo Gig?

«Come tutti gli ex bambini della mia generazione, mi è rimasto un ricordo direi magico di quegli anni. A quell'epoca Linea Gig rappresentava davvero, ai nostri occhi, una sorta di paese delle meraviglie, una macchina perpetua sforna-giochi.

È quello che abbiamo voluto evidenziare sin dal titolo del libro».

Quali i personaggi che le piacevano di più o che meglio rispondevano al suo carattere?

«Sicuramente le linee a cui sono rimasto più affezionato sono state quelle dei primi Playmobil (Gig è stata la prima a importarli in Italia) e i meravigliosi Micronauti dell'americana Mego, due prodotti di alto livello qualitativo. Ammetto che dei Micronauti conservo una bella collezione».

La piccola azienda che ha fatto divertire generazioni di bambini Per almeno due decenni hanno dettato legge nel campo dei giocattoli per bambini e tutto questo grazie anche alla comunicazione pubblicitaria. Ora le campagne per la Linea Gig che produceva fra gli altri Fiammiferino, Playmobil, Micronauti, Trasformer e Brillantina Rimbalzina, finiscono in libro

Scrivere con suo padre e suo fratello il libro è stato un tuffo nel passato personale ma anche una ricognizione su un mondo che è cambiato in fretta e in maniera radicale...

«Questo libro è stato per tutti noi un vero e proprio ritorno al passato, un rivivere un mondo che ormai non esiste più: quello professionale di nostro padre, caratterizzato da molta meno tecnologia e molta più creatività, manualità e umanità; un mondo più ricco, non solo dal punto di vista economico, ma anche sul piano del maggior rispetto dei ruoli. E quello dell'infanzia, di noi bambini coi pomeriggi passati in compagnia dei cartoni animati giapponesi sulle prime Tv locali le partite a pallone in piazza e i giocattoli Gig».

Quale è stato il suo contributo specifico al libro. Vi confluiscono anche ricordi diretti suoi e di suoi fratello?

«Ognuno di noi ha fatto la sua parte: nostro padre ci raccontava i suoi ricordi, gli episodi più divertenti e gli aneddoti del suo lavoro mentre io e mio fratello ci siamo occupati della stesura dei testi, della ricerca e il confronto delle fonti, delle interviste agli ex dirigenti Gig ed ex collaboratori della Phasar, della visione degli spot. Si è trattato di un vero lavoro in team.

I nostri ricordi di bambini servono a completare la descrizione dell'atmosfera di quel periodo».

Quale attività svolge attualmente?

«Mi sono specializzato nella produzione di libri con stampa digitale, sono consulente per piccoli e medi editori italiani e ho fondato il marchio editoriale "Phasar Edizioni", uno "spin off" che è stato anche un tributo al nome della storica agenzia di mio padre, nella quale sono cresciuto.

Lei ha figli? Che giocattoli usano?

«Ho un figlio di 6 anni e mezzo. Nonostante abbia i suoi giocattoli moderni (tra tutti le action figure degli Avengers e dei Paw Patrol) da cui non si separa mai, anche lui ammira con stupore e meraviglia la mia collezione di Micronauti in bacheca. Non vede l'ora che gliene regali qualcuno».

Fondamentale era la costruzione del messaggio attorno alla musica. Che impressione le fanno oggi quei ritornelli?

«Quei jingle, quasi tutti inventati e realizzati da nostro padre (che in gioventù è stato musicista) ci sono rimasti dentro da sempre, fanno ormai parte del nostro vissuto. Il fatto che anche mio figlio e le mie nipoti ne siano ancora oggi affascinati e li canticchino dimostra quanto fossero orecchiabili ed efficaci nella veicolazione del messaggio promozionale».

Come è cambiato e sta cambiando il settore pubblicitario nell'ambito dei giocattoli? Pensa che sia "disumanizzato"?

«Credo che una volta ci fosse più creatività e più cura, oggi vedo molta più standardizzazione e velocità».

È vero che all'epoca molti confondevano la sigla Gig con il cartone animato Jeeg Robot?

«Sì. Complice la stessa pronuncia, noi bambini vedevamo come un tutt'uno i cartoni di Jeeg Robot e le pubblicità dei Micronauti targati Gig. Era come se fossero due facce della stessa realtà.

Nel libro spieghiamo sia come Gig approfittò furbescamente di questa similitudine, sia cosa significava l'acronimo Gig, sia perché i Micronauti fossero così simili al famoso Jeeg».

Scrivere questo libro per lei è stato anche un gioco?

«Da una parte è stata una faticaccia di quasi cinque anni, un lavoro realizzato spesso nei ritagli di tempo, tra lavoro, famiglia, impegni.

Dall'altra però è stato divertente lavorare insieme in famiglia e mettere su carta quel mondo che abbiamo vissuto».

 

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