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La vita in musica di Giulio Cesare Ricci

Una mostra al Museo Piaggio celebra il fondatore della Fonè la casa di produzione che ha realizzato 470 tra vinili e digitali

PONTEDERA. La storia della registrazione musicale in una mostra che sarà aperta fino a domenica 8 settembre. È “L’uomo del suono”, l’omaggio a Giulio Cesare Ricci e alla sua passione per la musica, che lo ha portato alla produzione di 470 dischi, nella maggior parte dei casi in vinile, attraverso la Fonè, la casa discografica che il livornese ha fondato quando aveva 25 anni. L’esposizione è stata inaugurata ieri al Museo Piaggio e comprende tutte le pubblicazioni di Ricci, ma anche le apparecchiature che utilizza per il suo lavoro e alcuni cimeli di grande impatto e importanza, come i quattro microfoni Neuman U47, usati dai Beatles per registrare la voce di moltissime loro storiche canzoni.

«Per acquistarli chiesi un prestito in banca», ricorda l’attuale presidente dell’istituo musicale Mascagni di Livorno. Fu una scommessa che alla lunga Ricci ha vinto puntando sulla qualità e sugli appassionati di musica come lui. «Ho sempre saputo che ce la dovevo fare con i miei mezzi e che il mio Paese non mi avrebbe aiutato in nessuna maniera - spiega - a differenza di molti miei colleghi stranieri che sono sempre stati sostenuti nel loro lavoro. Ma non me ne sono mai curato. Ho sempre privilegiato il rapporto col pubblico e la voglia di puntare sulla massima qualità della mia attività». Ciò significa scegliere con attenzione le produzioni da realizzare, ma soprattutto utilizzare le migliori strumentazioni, specie per quanto riguarda l’analogico, il grande amore di Ricci. Le stesse strumentazioni che sono esposte al Museo Piaggio in questi giorni.

La mostra, infatti, contiene anche gli Studer C37 e j37, registratori a nastro usati per il disco Abbey Road dei Beatles e che Ricci ha usato per tanti anni. «Poi, però, è diventato problematico trovare i pezzi di ricambio - racconta - e ho cominciato a usare gli Ampex, che i Rolling Stones hanno utilizzato per numerose loro incisioni». E poi il tornio per le lacche con le quali ottenere i vinili. E il convertitore Sony per creare i cd, perché Giulio Cesare Ricci ha abbracciato anche il filone digitale, puntando comunque sempre a prodotti ad alta risoluzione.

«Ho fondato la Fonè nel 1983, l’anno in cui nascevano i cd - dice - ma io ho sempre lavorato per creare vinili». E che produzioni: dalla musica classica di concerti dal vivo, passando per vent’anni di discografia del maestro Claudio Abbado, ma anche con dischi di Renzo Arbore.

«La musica, specie quella di qualità - sottolinea - è il mio grande amore. L’ho coltivata fin da quando ero bambino. Quando ero piccolo,

quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo che volevo fare dischi. Ecco, questo credo sia la spiegazione più chiara di quello che ha significato la mia vita nel mondo della musica. E la dice lunga su quali siano le mie ambizioni per il futuro».

Andreas Quirici

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