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Con gli occhi neri e quel suo look mediorientale

Matteo Reza Azchirvani protagonista in “K2” Un nonno iraniano e tanti ruoli da arabo

di Luciano Donzella

Domani sera lo vedremo nei panni di Amir Mahdi, lo sherpa che accompagnò Walter Bonatti sul K2. Ma in passato è già stato la guida afghana dei carabinieri di “Nassiriya”, e uno dei terroristi islamici che cercano di ingannare Checco Zalone in “Che bella giornata”. E in altri cento ruoli da arabo, buono o (più spesso) cattivo. E dire che lui, Matteo Reza Azchirvani, è livornese, e il tratto levantino gli è stato trasmesso dal padre, ufficiale di Marina figlio a sua volta di un iraniano che nel lontano 1935 si trasferì a Livorno.

«Per dirla tutta – racconta Matteo – sono nato a Novara, ma sono cresciuto a Livorno e sono e mi sento livornese “di scoglio”. Amo il mare e la nostra costa, e anche se vivo a Berlino qui vengo ogni volta che posso per trovare i miei genitori, ma anche perché credo che questo sia uno dei pochi posti dove si può ancora vivere decentemente in Italia».

Il nonno di Matteo arrivò in Toscana nel 1935, e qui nacque il padre, che tornò poi per qualche anno in Iran, salvo in seguito frequentare l’Accademia navale labronica e stabilirsi definitivamente a Livorno. Da dove Matteo, che oggi ha 40 anni, non appena finiti gli studi fece rotta per Milano, per seguire la sua grande passione per lo spettacolo.

«Più che altro – spiega – ho sempre cercato di essere “altro” da me, il teatro è stato ed è uno dei migliori mezzi per raggiungere questo obiettivo. A Milano ho superato i provini alla scuola del Piccolo di Strehler e per due anni ho avuto la possibilità di studiare con il grande regista».

A Milano Matteo lavora con importanti registi (Stéphane Braunschweig, Emil Hrvatin, Lamberto Puggelli, Angelo Longoni)e dopo essersi diplomato nel 1999, si trasferisce a Roma e nel 2001 entra a far parte della Compagnia dei giovani del Teatro Eliseo. Dopo diversi anni di tornée in compagnia, la scelta di trasferirsi a Berlino, poco più di un anno fa: «Volevo vivere in un Paese che non fosse allo sbando, ho scelto una città che conoscevo bene, nutriente dal punto di vista artistico. Chi fa questo mestiere qui ha la massima considerazione, e anche un sacco di benefit. Poi è un bel posto dove vivere, uno dei migliori in Europa in questo periodo. Offre più possibilità di lavoro, ma soprattutto più occasioni di scambio artistico».

C’è una data che ha cambiato la vita di Matteo: l’ 11 settembre del 2001. Un dramma di portata biblica. Che una piccola conseguenza positiva l’ha avuta: si iniziano a girare decine di film al cinema e in tv sugli arabi. E lui, Matteo Reza Azchirvani, con “quella faccia un po’ così” unita alle sue capacità di attore, comincia a lavorare senza sosta.

«Il primo film – racconta – è stato la ricostruzione di un indagine in Afghanistan, e io diventai afghano. Il bello è che negli anni ho interpretato personaggi di terre e lingue diversissime: arabi sì, ma anche afghani, iracheni, nepalesi... Per la miniserie sul K2 ho ecitato in urdu, salvo poi dovermi doppiare in italiano».

E il bello è che Matteo parla italiano con dizione perfetta, ma quando recita o si doppia deve ricorrere a un italiano sporcato da un forte accento arabo, come in “Che bella giornata” con Checco Zalone. Il 16 maggio uscirà il suo ultimo film, “Ameriqua” di Bob Kennedy terzo. Qui finalmente Matteo sarà un napoletano. Naturalmente di origini macedoni. E l’esperienza di K2?

«Bella e pazzesca – spiega – abbiamo girato in Tirolo, vicino a Innsbruck; ogni giorno prendevamo un’ infinità di funivie per salire a 3500 metri, fra l’altro vestiti anni ’50 o da sherpa in mezzo alla gente incuriosita, poi camminavamo per due chilometri, e restavamo tutto il giorno nella neve. Che doveva essere sempre fresca,m per cui spesso non potevamo fare che un solo ciak. Due mesi

di grande freddo e grande fatica, che ha azzerato qualunque protagonismo: le difficoltà ci hanno uniti, hanno creato un gruppo affiatato, e credo il risultato si veda. Il resto lo ha fatto il regista Robert Dornhelm, che ci ha dato tanto: un grande».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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