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Due ferite nel cuore e nella mente dell’atleta ai blocchi di partenza

"Nel 1992 mio padre uccise mio fratello nella neve. Nel 2007 ho perso Caterina per sempre".

Due ferite non da poco nel cuore e nella mente del protagonista, che parla in prima persona, del romanzo "Nel vento" di Emiliano Gucci (Feltrinelli, pagg. 131, euro 12).

Due ferite che sanguinano e lo tormentano anche sui blocchi di partenza della gara dei cento metri. Perché è un corridore, uno che fa atletica leggera, più per fuggire dal passato che per vero sentire sportivo. "A volte mi sembra di correre per tornare indietro nel tempo". E' uno che vorrebbe vincere, "dopo un'intera vita al secondo posto".

E' un "via" lungo, lento, esasperante, caratterizzato da false partenze, gli avversari considerati in base al numero assegnato. E ciò gli consente di rivivere il passato, di farsi male ancora una volta. E la ferita è lì, aperta, e non c'è verso di suturarla, dal momento che il passato - al di là dei nostri sogni, della nostra volontà - non può essere cambiato. Suo padre ha ucciso suo fratello ("Lo vidi sbarrare gli occhi e precipitare all'indietro, poi non lo vidi più") e la bella moglie, dopo avergli dato un figlio, se n'è andata, preferendogli un ebreo .

La situazione, scelta da Gucci per raccontare, non è nuova. Ma gli si perdona, dal momento che riesce a farla sua attraverso sequenze brevi, cinematografiche.

La scrittura è pulita, anche troppo.

Emiliano Gucci, fiorentino del 1975, ha un'altra storia da raccontare: quella di uno che arriva a farsi pubblicare dalla casa editrice (Feltrinelli), per cui ha fatto il commesso in una sua libreria, a Firenze.

Riccardo Cardellicchio

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