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Vinitaly, vetrina show: i produttori che fanno innovazione

Il Tirreno ha incontrato i protagonisti toscani della fiera di Verona

VERONA. Come sta cambiando il vino? Quali sono le strategie che le aziende hanno scelto per rispondere ai problemi del mercato e al cambiamento del gusto? Al Vinitaly 2013 sono molti i vini "nuovi". Nuovi perché il mercato interno è fermo, tira solo l'export (più 6,7% rispetto all'anno scorso, con destinazioni principali Usa e Germania), e nuovi perché i consumatori chiedono prodotti più leggeri, da consumare non solo a tutto pasto, ma anche all'aperitivo o in una serata con gli amici.

Le aziende toscane sono in prima fila nell'innovazione. Così troviamo chi ha scelto la strada del brut con metodo champenoise, chi va a cercare vitigni mai piantati nella nostra regione, chi sfrutta l'occasione data dalle nuove denominazioni d'origine, è il caso della recentissima Doc Maremma, per affiancare alle proprie bottiglie regine vini di buona qualità, ma anche di minor costo.
 

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VIDEO I protagonisti toscani del Vinitaly 2013

Molta vitalità ha il fronte dei bianchi, vini freschi e quasi sempre senza passaggi in barriques, proprio perché il mercato chiede prodotti a prezzo contenuto e dal consumo più facile. E in quest'ottica in Toscana trova sempre più terreno fertile il Vermentino, vitigno sposato dalle principali aziende, soprattutto quelle sulla costa o nelle vicinanze. Oggi Il Tirreno andrà a scoprire i produttori che fanno innovazione, le curiosità, le strategie per il mercato interno e i protagonisti che credono ancora nel mondo del vino.

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Piccole isole crescono. L'unione fa la forza. Lo hanno pensato, e messo in pratica, tredici aziende che operano su alcune piccole isole italiane. L'idea è promuovere insieme i vini DOC e Docg prodotti con agricoltura quasi eroica, in piccoli spazi, ma con grande qualità. Per la Toscana le aziende vengono dall'isola d'Elba, dal Giglio e da Capraia. "Non avendo consorzi in grado di fare massa critica - ci dice Lorenzo Signorini (nella foto), dell'azienda Cecilia, di Marina di Campo - abbiamo fatto questa scelta. Noi puntiamo su un Sirah molto strutturato e su bianchi leggeri e di prezzo interessante, vermentino e ansonica". Le altre isole coinvolte sono Ischia, Ponza, Pantelleria e San Pietro.

vinnLe vinacce? Non si buttano più via. Perché buttare via le vinacce dopo la macerazione? Si possono usare ancora, estraendo fino all'ultimo profumo, colore, sapore. L'idea è venuta a Claudio Gori, enologo di Vitolini, insieme alla professoressa Giovanna Fia, dell'università di Firenze (nella foto). La sperimentazione è partita nell'azienda Brancatelli di Riotorto, su un syrah, ma adesso andrà avanti con il Brunello da Montalcino. "Dopo la macerazione - spiega Claudio Gori - le vinacce di solito vengono gettate. Noi, grazie ad un procedimento a base di ghiaccio secco, le usiamo ancora per 48 ore, estraendo tannini dolci e colore. Così i vini vengono più intensi, di maggiore qualità. Con il consorzio del Brunello faremo delle prove sul sangiovese, mi aspetto grandi risultati".

mmmmMorellino, pronti a riaprire. Il Morellino di Scansano è "chiuso" dal 2000, nessuno può più impiantare vitigni. Ma adesso la crisi, ma anche la crescente richiesta del marchio da parte della grande distribuzione, sta spingendo i produttori a valutare l'ipotesi di una riapertura, sia pur condizionata. "Vediamo in che modo si farà - spiega Benedetto Grechi, della coop Vignaioli del Morellino -. Chiaramente i termini dovranno essere ben valutati, ma non siamo certo contrari". Al momento il Morellino si produce su circa 1500 ettari con oltre 400 aziende. "A mio avviso - dice ancora Grechi - ci sono spazi importanti, soprattutto sul mercato estero. Quello interno è saturo, soprattutto per quello a prezzo più basso".

botttLa forza del...nome. Il nome è importante, l'azienda è storica, ma piccola. Così Alberto Bocelli (nella foto), fratello di Andrea, architetto con la passione del vino, ha rilanciato l'azienda di Lajatico che fu del padre Sandro, stringendo due alleanze importanti, nella zona di Valdobbiadene e in Maremma. "La mia è azienda è storica e produce di tutto. Da tempo ci siamo dedicati al vino, ma non riusciamo a fare più di trentamila bottiglie.

Così abbiamo pensato di sfruttare il nome Bocelli per aggredire il mercato degli Usa. E per farlo ci siamo alleati con Paolo Trevisò per il Prosecco e con la Cantina del Morellino per il sangiovese. Adesso a marchio Bocelli esportiamo negli Stati Uniti oltre 400mila bottiglie".

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