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Per due giorni Pistoia diventa la città delle donne

Summit sui modi di vivere “al femminile” e l’influenza su società e politica

Pistoia città delle donne. Sabato 4 e domenica 5 ottobre saranno loro ad occupare varie sedi della città per “Matri-Arkè” ,incontro sul destino e sul ruolo delle donne nella storia e nel mondo contemporaneo.

Due giorni in rosa. Una manifestazione in cui si parlerà al femminile non secondo stereotipi vetero femministi ma all’insegna delle ricerche antropologiche più attuali, della filosofia, dell’archeologia. Ospite d’onore Heide Goettner-Abendroth filosofa tedesca che da anni studia le società matriarcali arcaiche e moderne (nel 2005 è stata candidata al Nobel per la pace).

Non solo convegno. Non ci sarà soltanto il convegno - che avrà come protagoniste anche la medica svizzera Cècile Keller, Luciana Percovich, intellettuale attiva nel movimento delle donne dagli anni 70, e la psicoterapeuta Giulia Valerio – ma anche film e performance.

Due giornate che avranno un’anteprima venerdì 3 (ore 18) con una visita guidata al Museo Marino Marini. E chi meglio di Marini con le sue Pomone poteva dare il la al dibattito?

Il ventre, le grandi cosce, i seni e la posa maestosa e distaccata delle donne di bronzo dello scultore pistoiese suggeriscono la contemplazione di un archetipo, di qualcosa di grandioso e semplice nello stesso tempo, e le avvicina al mito della Grande Madre, come se fossero le sorelle più giovani e più grandi delle formose statuette preistoriche che gli archeologi hanno ritrovato un po’ dappertutto. Un mito che rimanda alla natura e alle donne come depositarie dei suoi segreti, capaci di garantire il passaggio della vita.

Le zie di Sofia. Ad organizzare il convegno di Pistoia – con la collaborazione di Uniser (il Polo Universitario di Pistoia) - sono “Le zie di Sofia” un gruppo di donne di varie età e provenienze che dal 2011 si riuniscono per leggere insieme alla libreria “Lo spazio di via dell’Ospizio”.

E dopo aver letto i libri della Yourcenar, di Tony Morrison e Alice Munro, fatalmente sono incappate in testi di antropologia e sono diventate sempre più curiose delle tesi della Abendroth e dell’archeologa e linguista lituana Marja Gimbutas che ha teorizzato un’origine matriarcale dell’antica Europa.

Pistoia città di genere. Una delle Zie di Sofia, Daniela Belliti, oggi è vicesindaco; nella sua qualità anche di assessore alle Pari Opportunità ha dato il via al progetto “Pistoia città di genere”, attivo contro la violenza di genere, contro l’omofobia e la trans fobia. Le suggestioni sono tante.

«Le Pomone - dicono le Zie di Sofia – per gli Etruschi e i Romani erano le ninfe dei boschi. E Pistoia è una città caratterizzata da tanti giardini che non si vedono perché sono nascosti da muri. Per noi è stata illuminante la lettura di “Ritratto in piedi” di Gianna Manzini che ci ha aperto lo sguardo su questa realtà. Pistoia con i suoi vivai ha da sempre una vocazione verso il mondo vegetale».

Si parla di matriarcato a proposito di società arcaiche preistoriche ma anche di molte comunità ancora esistenti, come i Mosu in Cina, i Nair del Kerala nell’India meridionale, o i Minangkabau di Sumatra.Ognuna con le proprie caratteristiche sono tutte esempi di società non gerarchiche, egualitarie e pacifiche.

Le società delle donne. E la grande domanda che si pongono le Zie di Sofia è: quale insegnamento potrebbero offrirci per rispondere alle crisi del sistema contemporaneo le società che le donne hanno saputo creare?

A coordinare i lavori sarà Michela Pereira, filosofa pistoiese, docente fino a qualche anno fa all’Università di Siena. Suo padre faceva parte del contingente dell’esercito brasiliano sbarcato a Livorno nel 1944 per combattere accanto agli americani.

A Siena la Pereira aveva creato il master “Studi di genere, pratiche didattiche e Pari Opportunità”.

«I ragazzi –dice - erano interessati allo stesso modo delle ragazze, ho trovato in loro una curiosità autentica, un’apertura che fa ben sperare».

Il nuovo femminismo. Ma quali sono le nuove idee femministe? «Intanto va detto che si torna a parlare di donne nei tempi difficili come questo. Come se il mondo chiedesse loro aiuto o l’indicazione di nuove strade da percorrere. Ed è proprio questa la novità. Negli anni 70 si cercava di affermare la differenza, come nell’Ottocento l’emancipazione, in ogni caso era un femminismo che rivendicava qualcosa ‘per le donne’. Oggi il discorso è diverso. Pensatrici come la Abendroth propongono un rovesciamento e un nuovo orientamento a partire dalla ridefinizione del matriarcato, non “dominio delle Madri” ma “all’inizio le madri”».

Principi matriarcali. « Lo scopo - prosegue la Pereira – oggi non è più soltanto essere riconosciute nella propria diversità nella vita privata, né l’affermazione delle donne nella vita pubblica, ma la proposta forte di improntare il vivere comune ai principi femminili e matriarcali. E quindi l’incontro con altre realtà come il movimento ecologista. Una presenza politica delle donne nella battaglia sui beni comuni, nella scuola, nella ricerca».

La domanda quindi è: se governate dalle donne le società funzionano meglio? «Le società matriarcali – dice la Pereira – non sono votate alla venerazione culturale della maternità, afferma ancora Goettner-Abendroth. Questo è soltanto uno stereotipo delle società patriarcali, frutto di una concezione della donna ridotta alla pura funzione generativa, spesso tra l’altro contro la propria volontà e indipendentemente dalle proprie capacità. Eppure è proprio la capacità di essere madri che rende le donne portatrici di valori diversi. Il fatto di portare dentro di sé un altro e poi darlo al mondo, riconoscendo che è qualcos’altro da sé, le rende capaci di organizzare società senza gerarchie né dominazioni, e senza far uso di giochi di guerra».

Più donne in politica. E l’aumento della presenza femminile in politica, come va letto? «La presenza femminile – è la conclusione – potrebbe

fare da lievito in campo politico, ma non è automatico che le quote rosa producano una trasformazione in senso femminile della vita pubblica. Spesso le donne che fanno politica sono imbevute di una cultura che non è altro che omologazione ai valori maschili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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