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È toscano il luminare che ha inventato la manovra per "domare" le vertigini

Famosa in tutto il mondo, è stata inventata dal livornese Mauro Gufoni risolve un serio problema in tutto il mondo

LIVORNO. «Very important». Molto importante. La fotocopia dell’articolo viene appesa alla bacheca dell’università americana. «Non mi ricordo neppure quale, forse a New York». Lo studio è appena uscito su una rivista scientifica. Un medico con un pennarello nero ci scrive sopra per attirare l’attenzione di tutti. Nessuno se lo deve perdere. Spiega come risolvere uno dei problemi più fastidiosi in circolazione: le vertigini. È la seconda, forse la terza causa di accesso al pronto soccorso. Risolve il problema con una mossa. Una manovra. L’ha inventata un italiano. Un medico di Livorno. Si chiama Mauro Gufoni. A quasi venti anni di distanza, lavora ancora a Livorno, in ospedale, in otorinolaringoiatria. Mai pensato di lasciare la sanità pubblica, anche se è conosciuto in tutto il mondo.

FAMOSISSIMO SCONOSCIUTO

La sua manovra è famosa ovunque. Consente di curare una patologia dal nome complicato - canalolitiasi semicircolare laterale - che indica un problema comune: i sassolini di carbonato di calcio presenti nell’orecchio (i cristallini che comunicano al cervello i movimenti) finiscono in un canale laterale provocandoci vertigini, giramenti di testa, nausea, vomito, sudorazioni. Gufoni, di persona, lo conoscono in pochi, invece. «In effetti, mi invitano spesso ad andare in Cina, India, Corea, ma io preferisco accettare inviti a parlare vicino casa. Non mi piace girare per alberghi. La sera voglio dormire a casa. Il professor Nuti di Siena ha mostrato una mia foto a un congresso in Israele e tutti i presenti si sono stupiti. C’è perfino chi si meraviglia che io sia ancora vivo: qualcuno pensa che io sia un personaggio dell’Ottocento».

Il professor Mauro Gufoni e la sua famosa manovra contro le vertigini Il professore Mauro Gufoni è intervenuto nel salone del Tirreno a Livorno in un incontro pubblico. Con la nostra giornalista Ilaria Bonuccelli, ci mostra le sue famose mosse per far passare i giramenti di testa (video Salvini/Pentafoto) - L'ARTICOLO

LA SCUOLA TOSCANA

Invece, Gufoni è un medico di 64 anni. Fa parte della scuola toscana di vestibologia. Una delle più importanti del mondo. In Cina «fa impazzire l’idea che tanti esperti siano concentrati in meno di 100 chilometri, fra Livorno e Firenze». Ma è qui che in pochi decenni questa scienza ha compiuto progressi enormi. Grazie a scoperte recenti. Una delle più importanti, appunto, ha circa 30 anni. Si deve al medico fiorentico e mentore di Gufoni, il professor Paolo Pagnini «che mi ha insegnato tutto e mi ha trasmesso la passione per l’audiologia e la professione. Io mi sono laureato e specializzato a Pisa in otorinolaringoiatria, ma poi in vestibologia mi sono perfezionato a Firenze con Pagnini. E lì è cambiata la mia vita».

LA VERTIGINE ITALIANA

Siamo nel 1985. Gufoni è a Firenze, appunto. Sta finendo la specializzazione in audologia. «Già si parlava di manovre per curare le vertigini. Arrivavano dalla Francia. Le aveva portate in Italia un professore preparatissimo, Giorgio Guidetti. Ne aveva sentito parlare a un congresso. C’era la manovra di Semont, un fisioterapista francese: l’aveva ideata negli anni ’80 A lui arrivavano pazienti mandati da un otorino per eseguire esercizi di ginnastica riabilitativa contro le vertigini creati dai neurologi Brand e Daroff. Questo tecnico, però, si era reso conto che già dopo la prima seduta i pazienti stavano meglio. Quindi perfezionò un movimento della testa per riportare i cristallini nella giusta posizione, in modo che non provocassero più le vertigini». Nasce così la manovra “liberatoria”.

Solo che questa manovra viene utilizzata solo per i sassolini che finiscono nel “canale posteriore” dell’orecchio. I cristallini (otoliti) possono, in realtà, prendere altre due strade. Altri due canali. Lo scopre Pagnini nel 1985, certificando due casi di cristallini finiti nel canale laterale, causando una patologia assai più fastidiosa di quella causata dai cristallini che finiscono nel canale posteriore. «Fu una scoperta importantissima - insiste Gufoni - tanto che gli americani chiamano questa patologia “la vertigine italiana”. Ed è da questa scoperta di Pagnini che è disceso il mio lavoro. Senza, non avrei fatto nulla. Mi ricordo che poco dopo la specializzazione, quando già lavoravo a Livorno, mi capitò di imbattermi in un caso di cristallini nel canale laterale: registrai tutto, ma mi dimenticai il documento nel camice che finì in lavatrice. Perciò di quel caso, il terzo al mondo, non ne è rimasta traccia. Per colpa mia». Pagnini, comunque, fa in tempo a vederlo. Prima che un americano diagnostichi un altro “caso. Ma ormai la vertigine è italiana.

SERVE UNA SOLUZIONE

A quel punto si pone il tema di come risolvere il problema. Un fiorentino sperimenta una manovra: è un altro allievo di Pagnini. Nasce, così, la manovra di (Paolo) Vannucchi: «Si tiene il paziente per una notte sdraiato sul fianco opposto a quello dell’orecchio nel quale si sono spostati i cristallini, in modo da svuotare il canale e funziona», assicura Gufoni. Poi arriva la manovra di Lempert, un tedesco che incontra un certo successo. «Io ho provato a utilizzarla - ammette Gufoni - ma non ero molto bravo ad applicarla. Comportava movimenti acrobatici che non erano adatti a molti dei miei pazienti. Spesso la gente mi si incartava nel lenzuolino del lettino, come una caramella».

Così, il medico livornese si mette a studiare «a tavolino» un’alternativa. «Confesso che ogni tanto mia moglie mi sorprendeva davanti allo specchio in posizione strane. Succede anche oggi. Ho perfino tentato di causarmi volontariamente lo spostamento dei cristallini per capire come rimettermeli a posto. Non ci sono riuscito, ma la manovra l’ho sperimentata». La manovra per il canale laterale. A quel punto sono passati 13 anni dalla scoperta di Pagnini.

LA MANOVRA DEL 1998

È il 1998 quando Gufoni la pubblica. Alcuni colleghi romani la riprendono e la pubblicano su una rivista americana, dandogli il suo nome. «Io non l’avevo battezzata. Devo all’onestà intellettuale di questi miei colleghi, il fatto che mi sia stata attribuita. E poi agli americani che me l’hanno riconosciuta».

Magari anche al fatto che funziona. «La prima volta che l’ho sperimentata su un paziente non me la posso scordare. Era un signore di mezza età. Io lo avvertii che non potevo garantirgli che funzionasse. Quando l’ho visto che faceva salti subito dopo la manovra ho provato una soddisfazione indescrivibile». Come quando, Gufoni chiama il professore Pagnini per informarlo del tentativo: «Professore, avrei ideato una manovra liberatoria per il canale laterale». «Ah, bene». Un mese dopo, la teledonata di ritorno: «Maurino, preparati. Organizzo un convegno mondiale a Firenze. Gli altri presentano le loro manovre. Tu proporrai la tua». Così avviene. Subito il responsabile dell’audiologia di Los Angeles si avvicina, dopo la presentazione: pacca sulla spalla, al giovane medico italiano: “I’ll check it”. La proverò.

RICONOSCIMENTO UFFICIALE

Da allora non si è mai fermata. Per anni è stata utilizzata perché funzionava. Ma solo da una decina di anni è parte del patrimonio della comunità scientifica. «Ci sono voluti di nuovo gli americani. Studi, manovre placebo (per dimostrare che non funzionava su chi era sano). Il professor Kim in Corea pubblica gli studi sulla manovra di Gufoni e alla fine gli americani la riconoscono nella Rivista di Neurologia». È lo sdoganamento mondiale. Arrivano le tesi di laurea, l’inserimento nei programmi di studi all’università, i video tutorial su Youtube, le spiegazioni , gli articoli scientifici in turco, ebraico, nelle lingue più disparate. Ma soprattutto l’utilizzo in tutto il mondo. Gufoni a Livorno, coi pazienti dell’ospedale. «Faccio anche un po’ di libera professione, ma il minimo indispensabile. La mia lista in attività libero-professionale è più lunga della lista d’attesa pubblica». Ma quando licenzia un paziente, non scrive mai “eseguita manovra di Gufoni”. Scrive solo: «Eseguita manovra». È fatto così. «Una volta - confessa il medico livornese - ho incontrato anche Lempert a un congresso e mi sono fatto coraggio. “Sai io la tua manovra non sono in grado di farla. Ci ho provato ma non ci riesco”». La risposta fu fulminante: «Io invece la tua la faccio».

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