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Bitcoin, il primo bancomat Una moneta con due facce

Il denaro virtuale si preleva allo sportello Atm bancomat di Pisa come i contanti Così le transazioni costano zero. Ma il Nobel Shiller avverte: «È una bolla»

La valuta digitale che ha diviso il mondo economico in entusiasti e catastrofisti approda anche in Toscana. Già dal 25 giugno è possibile acquistare i bitcoins a Pisa all’interno del negozio di elettronica Computer Shop.

I soldi si prelevano al bancomat, il Distributore Lamassu, e si spendono nei 19 esercizi commerciali toscani che li accettano, oppure possono essere utilizzati per acquisti o donazioni online.

Lo sportello Atm. «Per possedere bitcoins, bisogna avere un indirizzo, cioè un codice alfanumerico che ha la stessa funzione dell’iban bancario - precisa Fausto Soriani, il sistemista dell’Università di Pisa che ha installato il distributore - e gli indirizzi si possono generare scaricando un programma per il computer o un’applicazione per lo smartphone. Sul distributore c’è una telecamerina che legge il codice: basta mostrarlo direttamente dallo schermo del cellulare o da un foglio stampato. Una volta inseriti gli euro il distributore accredita in automatico il corrispondente in bitcoins. Chi ha uno smartphone può seguire la transazione in tempo reale, chi non ce l’ha, purtroppo, potrà controllare solo una volta tornato a casa».

I “bitcoiners” toscani. Sicuramente con i soldi virtuali non si può ancora fare la spesa, ma i 19 esercizi commerciali che accettano la moneta offrono un curioso panorama: si va dalle ante scorrevoli di Massa all’agenzia immobiliare di Pisa, fino alla scuola di ballo di Prato. Gli informatici, però, sono in maggioranza: da Empoli a Fornacette, da Firenze a Grosseto. Le transazioni si contano sulla punta delle dita. Chi permette il pagamento in bitcoins cerca soprattutto un ritorno pubblicitario «che finora non c’è stato», come ammette candidamente la titolare dell’azienda massese. Ma c’è anche chi ci crede davvero. È il caso del programmatore empolese, che valuta positivamente «le potenzialità di decentralizzazione, dovute all’assenza di un legame con le banche centrali».

Come funziona. Per capire la tecnologia bisogna anzitutto distinguere tra le monete virtuali - i bitcoins - e la rete in cui viaggiano - Bitcoin - che è la vera innovazione di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo della persona - o del collettivo - che ha creato il software.

Nella rete nessuno può decidere se abbassare o alzare il valore della moneta, che dipende esclusivamente da quanto è richiesta. Il vero centro di Bitcoin è il “blockchain”: il registro online pubblico e immodificabile che censisce le transazioni.

Guardare per la prima volta il blockchain è come entrare in una stanza dove centinaia di persone combattono per creare i tasselli di un puzzle. Le regole del gioco sono chiare: in nessun modo si possono modificare o eliminare i tasselli precedenti, anzi, ogni pezzo deve essere generato in modo da incastrarsi con quello che viene prima.

Nel gioco di Bitcoin i combattenti si chiamano “miners” (letteralmente minatori). Sono connessi 24 ore su 24 alla rete, per generare i complicati codici-tasselli della catena-puzzle, dietro compenso di 25 bitcoins per ognuno. Ogni pezzo è la conferma di un’avvenuta transazione, che a quel punto, diviene immodificabile (a meno che non venga eliminato l’intero registro).

Per partecipare al gioco e possedere bitcoins è necessario scegliere un portafogli, un tipo di “conto” Bitcoin, che può essere ospitato su un server web, su un programma per computer o su un’applicazione per smartphone. Da lì si possono generare gli indirizzi a cui è possibile ricevere o spedire le valute virtuali.

I pro. Grazie a Bitcoin i migranti potrebbero trasferire i soldi nei paesi d’origine a costo zero - o dietro pagamento di commissioni irrisorie - e i quotidiani potrebbero vendere i loro contenuti al dettaglio: sarebbe possibile comprare anche un solo articolo online per pochi centesimi. O anche meno: la moneta virtuale, infatti, è divisibile fino all’ottava cifra decimale.

I contro. Non ci sono assicurazioni sui depositi: chi perde un hard disk con dentro i suoi bitcoins, perde tutto. Secondo il premio Nobel Robert Shiller quella di Bitcoin è una bolla speculativa che avrebbe attratto nuovi investitori sull’onda dell’entusiasmo, generando così un incremento di prezzo pazzesco. Come tutte le bolle, però, sarebbe destinata ad esplodere con un’improvvisa caduta dei prezzi. L’oscillazione del valore della moneta è ciò che preoccupa di più gli scettici.

L’unità di informazione finanziaria di Bankitalia ha messo Bitcoin sotto la lente di ingrandimento perché ci sarebbe un potenziale «rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo». La Bitcoin Italia Foundation ha ricordato, di contro, che «ogni transazione (lecita o illecita) rimane visionabile a costo zero e per sempre» sul blockchain.

Futuro nebuloso. In Bitcoin convivono l’innovazione rivoluzionaria e la possibilità di una bolla speculativa senza precedenti. In passato è stato utilizzato per le donazioni a Wikileaks - quando Visa e Mastercard hanno bloccato le operazioni verso il sito di Assange - o per pagare la droga ordinata su

Silk Road, il magazzino virtuale del deep web chiuso dall’FBI dopo l’arresto di Dread Pirate Roberts, vertice del traffico illecito.

Bitcoin, per il momento, è soprattutto una scommessa: nessuno può predire il suo futuro con certezza. È una selva di possibilità, diffidate degli indovini.

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