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Dal faccendiere di Riina alle truffe sulle aste
I casalesi tra Firenze e Versilia: mappa dei beni confiscati

Un viaggio tra i beni confiscati alle mafie e censiti dall’Agenzia Nazionale per il Beni sequestrati e confiscati che si trovano in 24 Comuni della nostra regione

La storia dei beni confiscati in Toscana è legata al nome di Giovanni Falcone e all’inchiesta che trentuno anni fa portò al sequestro di una tenuta agricola a Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, appartenuta a Vittorio Piazza, un imprenditore legato ai boss Bernardo Provenzano e Totò Riina .

Oggi la struttura, nel frattempo confiscata e diventata il più grande bene sottratto alla criminalità organizzata nel Centro Italia, è oggetto di una diatriba tra l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, che vorrebbe metterla all’asta per una cifra tra i 20 e i 30 milioni di euro, e le associazioni antimafia .

Il problema resta come garantire un’efficace gestione di una proprietà estesa per oltre 700 ettari , costituita da 13 case coloniche, un fabbricato e una villa.

I beni distribuiti in 24 Comuni

La tenuta di Suvignano è uno dei 67 beni confiscati alle mafie in Toscana, censiti dall’ Agenzia Nazionale per il Beni sequestrati e confiscati (Anbsc) e distribuiti in maniera capillare in 24 Comuni su tutto il territorio regionale. Le province di Firenze e Pistoia appaiono decisamente tra le più colpite dal fenomeno. Una conferma arriva anche dai dati della Relazione del Ministero della Giustizia , presentata in Senato nel dicembre 2013 (), che registrano, sempre nel 2013, 8 nuove confische tra società, beni finanziari, veicoli e persino animali.

Uno dei casi più eclatanti riguarda Larciano (provincia di Pistoia), dove nel 2012 è emersa la notizia della maxi confisca di otto terreni e una palazzina , stesso comune dove proprio nel luglio 2014 ha debuttato il Festival dell’Impegno Civile .

MAPPA: Tutti i beni sequestrati alla mafia in Toscana

Recentissima la notizia della costituzione di un tavolo regionale permanente di coordinamento sui beni confiscati alla mafia che il 10 luglio, a Palazzo Strozzi Sacrati, ha riunito per la prima volta tutti i soggetti coinvolti: Comuni, Associazioni, prefetture, forze dell’ordine. In base ai dati dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, la Toscana è decima in Italia nella classifica delle regioni. Che si tratti di un problema diffuso e da affrontare tempestivamente lo dimostra anche l’esistenza di un apposito osservatorio regionale .



I capoluoghi di provincia sono particolarmente toccati dal fenomeno, con Massa in cima alla classifica (6 beni confiscati), Firenze (4), Prato e Arezzo (uno ciascuno). I dati sono estratti dal sito dell’Agenzia, e a questi se ne aggiungono due riportati dall’Osservatorio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana: si tratta di un’azienda di San Gimignano con terreno annesso. I beni confiscati sono stati assegnati nella gran parte ai relativi Comuni (28), ma anche a Guardia di Finanza (4), Carabinieri (3), Corpo forestale (1).

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La tenuta di Suvignano

Edilizia e turismo: i Casalesi tra Firenze e la Versilia

In Toscana, soprattutto a Firenze e in Versilia, la Direzione investigativa antimafia ha riscontrato la crescente presenza del clan dei Casalesi, “che ha intessuto rapporti di collaborazione economico-criminale anche con altre organizzazioni quali la cosca mafiosa Santapaola di Catania, come evidenziato da diversi filoni investigativi, anche recenti”. Edilizia e turismo sono i principali settori di riciclaggio del denaro sporco.

Indagini che sono sfociate in una raffica di arresti e sequestri dall’inizio dell’anno .



Le aziende oggetto di confisca sono 12, di cui otto ormai uscite o in uscita dalla gestione: una sola è stata venduta, mentre le altre sono state liquidate o sono in procedura fallimentare. Le altre quattro sono ancora nella disponibilità dell’agenzia e risultano nei settori del commercio, della ristorazione, dei servizi alle imprese e dell’agricoltura.

La truffa sulla vendita dei beni confiscati

Le traversie dei beni hanno poi fatto registrare proprio in Toscana un’appendice ulteriore: è in provincia di Massa che è finito sotto inchiesta il direttore dell’Ifir, società che gestisce le vendite giudiziarie. Secondo gli inquirenti, a seguito delle vendite dei beni, il ricavato sarebbe stato trattenuto dall’ormai ex direttore invece di essere versato nel Fondo unico di giustizia (il fondo dello Stato dove viene raccolto il ricavato delle vendite dei beni confiscati).


La presente inchiesta è stata realizzata dal network di datajournalism Dataninja.it. Del gruppo di lavoro fanno parte Alessio Cimarelli, Gianluca De Martino ed Andrea Nelson Mauro, con il supporto di Andrea Borruso. L’inchiesta è nata nell’ambito di “Confiscati Bene” ( www.confiscatibene.it ), progetto partecipativo per l’apertura dei dati sui beni confiscati avviato nel corso del Raduno 2014 di Spaghetti Open Data e oggi sviluppato da un gruppo di lavoro composto da Dataninja.it, Monithon.it e Twinbit.it. Tutti i contenuti pubblicati su www.confiscatibene.it sono rilasciati in Open Data con licenza CC-by 4.0 International, quindi liberamente riutilizzabili per qualsiasi uso. Le fonti dei dati utilizzate sono: Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), Relazione ANBSC 2012, Relazione del Ministero della Giustizia (4 dicembre 2013), Relazione Roberto Garofoli "Per una moderna politica antimafia" (23 gennaio 2014), Relazione sulle prospettive di riforma dei sistema di gestione dei Beni confiscati (Commissione Antimafia, 10 Aprile 2014), Relazione sul semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea e sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea (Commissione Antimafia,

18 giugno 2014), “Mafie al Nord”, relazione dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano (luglio 2014). Per segnalazioni è possibile scrivere all’indirizzo info@confiscatibene.it .

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