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La crisi incide anche sulle nascite: "persi" 62mila nuovi nati

Ricerca Censis-Ibsa: nel 2013 in Italia ci sono state 62mila nascite in meno. Più di metà degli italiani non conosce i problemi legati all'infertilità. Italiani divisi sull'eterologa

Dall'inizio della crisi l'Italia ha "perso" oltre 62mila nuovi nati l'anno, con i motivi economici che, almeno nella percezione degli italiani, sono la causa principale del fenomeno. La fotografia è della ricerca realizzata dal Censis e dalla fondazione Ibsa presentata mercoledì 1 ottobre a Roma. Secondo il rapporto "Diventare genitori oggi" si è passati dai quasi 577mila nuovi nati del 2008 ai poco più di 514mila del 2013, il valore più basso da quando si fanno le rilevazioni. "Tra gli italiani - spiega il documento - c'è una diffusa consapevolezza in merito al problema. Per l'83% la crisi rende più difficile la scelta di avere un figlio. E la percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni, cioè le persone che subiscono maggiormente l'impatto della crisi e allo stesso tempo sono maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione". L'indagine punta il dito anche sull'insufficienza delle politiche pubbliche a sostegno della famiglia. Il 61% degli italiani è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se migliorassero gli interventi pubblici. Sgravi fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%), il 67% segnala l'esigenza di potenziare gli asili nido, il 56% fa riferimento ad aiuti pubblici per sostenere i costi per l'educazione dei figli(rette scolastiche, servizi di mensa o di trasporto).

L'infertilità. Più di metà degli italiani non conosce i problemi legati all'infertilità, mentre per chi deve affrontare queste patologie la difficoltà principale è di tipo economico. Lo afferma il rapporto realizzato dal Censis e dalla Fondazione Ibsa presentato oggi a Roma. Dell'infertilità, si legge nel documento, il 45% degli italiani ammette di saperne poco e un ulteriore 15% afferma di non essere per nulla informato. Tra chi invece dichiara di conoscere il problema (il 40%), il 16% è stato coinvolto in maniera diretta, perchè il problema ha riguardato una persona vicina (9%) oppure direttamente lui o il partner (7%). Tra le cause, la più citata è quella più generica: lo stress (31%). Seguono quelle che riguardano le donne: problemi o anomalie strutturali (21%), problemi ormonali e ovulatori (15%). L'11% cita genericamente problemi che riguardano l'uomo e il 6% difetti del liquido seminale. Ma il 23% non è in grado di fornire nessuna risposta. "Le coppie con problemi di infertilità devono affrontare non poche difficoltà - spiega il documento - tra cui oggi sono ritenute prevalenti quelle economiche (67%), come per le coppie senza problemi che vogliono un figlio. Per l'80% del campione la crisi è un deterrente specifico anche per le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita".

Eterologa: favorevole il 40% degli italiani. La maggioranza degli italiani è favorevole alla fecondazione omologa, mentre sull'eterologa i giudizi si dividono. Secondo il rapporto la maggioranza degli italiani è favorevole alla inseminazione omologa in vivo (l'85% del totale) e alla fecondazione omologa in vitro (73%). Le opinioni si dividono però sulla inseminazione/fecondazione eterologa. "D'accordo con l'uso di gameti esterni alla coppia il 40% degli italiani (tra i cattolici praticanti la percentuale scende al 30% e sale al 65% tra i non credenti) - si legge -, il

35% è favorevole alla diagnosi pre-impianto (il 29% tra i cattolici praticanti). Solo il 14% concorda con la possibilità di ricorrere alla maternità surrogata (il cosiddetto "utero in affitto"). E appena il 9,5% è favorevole alla possibilità di scegliere in anticipo il sesso del nascituro".

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